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| 19 febbraio | 19:48

Sotto la roccia scoperto un ricovero della Grande Guerra: bombe a mano, borracce, maschere antigas, tutto fermo al 1918: ''Trovato distintivo proveniente dall'Ucraina''

Angelo Cimarosti, responsabile del portale Archeo Reporter, racconta le operazioni di scavo portate avanti sul Monte Asolone, per riportare alla luce un ricovero in caverna austriaco della Grande Guerra sul Grappa: “Tra i rinvenimenti più significativi un distintivo da berretto del 9° reggimento di fanteria austro-ungarico. Un oggetto piccolo, ma capace di ancorare il contesto a reparti ben identificabili, composti in larga parte da soldati di origine rutena, in quell'area dell'attuale Ucraina che ha per epicentro Leopoli”

VICENZA. Una cassa di bombe a mano; caricatori, razzi di segnalazione, maschere antigas. E ancora proiettili, borracce, attrezzi da trincea.

 

Reperti d'un tempo di guerra chiuso sotto la roccia, in un ricovero in caverna risalente alla Prima guerra mondiale che negli scorsi mesinell'ottobre 2025 – è stato riportato ufficialmente alla luce grazie a uno scavo promosso dalla Soprintendenza con fondi del ministero della Cultura. A documentare il tutto il portale Archeo Reporter, contattato da il Dolomiti per raccontare l'ingresso in una vera e propria “capsula del tempo” risalente a oltre un secolo fa. Ma proseguiamo con ordine.

 

Prima di tutto, le coordinate: siamo sul Grappa, uno dei molteplici teatri di scontri sanguinari nel corso della Grande guerra. In particolare, il ricovero escavato era stato ricavato sotto il suolo del Monte Asolone, lungo un pendio oggi corrugato dei crateri ancora ben visibili dei colpi d'artiglieria, a pochi metri dalle trincee italiane. Uno dei tanti luoghi in cui la Grande guerra sul Grappa, scrive il responsabile di Archeo Reporter Angelo Cimarosti, “ha assunto una dimensione fisica, e psicologica, estrema. Un ricovero in caverna scavato nella roccia calcarea, collocato immediatamente sotto la linea di cresta, in un settore che tra il 1917 e il 1918 fu teatro di combattimenti continui, bombardamenti e rapidi rovesciamenti di fronte”.

 

Poi, tra l'ottobre 1918 e l'ottobre 2025 – dietro al cunicolo a “L” realizzato per evitare di essere investiti da schegge esplose nei pressi dell'ingresso – è sceso il silenzio in quell'articolato sistema di infrastrutture sotterranee realizzate dall'esercito austro-ungarico durante la guerra: “Un sottosuolo artificialmente creato – scrive ancora Cimarosti – sotto quelli che furono e tornarono ad essere pascoli, dove la roccia diventa protezione, rifugio, spazio operativo”.

 

Caverne come quella servivano infatti diversi scopi: accoglievano gli uomini in attesa di essere impiegati, proteggevano i reparti durante i bombardamenti, permettevano di concentrare materiali e feriti nelle immediate retrovie della linea di fuoco.

 

Quando sono iniziate le operazioni di escavo, raccontano gli archeologi impegnati sul posto, l'ingresso era quasi completamente ostruito. “Colate detritiche – si legge su Archeo Reporter – piccoli crolli e decenni di abbandono avevano reso il ricovero di fatto invisibile nel paesaggio. Proprio questa chiusura ha contribuito a preservare il deposito interno, rimasto al riparo da frequentazioni recenti e da interventi di recupero non controllati, frequenti in altri contesti del Grappa”. Il particolare contesto, in altre parole, era rimasto in gran parte intatto.

 

A voler recuperare le storie “materiali” contenute nella caverna è stata, come detto, la Soprintendenza competente per Vicenza con fondi ministeriali – nell'ambito di uno studio sui cimiteri della Grande guerra – e l'intervento esplorativo ha richiesto un intervento complesso. Dopo una prima fase di sgombero esterno infatti, lo scavo è proseguito manualmente all'interno della cavità, seguendo i criteri della stratigrafia archeologica.

“La forte fratturazione della roccia calcarea – spiega Cimarosti entrando nel tecnico – ha imposto fin dall'inizio una gestione attenta della sicurezza, con la realizzazione progressiva di una centinatura lignea che ha accompagnato l'avanzamento dello scavo. Ogni tratto liberato è stato messo in sicurezza, documentato e rilevato prima di procedere oltre”. Un lavoro che costringe a rivivere, almeno in parte, condizioni che richiamano quelle descritte dagli stessi combattenti: “Umidità costante, aria pesante, luce limitata”.

 

In quella penombra gli esperti hanno rinvenuto una grande quantità di materiali che raccontano la vita di tutti i giorni dei militari che oltre 100 anni fa combatterono sull'Asolone: munizioni di vario calibro, armamenti, maschere antigas con relativi filtri, gavette, borracce, attrezzi da trincea. “Oggetti funzionali – continua Archeo Reporter – spesso consumati dall'uso, che raccontano una frequentazione intensa del ricovero nelle fasi finali del conflitto”. Interessante in particolare la presenza anche di materiali di produzione italiana, che testimoniano la dinamicità della linea del fronte sul Grappa, tra scambi di posizione e passaggi di prigionieri.

 

Tra i rinvenimenti più significativi, scrive ancora Cimarosti: “Figura un distintivo da berretto del 9° reggimento di fanteria austro-ungarico. Un oggetto piccolo, ma capace di ancorare il contesto a reparti ben identificabili, composti in larga parte da soldati di origine rutena, in quell'area dell'attuale Ucraina che ha per epicentro Leopoli. Un dato che trova riscontro nelle fonti storiche e che restituisce, ancora una volta, la dimensione multinazionale dell'esercito imperiale impegnato sul fronte italiano. Una dimensione straniante, dove soldati delle pianure orientali finirono per morire combattendo sui pascoli della montagna veneta”.

 

Lo scavo è stato condotto sotto la direzione scientifica di Paola Salzani, funzionaria archeologa della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo, con l'esecuzione affidata alla Sap-Società archeologica. Le attività sul campo hanno coinvolto archeologi specializzati in contesti di alta quota e di archeologia dei conflitti, a cominciare da Nicola Cappellozza, geoarcheologo e guida alpina, impegnato direttamente nelle operazioni di scavo e documentazione.

 

Dopo l'esplorazione l'ingresso della cavità è stato nuovamente chiuso e l'area ripristinata: una scelta, dicono gli archeologi, legata a necessità di sicurezza, che non inficia però il valore dell'intervento effettuato. Grazie a una rigorosa analisi storica e archeologica infatti, è stato possibile raccontare materialmente uno spaccato della Grande guerra rimasto muto, per così dire, per oltre un secolo. Un caso, conclude Cimarosti, che “dimostra quanto ancora il paesaggio della Grande guerra possa offrire in termini di ricerca storica, di dati, di notizie e di attrattività territoriale in termini di turismo culturale e paesaggistico”.

 

Grazie agli scavi, il ricovero sull'Asolone è entrato così a far parte di una mappa più ampia dei luoghi della Grande Guerra sul Grappa: un vero e proprio archivio materiale tra roccia, oggetti e fango "capace di raccontare la guerra senza filtri celebrativi, a partire dai luoghi in cui è stata vissuta".

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