Sulla inaccessibile Via Italo-polacca del Burèl. (FOTO), tra rocce friabili, passaggi al V° grado (mai più superati in 40 anni) trovati i chiodi della prima ascensione
E' stata una delle sfide alpinistiche più complicate e contese della storia delle Dolomiti e il soccorso alpino di Belluno è tornato su quelle cengie che furono superate per la prima volta nel '67 da due alpinisti italiani (Giorgio Garna e Gianni Gianeselli) e sette alpinisti polacchi con tante polemiche al seguito. Poi tocco a Messner, Renzler, la prima invernale di Miotto e Bee, Kiene-Kullmann e la prima solitaria dello stesso Bee nel ‘79. Da quel momento nessuno è più riuscito a superarla. Il soccorso alpino ha compiuto una difficilissima esercitazione proprio in quei luoghi

BELLUNO. La cosiddetta Via Italo-polacca o Via Centrale, per la dirittura dell’enorme diedro, situato nel mezzo della parete che caratterizza i 1480 metri di baratro divisi a metà da una stretta cengia, fu scalata per la prima volta da una cordata formata da due alpinisti italiani (Giorgio Garna e Gianni Gianeselli) e sette alpinisti polacchi, tra il 15 agosto e il 25 agosto del 1967. L’ascensione fu epica, celebrata e fece storia, seppur non priva di uno strascico polemico in merito alla conquista della parte alta della parete, dovuto ad un malinteso nel gruppo dei polacchi. Piero Rossi, che fu tra i promotori dell’assalto alla grande parete nel binomio italiano-polacco, in un’ottica d’internazionalizzazione della Schiara, fu tra i pacieri delle polemiche e successivamente scriverà la cronaca quotidiana di un’ascensione quanto mai flagellata da maltempo, infortuni, roccia friabile e difficoltà sostenute.
Lo scorso 11 giugno, nel corso di un’esercitazione della Stazione di Belluno del Soccorso Alpino, è stato effettuata un’importante esplorazione lungo questa storica Via sulla parete sud-ovest del Burèl, divenuta negli anni ‘60 un problema alpinistico di primordine nelle Dolomiti, tale da suscitare le mire di alpinisti italiani e stranieri. Dopo quell'impresa del '67 l'alpinista, guida alpina e storico dell’alpinismo italiano Alessandro Gogna disse: “Con la parete sud ovest del Burèl si chiude un’epoca, quella della conquista delle ultime pareti inviolate”. Seguiranno la prima ripetizione di Reinhold Messner e Konrad Renzler, la celebre prima invernale di Franco Miotto e Riccardo Bee del ‘74, la quarta di due tedeschi Kiene-Kullmann del ‘76, nonché la prima solitaria dello stesso Bee nel ‘79. Poi più nulla, almeno per quanto concerne gli strapiombi finali della via; sì, perché il tentativo della cordata Vallata-Zanon-Zeni (2017) s’arrestò all’inizio del 23esimo dei 32 tiri di corda complessivi. Si era parlato, allora come oggi, di un franamento in quel punto e di altri possibili nella parte alta, visibili anche a occhio nudo.
L’11 giugno l’esercitazione della Stazione di Belluno ha dunque indagato sulla storia di questa via, simulando il raggiungimento e il recupero di una cordata in difficoltà, proprio alla base dei grandi soffitti superiori, quelli rimasti “inviolati” dal 1979. Tredici volontari, sbarcati con l’elicottero sul Van del Burèl, sono saliti ad un intaglio di cresta, sono passati in versante sud, hanno attrezzato una cengia sospesa sugli alti appicchi della Val de Piero fino all’uscita della Via Italo-polacca. Sono seguite cinque calate a corda doppia, l’ultima delle quali di 80 metri, fino alla sottile cengia dove fu ritratto Gianeselli nel corso della prima ascensione (26esimo tiro di corda), finora l’unica fotografia nota che documenti quei luoghi.
Sono stati rivenuti i chiodi originali della prima ascensione e un cuneo, probabilmente infisso nel corso della prima invernale. È stato confermato un enorme franamento che ha trascinato a valle tre tetti di roccia e detriti, lasciando miracolosamente intatta la ventottesima sosta della via, quella determinante per fuggire dai grandi soffitti che chiudono la parete. ''In un ambiente impressionate per la verticalità e l’esposizione al vuoto - comunicano dalla stazione del Soccorso alpino di Belluno - si confermano le difficoltà tecniche dei passaggi e la precarietà della roccia, nonché la profonda stima per chi ha affrontato quei luoghi per la prima volta e, successivamente, in invernale e in solitaria''.

Tutti i volontari si sono avvicendati per oltre sei ore nell’effettuazione di lunghe discese a corda doppia e altrettante faticose risalite, nonché nel superamento di cenge in esposizione e passaggi alpinistici fino al V° grado. Al termine della parte più tecnica dell’esercitazione è seguito il rientro a valle, passando per Van de la S’ciara e il Rifugio Bianchet.
''Si ringrazia sentitamente l’Ente Parco - concludono i soccorritori - per l’autorizzazione concessa ad effettuare tale esercitazione, in luoghi di grande bellezza, situati all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, la Regione Veneto per la disponibilità del mezzo aereo e tutti i volontari che sono stati impegnati nell’esplorazione di una delle più alte e importanti pareti dolomitiche. Di certo la più inaccessibile''.


















