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"Il turismo dei selfie svilisce le Dolomiti e banalizza i valori delle montagne", la Fondazione Unesco: "Cresce il mordi e fuggi con poche ricadute economiche"

L'arco dolomitico soffre sempre di più di overtourism. La direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, Mara Nemela: "Il problema talvolta è la comunicazione sui social, che spesso non dà informazioni corrette o si avvale di personaggi che tendono a banalizzare il paesaggio"

Di Luca Andreazza - 18 maggio 2024 - 06:01

TRENTO. Il turismo dei selfie svilisce un patrimonio, anche valoriale, un visitatore che spesso in (troppo) poche ore frequenta più zone in stile mordi e fuggi. L'overtourism colpisce sempre di più le Dolomiti, ma in forme discontinue e non uniformi. Non mancano casi di abbandono del territorio mentre altre aree sono oggettivamente sovraffollate, soprattutto in alcuni periodi c'è una fortissima pressione che rischia di mettere in crisi la salvaguardia di luoghi fragilissimi. Il sistema è complesso dal punto di vista naturale ma anche amministrativo ma l'arco dolomitico è accumunato da un fattore: la Fondazione Dolomiti Unesco.

 

"E' importante premettere che non abbiamo incarichi di gestione, la responsabilità effettiva è degli enti locali", commenta Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco. "Il nostro ruolo è di sviluppare un confronto e una concertazione per trovare soluzioni comuni. Non abbiamo la possibilità di imporre misure concrete ma possiamo sensibilizzare e sollecitare le dovute iniziative per salvaguardare il territorio".

 

Il 26 giugno 2009 le Dolomiti sono state iscritte nella Lista del patrimonio mondiale per la loro bellezza e unicità paesaggistica e per l’importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico. L’inserimento delle Dolomiti nella World Heritage List costituisce un riconoscimento straordinario, ma implica anche un forte impegno e una responsabilità in merito alla protezione e allo sviluppo sostenibile della regione.

 

"Valutiamo costantemente la situazione", aggiunge Nemela. "Le analisi e i monitoraggi sono diretti ma anche indiretti, tramite gli enti Parco per esempio. Sono state rilevate situazioni di overtourism sempre più diffuse in aree del Trentino e dell'Alto Adige, ma anche Tre Cime di Lavaredo e Cortina d'Ampezzo".

 

Un'analisi di Demoskopika evidenzia che le città più colpite sono Venezia e Milano, Firenze e Roma. Non può mancare Rimini per l'estate. Ma tra le mete ci sono anche Bolzano e Trento, inserite tra le destinazioni provinciali più a rischio. Un trend non semplice da definire perché entra in gioco anche la soggettività. 

 

"Il sovraffollamento è impattante ma non uniforme perché ci sono anche dinamiche di abbandono e zone dismesse a causa di un flusso di turismo poco elevate nonostante una zona di pregio", aggiunge Nemela. Noi cerchiamo di condividere i dati per trovare misure gestionali ad hoc e localizzate ma che possano rappresentare una forma di strategia comunitaria. Solo un approccio condiviso infatti consente di gestire questo fenomeno".

 

La condivisione delle informazioni e una strategia di mobilità sovraprovinciale può consentire di trovare una strada per diluire le presenze. "Molto spesso le persone sono le stesse, si è sviluppato un turismo mordi e fuggi, in particolare dopo la pandemia Covid", evidenzia la direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco. "Per esempio, un turista può visitare in poche ore Cortina, Tre Cime di Lavaredo e compiere anche il giro del Sellaronda. E' un'attività altamente impattante, che non consente di comprendere il valore del territorio. Oltre alle ripercussioni ambientali, in questo modo non ci sono nemmeno le ricadute economiche sugli esercizi locali".

 

La crisi climatica e la riflessione sugli aspetti più negativi del turismo di massa possono trasformarsi in un'opportunità per implementare un nuovo modello di approccio alle terre alte. "C'è una consapevolezza del problema, la coda e il sovraffollamento non sempre sono positivi soprattutto perché vengono messi a dura prova anche i servizi. La programmazione del futuro intende tenere conto di questa dinamica e la Fondazione intende supportare gli enti locali e fornire una piattaforma di confronto. Le soluzioni però non sono semplici mentre la criticità acquista sempre di più urgenza".

 

Il turismo, di massa, contribuisce a stimolare un territorio, anche sul fronte dei servizi e delle infrastrutture ma, soprattutto nell'era dei social e degli spostamenti motivati da un selfie per un pugno di like, il rischio è quello della sovraesposizione e dell'eccessivo carico per una destinazione.

 

"La comunicazione riveste un ruolo importante. Le imprese professionali, comprese le Aziende per il turismo, sono attente. Il problema talvolta è la comunicazione sui social, che spesso non dà informazioni corrette o si avvale di personaggi che tendono a banalizzare il paesaggio. Le terre alte rappresentano valori e dispiace vedere un visitatore che si mette in viaggio solo per un'immagine, svilisce la montagna e non ha consapevolezza delle ripercussioni", conclude Nemela.

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