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Trento
05 settembre | 15:30

''Calato dagli italiani all'interno del crepaccio terminale del ghiacciaio'', il cadavere di un soldato riaffiora sull'Adamello: era austro-ungarico

Il decesso è avvenuto con tutta probabilità nel corso dei combattimenti che hanno contrassegnato questa zona del fronte negli ultimi giorni di aprile 1916

Calato dagli italiani all'interno del crepaccio terminale del ghiacciaio''
di Redazione

ADAMELLO. I cadaveri dei soldati nemici venivano spesso calati nei crepacci terminali del ghiacciaio per dare loro una qualche forma di sepoltura e i resti ritrovati qualche giorno fa sull'Adamello sarebbero proprio da ricondurre a uno di questi casi. Lo spiega la Provincia di Trento nel fare il punto sull'ultimo rinvenimento di quel che resta di un soldato della Grande Guerra riaffiorato dai ghiacci sempre più fragili e in ritirata. 

 

I resti rinvenuti, prevalentemente ossei, affioravano frammisti ad oggetti di equipaggiamento militare sparsi sulla superficie del ghiacciaio. Il decesso è avvenuto con tutta probabilità nel corso dei combattimenti che hanno contrassegnato questa zona del fronte negli ultimi giorni di aprile 1916. I reperti (bottoni, parti di uniforme e una medaglietta votiva con dedicazioni in lingua tedesca) permettono l’attribuzione dei resti ad un soldato austro-ungarico.

 

 

''Il caduto - spiega la Pat - come molti altri, dopo una sommaria perquisizione fu molto probabilmente calato dai soldati italiani all’interno del crepaccio terminale del ghiacciaio, allora a contatto con il versante roccioso, luogo abitualmente utilizzato da entrambi gli eserciti per dare sepoltura ai cadaveri dei soldati nemici rimasti sul terreno conquistato''.

 

Le montagne trentine continuano, così, a restituire testimonianze della Grande Guerra, anche a causa delle alte temperature che stanno determinando la regressione e la fusione di alcune masse glacializzate. L’ultimo ritrovamento è avvenuto nei giorni scorsi nel massiccio dell’Adamello, in località Ghiacciaio della Lobbia sul versante settentrionale del Crozzon di Lares, a 3.100 metri di altitudine, dove sono stati recuperati i resti scheletrici di un militare caduto in combattimento.

 

Anche in questo caso, dopo la puntuale segnalazione alla locale stazione dei Carabinieri, ha preso avvio il consolidato iter collaborativo tra il competente Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della difesa del Ministero della Difesa e l’Ufficio beni archeologici provinciale che ha assunto il coordinamento scientifico del recupero, condotto con metodologia archeologica. L'intervento è stato effettuato con il supporto del Nucleo Elicotteri dei Vigili del Fuoco della Provincia autonoma di Trento. I resti saranno sottoposti ad analisi bio-archeologiche e scientifiche per poi essere tumulati secondo le disposizioni delle autorità militari competenti.

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