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Le Dolomiti come Venezia? Gli albergatori Bellunesi pensano a un ticket a pagamento. Scetticismo in Trentino: "Rischio elitarismo per pochi euro"

Nell'assemblea di Federalberghi gli operatori hanno ipotizzato di trasferire il modello Venezia sulle Dolomiti. Molti dubbi in Trentino: "La city tax non è una soluzione. L'overtourism va affrontato e il territorio va rispettato ma ci sono altre strade da percorrere per gestire i flussi"

Di Luca Andreazza - 22 maggio 2024 - 20:40

TRENTO. Un ticket per visitare le Dolomiti, il modello Venezia trasferito in quota. Un'ipotesi messa sul tavolo dagli albergatori del Bellunese. Un biglietto funzionale per gestire gli afflussi e per finanziare la mobilità, la promozione e gli eventi per valorizzare il territorio. Scetticismo in Trentino sulla city tax calata sulle montagne. 

 

Dopo l'avvio del ticket a Venezia, un'ipotesi in questa direzione è stata messa sul tavolo nelle scorse settimane da Reinhold Messner. Ma sui passi dell'arco dolomitico questa proposta è stata accolta con una certa freddezza.

 

"Un'idea superata anche perché il passaggio giornaliero non può essere previstoE' ormai ridotto anche il passaggio dei pullmanIn generale il turismo è cambiato", le parole a il Dolomiti di Osvaldo Finazzer, albergatore e presidente del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici. "Il problema del traffico, e dell'inquinamento, sui passi dolomitici è evidentemente esagerato e si deve intervenire sul fondovalle. Si potrebbero risolvere la maggior parte delle criticità se si intensificassero i controlli e se si realizzasse, come chiediamo da anni, una pista ciclabile del Sellaronda, che avrebbe una risonanza e una portata internazionale" (Qui articolo).

 

A ipotizzare il ticket sono stati gli operatori Bellunesi nel corso dell'ultima assemblea nazionale di Federalberghi. Un vantaggio è che gli albergatori non sarebbero più gli unici a dover prelevare la tassa di soggiorno. Le risorse, soprattutto, sarebbero destinate a sviluppare e rafforzare il settore e i servizi turistici.

 

Poco o nulla, la riflessione degli albergatori, è stato fatto per salvaguardare i passi, mancano progetti a lungo termine, anche per i parcheggi o la mobilità. Gli impianti aperti d'estate non bastano per gestire la mobilità e il rischio è quello che si arrivi nel giro di 20 anni, alla chiusura del transito.

 

L'overtorusim in generale preoccupa e tante destinazioni sono impegnate a valutare le ripercussioni di un eccessivo afflusso di visitatori, in particolare 'mordi e fuggi', e riflettono sulle possibilità di gestione dei flussi (Qui articolo). Ma la city tax non sembra accogliere particolari favori in Trentino. 

 

"La city tax non è un tema che è stato affrontato recentemente ma ci sono comunque dubbi sull'applicazione di questa misura", commenta Davide Cardella, direttore di Asat, associazione di categoria che svolge il ruolo di Federalberghi in Trentino. "Sono più gli svantaggi rispetto ai benefici. Non è una soluzione e può portare più problemi, anche a livello di comunicazione". 

 

La città di Venezia ha confini e accessi piuttosto definiti, mentre i passi per definizioni rappresentano un collegamento tra territori, in molti casi pure diversi dal punto di vista amministrativo con il passaggio da Regioni a statuto ordinarie a Province o Regioni autonome. "Questa è una prima difficoltà nel trovare una sintesi", evidenzia Cardella. "L'area inoltre è troppo estesa e la gestione non appare così semplice. Pochi euro non scoraggiano l'arrivo di visitatori 'mordi e fuggi' ma anzi rischia di creare un'immagine di destinazione elitaria".  

 

L'introduzione della tassa di soggiorno era stato un argomento delicato in Trentino. Ma non ha cambiato praticamente nulla sulle dinamiche di arrivi e presenze, piuttosto ha generato risorse importanti che reggono il sistema in periodi di bilanci, anche per una Provincia autonoma, sempre più stretti. Tanto che un paio di anni fa questo strumento è stato uniformato in tutto il territorio e ritoccato leggermente al rialzo (Qui articolo). 

 

"Quasi ovunque in Italia la tassa di soggiorno viene incassata dai Comuni che poi utilizza le risorse per vari interventi, non strettamente collegati al settore turistico", aggiunge il direttore di Asat. "In Trentino, per esempio, abbiamo una legge specifica e quasi tutto quanto viene introitato è destinato alle Aziende per il turismo e alle Agenzie di territorio per rafforzare e per sviluppare progetti e servizi ad hoc".

 

A fronte della chiarezza degli obiettivi, la direzione, per Asat, è un'altra. "La capacità di carico di una destinazione va affrontata, il territorio va rispettato. Tuttavia è sempre rischioso parlare di numeri chiusi. La nostra politica si basa su una logica di distribuzione e di gestione dei flussi: la destagionalizzazione, ma anche l'investimento in quei mercati appetibili per le ferie in autunno e in primavera", conclude Cardella.

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