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Trento
28 gennaio | 19:41

Fuochi d'artificio dalla cima della Paganella. Dalle auto d'estate ai botti d'inverno quale modello e identità per il turismo? ''Serve coerenza con la vocazione del Trentino"

 Il direttore di Progetto turismo e presidente di G&A Group, Matteo Bonazza: "Autenticità e qualità le chiavi di sviluppo. Importare modelli in quota che appartengono a contesti rivieraschi o di mare, più simili a una festa organizzata a Rimini, sul lungo periodo può non essere una scelta vincente e può finire per snaturare una destinazione"

Fuochi d'artificio dalla cima della Paganella

TRENTO. Festa e fuochi d'artificio negli scorsi giorni a oltre 2 mila metri sul tetto della Paganella d'inverno oppure nell'ultime estate ecco una gara automobilistica in val di Gresta, considerato e promosso come l'orto biologico del Trentino. Non bastano un paio di eventi per compromettere un ambiente, un paesaggio o affossare un dibattito sulla crisi climatica. E' più una questione di base, filosofica, e di visione. Quale è il modello di turismo che vogliamo sviluppare? Quale identità di un territorio?

 

"La domanda è cruciale e non c'è una risposta corretta", dice Matteo Bonazzadirettore di Progetto turismosocietà di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turisticae presidente di G&A Group. "Ci sono diversi modi di interpretare la montagna e la fruizioni degli spazi. Ogni modello è diverso e cambia in base alla sensibilità di ogni stakeholder. Dobbiamo chiederci se un determinato evento, una certa iniziativa oppure una campagna di promozione è coerente rispetto all'immagine che vogliamo trasmettere".

 

Tutto è legittimo e ognuno sulla base delle proprie sensibilità e competenze può proporre le iniziative che ritiene possano essere un valore aggiunto per il territorio. Nel caso della Paganella l'area del lancio dei fuochi d'artificio non è classificata come zona speciale di conservazione e quindi non ci sono particolari vincoli ambientali. Non è un quarto d'ora di botti a cambiare il destino di una località ma resta da capire se quello show è aderente all'immagine che la destinazione intende poi veicolare sul mercato. 

 

"Il discorso va in profondità perché oggi il Trentino ha un posizionamento di un certo tipo e un'ottima reputazione per i luoghi e il green", prosegue Bonazza. "In questa fase c'è il divertimento accompagnato da una proposta di qualità e di benessere. Importare modelli in quota che appartengono a contesti rivieraschi o di mare, più simili a una festa organizzata a Rimini, sul lungo periodo possono non essere una scelta vincente e snaturare una destinazione: poi può essere complicato tornare indietro".

 

Ogni tanto sembra che non si riesca a voltare pagina rispetto a una certa tipologia di turismo. La montagna non va cristalizzata o musealizzata tout-court, non è intoccabile e i bilanci economici degli operatori devono tornare ma talvolta a quale costo? Si parla di green, di promuovere un contesto naturale, di contrastare l'overtourism, poi però via libera a raduni e gare di auto in contesti paesaggistici unici, spettacoli pirotecnici in quota o iniziative che forse sono più adatte a qualche altra zona. 

 

"La sensibilità è certamente cambiata, oggi i concetti chiave sono autenticità e qualità", commenta il direttore di Progetto turismo, società di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turistica, e presidente di G&A Group. "L'autenticità per il Trentino e per le Alpi è identificata con una natura quasi incontaminata: un'infrastrutturazione leggera e poco impattante. Anche contesti poco urbanizzati. La qualità permette di aumentare il valore, la disponibilità a pagare un determinato prezzo per una vacanza e l'ambiente, il paesaggio e i servizi rientrano nel computo".

 

Oggi (per fortuna) i numeri non sono più l'unico criterio, il solo metro di paragone per definire una stagione positiva o negativa. E ci sono sperimentazioni e ragionamenti per contrastare l'overtorusim. Non si vogliono chiamare "numeri chiusi" ma da Campiglio d'inverno ai laghi, si cerca una strada per gestire i flussi e contrastare la massima espressione del turismo "mordi e fuggi", come quello che recentemente si è avuto durante il Ponte dell'Immacolata per i Mercatini quando le attività ordinarie sono diventate praticamente straordinarie per chiunque, forte pressione sui servizi, esperienza per un visitatore che rischiano di non essere all'altezza delle aspettative e stress sul fronte del rapporto (che diventa non sempre facile) tra residente e ospite.

 

Anche in alta quota si trova una cucina gourmet, centri benessere e spa. Rifugi che sembrano più degli hotel di lusso. Alcuni sono avveniristici e resta da pesare anche quanto conti l'abitudine e un po' di rassicurante "nostalgia" nell'identificare una struttura solo con pietra e infissi blu.

 

"Se un impianto c'è già e la struttura si presta a mio avviso alcune variazioni possono essere corrette - continua Bonazza - bisogna prestare attenzione all'omologazione, non scadere nel copia-incolla dei progetti e delle iniziative, altrimenti il rischio è quello di perdere autenticità, di conseguenza qualità, e risultare falsi. Una situazione che appare contraffatta, troppo inaspettata oppure non coerente al contesto può avere ripercussioni negative e vanificare investimenti, branding e posizionamento di una destinazione".  

 

Si punta sulla destagionalizzazione, si cerca una strada (in alcuni casi e piuttosto timidamente) di uscire dalla monocultura dello sci, di affrontare gli effetti (e le sue prospettive) della crisi climatica. Non sempre è facile (oppure ha senso) abbandonare un percorso consolidato, ci vuole coraggio e, soprattutto analisi, perché oggi ci sono dati e possibilità ancora più accurate di pianificazione, politica e turistica per virare in modo deciso verso una sostenibilità  ambientale, economica e sociale. Una sfida delicata.

 

"Il turista è più consapevole e attento rispetto al passato, soprattutto con riguardo a tematiche molto stringenti", le parole di Bonazza. "La vocazione del Trentino è chiara e non conviene, anche a livello di singolo, copiare modelli che non si adattano e non sono coerenti rispetto al territorio. Poi ogni caso e ogni destinazione deve essere analizzata a più livelli: le specificità locali e il sistema nella sua interezza. Il contesto alpino è particolare e non ci sono soluzioni giuste o sbagliate, non tutte le proposte sono congeniali o replicabili senza un approfondimento critico sul contesto".

 

A il Dolomiti il direttore di Progetto turismo ha lanciato una proposta. Ogni stagione, per esempio, si rinnovano e si sostituiscono alcuni impianti. E se ogni anno si destinasse il costo di un impianto, mediamente 10 milioni, per sviluppare iniziative alternative in qualche destinazione?

 

"Un modo per diversificare l'offerta, trovare, sviluppare e rafforzare una vocazione, un'identità, un marchio. Forse per il modello invernale, ancora fortemente incentrato sulla sci, è ancora piuttosto immobile nel segmento extra-neve e nell'approfondire altre opportunità", conclude Bonazza.

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