"Le strade di montagna e i passi dolomitici non sono il Mugello". Gare, raduni e rombi di motori in quota. "Residenti e altri turisti sono sempre più insofferenti a questi eventi"
"Non vogliamo questo tipo di turismo", il grido d'aiuto del Comitato salvaguardia dei passi dolomiti dopo il transito, in orario notturno, di tantissime Harley Davidson in (rumorosa) sfilata lungo i tornanti della Sellaronda. Ma raduni e gare caratterizzano in parte l'estate (non solo) trentina. Cosa fare? Il punto con la Società alpinisti tridentini, il parco naturale Adamello Brenta e la Fondazione Dolomiti Unesco

TRENTO. Un malessere diffuso sui territori, una situazione che spesso (non sempre) sfugge un po' al controllo delle destinazioni che subiscono, soprattutto se nelle aree di confine, eventi e manifestazioni di stampo motoristico. "Non vogliamo questo tipo di turismo", il grido d'aiuto del Comitato salvaguardia dei passi dolomitici dopo il transito, in orario notturno, di tantissime Harley Davidson in (rumorosa) sfilata lungo i tornanti della Sellaronda (Qui articolo). Non solo lì. C'è stata anche la mega carovana di quad (Qui articolo). Ma la criticità è piuttosto generalizzata, così si riaccende il discorso della fruizione della montagna e delle sue strade.
"Sono i residenti e i turisti a lamentarsi e forse bisogna analizzare meglio questo dato". Le parole di Cristian Ferrari, presidente della Società alpinisti tridentini. "E' una forma di turismo che sembrano non volere per prime le valli. Sono attività che non sono promosse dalle istituzioni e, almeno in parte, anche in questo caso una causa può essere ricercata nell'utilizzo dei social network".
La primavera e, in particolare, l'estate si traducono anche in raduni, gare, eventi e manifestazioni con protagoniste auto e moto. Un messaggio che appare in contrasto a quello generale di un territorio che punta sull'ambiente e sulla natura, sulle esperienze e sulla sostenibilità. "Non bisogna criminalizzare chi partecipa oppure organizza questi appuntamenti", aggiunge Ferrari. "Si possono comprendere le esigenze tutti. Il rischio di chiudere un occhio è di non tenere in considerazione che sul lungo periodo sono più i problemi".
L'estate è costellata di questi appuntamenti. L'organizzazione di eventi motoristici sono, naturalmente, legittimi ma quasi tutte le destinazioni alla fine cedono, per un motivo o per un altro, ogni zona ospita un raduno. Perché sono auto storiche o sportive (meglio se di lusso e di marchi importanti), perché l'appuntamento è di tradizione, perché è una manifestazione privata, perché in fin dei conti si tratta di un week end, di qualche ora, di pochi giorni. Quale tipo di turismo si vuole sviluppare?
"I territori hanno maturato una consapevolezza ma serve anche tempo per sviluppare un percorso ma, per esempio, sul nostro ambito c'è unitarietà di istanze", dice Walter Ferrazza, presidente del Parco naturale Adamello Brenta. "C'è un lavoro impostato. Il dialogo con le istituzioni, così come le Aziende per il turismo di Madonna di Campiglio, Paganella, val di Sole e val di Non, per esempio, è indirizzato verso la sostenibilità e una direzione che privilegia un rapporto più intimo con la natura e sul turismo lento. Organizziamo più di 200 eventi in questo senso tra accompagnamenti e visite guidate, poi ci sono le iniziative di Superpark e Junior park, oltre a numerose attività con la sostenibilità e il rispetto dell'ambiente quale filo conduttore".
Si cerca inoltre di rafforzare un circolo virtuoso tra i vari portatori di interesse. "Oggi le funivie e le società impianti ragionano sui numeri ideali sulle piste da sci, così come con le amministrazioni comunali si parla di mobilità collettiva, bus e treni - evidenzia Ferrazza - ma anche sulle politiche tariffarie e stagionali per una migliore gestione dei flussi nell'arco dell'anno. Tanti i progetti avviati e in cantiere, un percorso che può portare grandissima soddisfazione".
E' il territorio stesso che sempre più spesso sembra avere una sorta di rigetto verso queste manifestazioni. Manifestazioni che, però, sono autorizzate e che si svolgono con una certa regolarità. Un po' a ogni latitudine. "I passi dolomitici non sono parte del patrimonio Unesco e non è possibile un impegno diretto con azione di mitigazione - commenta Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco - ma è chiaro che c'è preoccupazione verso queste situazioni, soprattutto per la tipologia di turismo, per l'intensità e per la frequenza".
Dai residenti agli operatori, cresce l'insofferenza e c'è stato un cambio di passo a livello locale rispetto al passato ma comunque non si fermano questi appuntamenti che caratterizzano a modo loro alcuni periodi dell'estate. "C'è sicuramente un impatto ambientale ma anche economico e sociale perché ci sono ripercussioni sulla qualità della vita della popolazione ma anche sull'esperienza degli altri turisti, infastiditi e allontanati da questi eventi", continua Nemela. "Serve un ripensamento sull'uso delle strade di montagna e i passi non sono il Mugello".
Insomma, sul brevissimo periodo ci può anche essere un vantaggio di raduni, di gare e così via ma sul medio e lungo rischiano di emergere molto più gli aspetti negativi. "Può sembrare difficile regolamentare di più o limitare determinate situazioni. Si possono aumentare certamente i controlli e i monitoraggi perché è un tema di sicurezza in generale ma serve una maggiore attenzione al cambio culturale, anche degli organizzatori di questi eventi. In generale è necessaria un'assunzione di responsabilità per mitigare i problemi".
Cosa fare? "I territori sono coerenti verso l'immagine e il messaggio che vogliono veicolare e promuovere. Non c'è la motivazione e l'interesse in questa determinata situazione che corre, sempre più spesso, in modo indipendente. E' un fenomeno con impatti importanti e che esce dalla gestione di una destinazione, anche ma non solo per via dei social. Non è facile, tuttavia siamo ancora in tempo per fortificare l'impegno comune sovraterritoriale e di interconnessione per difendere la montagna e i passi dolomitici", conclude Nemela.











