Il corpo di un soldato con un filo del telefono legato attorno al bacino e un sacco con 40 elmetti: “Dopo oltre 100 anni il territorio continua a raccontare la Grande guerra”
Il corpo di un soldato senza equipaggiamento da combattimento con un filo del telefono legato attorno al bacino. Un rinvenimento straordinario, quello fatto nel 2017 da una coppia di escursionisti in Val di Fumo, nel Gruppo dell'Adamello, narrato (insieme ad altre vicende) nel volume "L'archeologia della Grande guerra"

TRENTO. Il corpo di un soldato senza equipaggiamento da combattimento con un filo del telefono legato attorno al bacino. E' un rinvenimento straordinario, quello fatto nel 2017 da una coppia di escursionisti in Val di Fumo, nel Gruppo dell'Adamello. Vicenda narrata ne "L'archeologia della Grande guerra", volume che racchiude questo ed altri rinvenimenti, ponendo al centro l'archeologia come 'metodo' per il riconoscimento dei caduti (e non solo).
"Si tratta - riferisce l'editore Riccardo Ravizza - del primo volume in Italia sull'archeologia della Grande Guerra. Libro ispirato da una tesi di laurea innovativa, di Alberto Donadel, dalla quale è poi nato per l'appunto un volume, patrocinato dal museo della Guerra di Rovereto e scritto grazie alla collaborazione con l'archeologo Nicola Cappellozza, con una prefazione di Franco Nicolis, sovrintendente degli Archeologici di Trento".

Un vademecum che racconta la Grande Guerra a partire da 4 casi di rinvenimenti di salme di caduti che hanno fatto in qualche modo "scalpore", come quella relativa "a un corpo trovato in posizione fetale a 2.978 metri di quota sotto il passo di Cavento - spiega Ravizza -. Gli archeologi avevano provveduto ad analizzare la salma a partire da alcuni elementi: l'uomo era stato trovato senza equipaggiamento da combattimento e con legato al bacino un filo del telefono. Ciò aveva subito condotto a pensare che si trovasse in cordata con altre persone".
"Grazie alla complessa analisi della salma e di alcuni documenti rinvenuti addosso al corpo (trovati incollati fra loro rendendo le analisi ancor più complesse) è stato possibile accertare che si trattava di Rodolfo Beretta del 5° alpini, morto travolto da una valanga insieme a 2 compagni mentre andavano a recuperare delle provviste. Nell'ottobre 2018, in seguito ad una cerimonia in Brianza (luogo da cui proveniva), Beretta ha finalmente ricevuto degna sepoltura", fa sapere ancora Ravizza.
Nel libro "L'archeologia della Grande guerra" non mancano altri casi di rinvenimento di caduti "che hanno fatto scalpore", insieme ad un capitolo dedicato ai recuperanti ed agli oggetti di guerra: "Si passa da rinvenimenti meno eclatanti come uno avvenuto nel 2007 sul Piz Giumela, dove vennero trovati 40 elmetti in un sacco accanto ad un ricovero di guerra a cimeli più 'rari', come filmati o fotografie dell'epoca".

E conclude: "Non manca anche una parte dedicata alle cultura materiale come le ogive che i soldati, per passare il tempo, trasformavano in anelli con un tipo di lavorazione a caldo utilizzando il martello". Insomma, sono trascorsi oltre cent'anni dalla Prima guerra mondiale, "ma i segni che ha lasciato sul territorio sono ancora molto spesso ben visibili. Con il passare degli anni la ricerca, oltre che storica e collezionistica, è diventata archeologica andando a costituire un nuovo tassello della più ampia e meglio conosciuta Battlefield Archaeology", contenuta nel libro pubblicato a marzo 2023 da Ravizza Editore.


















