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Trento
05 agosto | 16:04

"Trent'anni fa il ghiacciaio era 'vigoroso', in rifugio non c'era Wi-fi e le prenotazioni arrivavano via lettera: 'oggi' invece sempre più pretese e io mi sento fuori tempo"

Ci sono cose cambiano ed altre che non cambiano affatto. Mentre il gestore del Pradidali dopo 30 anni si arrampica ancora come un tempo sulle rocce alla ricerca d'acqua, tutto il resto sembra essere spaventosamente mutato, fra escursionisti che pretendono sempre di più, tecnologia e un ghiacciaio che sta inesorabilmente scomparendo: "Mi chiamano 'gestore storico' ma io mi sento fuori tempo"

Trent'anni fa il ghiacciaio era 'vigoroso', in rifugio non c'era Wi-fi e le prenotazioni arrivavano via lettera

TONADICO. Fra le mura del rifugio Pradidali, che sorge a quota 2.278 metri nel cuore delle Pale di San Martino, c'è voglia di riflettere e di guardare (non senza nostalgia) ad un passato del quale resta ormai poco o nulla. Ad osservare ciò che è stato pensando anche all'oggi è il rifugista Duilio Boninsegna, con alle spalle oltre 30 anni di esperienza sulle terre alte, che gli hanno insegnato non soltanto come e quanto la 'natura' possa mutare ma anche come la frequentazione e l'approccio alle terre alte da parte degli escursionisti siano (purtroppo) cambiati

 

"Quando quasi 30 anni fa la sezione di Treviso del Cai mi chiese se volessi assumere la gestione del "mitico" rifugio Pradidali ero una giovane guida alpina agile e allenata. Cercando le vene d'acqua per alimentare il rifugio, saltavo e arrampicavo come un camoscio tra pareti e i canali ghiaiosi e franosi da dove uscivano le vene d'acqua dell'ancor vigoroso ghiacciaio della Fradusta", esordisce Boninsegna.

 

"Correvo su e giù per spostare, sfiatare, disotturare, tagliare e unire i 3 chilometri di tubi - ricorda -. Al rifugio niente tv e niente radio: l'unico collegamento con il mondo era il già allora vecchio telefono fisso. Qualche amico ogni tanto portava i giornali locali e si faceva festa, le prenotazioni degli ospiti arrivavano, oltre che per telefono, anche per lettera e da parte dei tedeschi con le vecchie cartoline postali".

 

Insomma, quello raccontato e ricordato dal rifugista parrebbe essere un mondo del quale non esiste ormai più nulla: "Ora dopo tanti anni, ci dicono che siamo dei gestori 'storici' per non dire 'vecchi', al rifugio per merito dei satelliti, quando non è brutto tempo, arriva internet, le notizie di cronaca arrivano in tempo reale, i social la fanno da padrone, c'è il pos, dobbiamo passare ore al computer a rispondere alle mail per dare info sui sentieri e le prenotazioni".

 

Come sottolinea Boninsegna, ma nel tempo non è stato il solo a farlo notare, "la frequentazione è molto cambiata. Ogni tanto la sera, soprattutto verso settembre ci sono ancora i cori degli attempati tedeschi che cantano intonati "Heilige Berge", ma ormai gli ospiti vengono da tutto il mondo: America, Corea, Cina, Australia e molti altri Paesi. Non si parla più tedesco ma inglese, anche i tedeschi si sono adattati. Tutto è cambiato o sta cambiando, la doccia è ormai la normalità, la condivisione delle camere è sempre più mal sopportata, il Cai si inventa la piattaforma per le prenotazioni online e capita che perfino i suoi soci ci chiedono la doppia con bagno".

 

E conclude: "Forse siamo noi ormai fuori tempo, ma l'acqua la dobbiamo ancora andare a prendere in alto dalle vene dell'ormai quasi sparito ghiacciaio della Fradusta, e io, 30 anni dopo, un pochino meno camoscio ma sempre con una buona agilità, devo ancora correre, saltare e arrampicare tra canalini friabili e paretine di quarto grado per sfiatare, tagliare e giuntare gli stessi tubi di 30 anni fa, tutto cambia ma niente cambia nei fondamentali".

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