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L'agricoltura al centro del rilancio delle Dolomiti. Il turismo trainato dalle nuove generazioni alla guida di aziende che hanno creato una nuova tradizione

Ultima puntata dell'edizione invernale de "Le nuove Dolomiti" all'hotel Boite del villaggio Eni di Borca con la collaborazione con il tour operator Welcome Dolomiti. Si è parlato di agricoltura con la testimonianza di tre aziende a conduzione familiare e guidate dalle nuove generazioni

Di Antonio Gheno - 27 febbraio 2024 - 22:17

BORCA DI CADORE. L'agricoltura al centro del rilancio turistico dell'arco dolomitico del Bellunese. Un settore che può essere trainato dalle nuove generazioni alla guida di aziende famigliari che hanno saputo creare una nuova tradizione sul territorio. Ultima puntata dell'edizione invernale de "Le nuove Dolomiti", organizzata lunedì 26 febbraio, all'hotel Boite del villaggio Eni di Borca con la collaborazione con il tour operator Welcome Dolomiti.

 

L'evento di chiusura ha visto a fine conferenza un aperitivo fatto proprio con i prodotti locali delle tre aziende ospiti del meeting nello specifico fratelli Talamini de la Tela, Sanwido e Damòs. Ad aprire la serata il sindaco di Borca di Cadore Bortolo Sala che ha parlato dell’importanza dell’agricoltura nel nostro territorio montano perché fatta di realtà che curano e rendono bello il territorio alpino cosa che accade già in maniera evidente oltre confine.


Si è poi passati in rassegna delle tre realtà, rappresentate tutte da giovani, che hanno evidenziato il fatto di essere nate per una volontà familiare di reinventarsi, rimanendo sul nostro territorio, orientandosi su un settore che non è parte della tradizione delle montagne bellunesi concentrate per anni solo sul turismo, a inizio secolo, e poi sul mondo dell’occhialeria i cui primi segnali di cedimento circa 20 anni fa hanno funzionato da campanelli di allarme per capire che era il caso di diversificare il lavoro e ritornare alla terra che, storicamente, viveva una volta solo di un’agricoltura di sussistenza.

 

La prima azienda che si è raccontata è stata la fratelli Talamini de la Tela di Vodo di Cadore, per voce di Matteo Talamini, che ha raccontato come l’agricoltura fosse da piccolo una sorta di hobby legato principalmente al taglio del fieno o altre piccole attività tradizionali ma che dal 2004 è diventato un vero lavoro per volontà del padre che, vedendo ridotti i turni di lavoro nella fabbrica di occhialeria dov’era impiegato, decise di “riempire” il nuovo tempo libero cominciando a creare questo piano b che poi gli ha permesso di avere un nuovo lavoro e non essere vittima delle crisi industriali e di dover abbandonare la valle.

 

Ha cominciato con l’allevamento degli animali da carne e poi anche con la produzione dei formaggi, entrambi prodotti che intercettano anche un pubblico di turisti indispensabile per far quadrare i conti ma che può contare sul costante appoggio della comunità locale che invece del supermercato sceglie i loro prodotti apprezzabili dal 2017 anche in loco grazie all’aggiunta dell’agriturismo.

 

Giacomo Zangrando per Damòs di Valle di Cadore ha raccontato come la sua azienda, nata 5 anni fa, sia il risultato di una riunione familiare fatta dopo l’incendio della casa della nonna, dove sorge appunto oggi la sua realtà, dove lui stesso propose di rilanciare la borgata, praticamente disabitata, e di sistemare la casa dedicandosi alla coltura delle piante officinali.

 

Alloggiato inizialmente in una roulotte, si trasferì poi nella casa, rimessa a nuovo grazie anche a dei fondi Psr europei, dove oggi fanno cosmesi naturale e anche ristorazione con aperitivi con fiori edibili fritti quali salvia, zucca, rosa, calendula, malva.


“Ci tengo a precisare che essendo originario di Mogliano Veneto per me qui era tutto nuovo ed ero un estraneo per tutti ma la comunità locale mi ha sempre sostenuto fin dall’inizio, accolto e aiutato in questa impresa. Durante il Covid abbiamo anche aperto nella borgata una falesia per l’arrampicata” ha concluso.

 

L’esperienza portata da Enrico Pordon di Sanwido, azienda di San Vito di Cadore, inizia con la coltivazione degli ortaggi nel 2017 per poi ampliarsi dall’anno successivo con l’apicoltura, riscoprendo un’attività già svolta dal nonno (che però svolgeva anch’esso un’agricoltura volta alla sopravvivenza personale come tutti all’epoca), e realizzando nel 2019 anche una stalla con fondi Psr che oggi conta circa 80 capi, un punto vendita, un laboratorio di trasformazione degli ortaggi e un laboratorio di trasformazione dei latticini; lavorazioni che consentono di destagionalizzare il prodotto perché la trasformazione in prodotti in agrodolce e formaggi consente la vendita tutto l’anno.

 

La novità per la zona è l’allevamento delle capre che non fa parte della tradizione locale, se non prima della guerra, ma consente di creare dei prodotti consumabili anche da persone intolleranti al lattosio come il mitico agrigelato, ottenuto grazie ad una ricetta di famiglia di fine ‘800, disponibile nei gusti fior di latte, fieno e anche olio di oliva frutto anche di continua ricerca e formazione, essenziali per la moderna agricoltura, che si traduce dall’anno scorso anche in fattoria didattica.

 

Presente anche in senatore Luca De Carlo, presidente della 9 commissione permanente del Senato, che ha precisato come l’agricoltura montana di oggi non possa essere la stessa di un secolo fa o fatta al pari di quella di pianura ma deve essere frutto di innovazione, di qualità ed evidentemente non estensiva prendendo atto del fatto che nel nostro territorio non si trova abbastanza spazio per le aziende agricole anche perché negli anni il bosco è aumentato del 30% creando una selva incolta e non un bosco di qualità.

 

Conseguenza questa dell’aver pensato che l’industria dell’occhiale fosse l’unica strada percorribile e che il territorio montano non “meritasse” cura, attenzione o mantenimento perché scelta più faticosa e sacrificante del turno in fabbrica.

 

Ha poi fatto un focus sulle politiche europee, a suo avviso errate, che hanno portato negli anni a smettere di produrre importando tutto dall’area extra euro basando tutto su una mera questione di prezzo e incolpando l’agricoltura di essere responsabile dell’inquinamento ambientale e del cambiamento climatico (quando le emissioni di CO2 sono diverse dalle emissioni di CH4 metano).

 

“A mio avviso il cambiamento climatico va affrontato con una sostenibilità ambientale accompagnata da una sostenibilità economica altrimenti il sistema non regge; bisogna adattarsi ai cambiamenti climatici modificando le coltivazioni di modo da creare una situazione virtuosa per l’ambiente e per noi utilizzando e sperimentando nuove tecniche come le Tea (tecniche di evoluzione assistita) che non sono Ogm ma 'aggiustano' le piante per renderle meno vulnerabili nei nuovi contesti” ha concluso.

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