Comitiva al rifugio senza ramponi, la gestrice li fa accompagnare a valle dai soccorsi: "Facile giudicare ma in montagna ho visto di peggio fra scarpette e pellicciotti"
Ha fatto gran 'rumore' la notizia di 15 escursionisti rimasti bloccati al rifugio Sebastiani, tanto che la gestrice della struttura in quota ha tenuto a dire la propria: "I soccorsi li ho chiamati io: non c'era un'emergenza ma solamente l'esigenza di far scendere le persone, con bambini al seguito, in tranquillità. Facile per i 'leoni da tastiera' giudicare, ma in quota ho visto di peggio fra Converse e pellicciotti"

L'AQUILA. Ha fatto gran 'rumore' la notizia di 15 escursionisti rimasti bloccati negli scorsi giorni al rifugio Sebastiani, tanto che ora a intervenire è la gestrice della struttura in quota, Eleonora Saggioro, che tiene anzitutto a specificare: "Sono stata io a chiamare il Soccorso alpino - anticipa -. I tecnici sono intervenuti proprio perché, parlandone insieme, lo hanno ritenuto necessario".
Tutto è avvenuto nella mattinata del 3 gennaio, quando gli operatori del Soccorso alpino e speleologico abruzzese, insieme ai colleghi del soccorso alpino della Guardia di finanza, sono intervenuti per recuperare una comitiva di 15 persone a oltre 2mila metri di quota nell'Appennino abruzzese, nella catena montuosa del Velino-Sirente (LO AVEVAMO RACCONTATO QUI).
Escursionisti che avevano pernottato al rifugio Sebastiani ma che non erano dotati dell'equipaggiamento adeguato per affrontare il sentiero di ritorno, innevato e ghiacciato, nonostante gli appelli della stessa gestrice del rifugio, lanciati anche attraverso i social, dove Saggioro nei giorni precedenti alla vicenda scriveva: "Al rifugio c’è ghiaccio: salite con ramponcini o, meglio ancora, con ramponi".
Un appello rimasto inascoltato, tanto che per le 15 persone è stato richiesto l'intervento del Soccorso alpino. Non tuttavia, come raccontato dalla stampa locale, allertato dagli stessi escursionisti ma dalla rifugista, che specifica: "Ci tengo a puntualizzare che gli escursionisti che hanno pernottato al rifugio non hanno chiamato i soccorsi, ma l’ha fatto la sottoscritta dopo essersi consultata con i tecnici del soccorso".
E prosegue: "Nessuno degli escursionisti aveva infradito ai piedi. Non c’era un'emergenza ma solamente l'esigenza di far scendere le persone in tranquillità, vista anche la presenza di bambini - sottolinea la rifugista -. Gli ospiti del rifugio erano tranquilli e al caldo e potevano anche restarci aspettando un miglioramento".
"Da quando abbiamo aperto il 27 dicembre - fa sapere - ho visto salire persone con ai piedi Converse, doposci, scarpette varie, montoni, pellicciotti e borsette a tracolla: tutti sono saliti e ri-scesi senza farsi male per pura casualità: questa mattina per la prima volta c'era ghiaccio tutto intorno al rifugio e per buona parte del sentiero a scendere e quindi è andata come è andata", conclude.
"La verità è che questo inverno che, come sento dire continuamente, non sembra inverno, in realtà lo è. E quindi bisogna avere attrezzatura, conoscenze e non solo. Però queste cose capitano: parte di chi commenta sui social non sa neanche di cosa parla, l’altra parte la sfido a giurare di non avere mai commesso un'imprudenza in montagna".














