"Le notti a quota 7.300 si sono fatte sentire", il gestore del rifugio Vioz sull'Everest: "Ci muoviamo senza sherpa né ossigeno: soddisfatti ma stanchi"
"Eccomi di nuovo al campo base, di ritorno da questa seconda rotazione, soddisfatto ma anche un po' stanco dopo due notti a campo tre a 7.300 metri che si sono fatte sentire". Continua l'impresa del rifugista Mario Casanova, che punta a conquistare la vetta del Lhotse accanto all'amico Frank Silvi: "Noi e una coppia di cileni siamo gli unici alpinisti a muoversi senza ossigeno e soprattutto senza sherpa"

TRENTO. Prosegue l'esperienza intrapresa da Mario Casanova, gestore del rifugio Vioz, che sorge nel gruppo Ortles-Cevedale a 3.535 metri di quota, che in questi giorni sta tentando la salita al Lhotse (8.516 metri).
Negli scorsi giorni il rifugista si trovava con la guida alpina Silvestro Franchini al campobase dell'Everest in attesa di cominciare la seconda rotazione di acclimatamento. Per Casanova non è il primo 8.000, visto che nel 2017 raggiuse la cima del Dhaulagiri.
Il 29 aprile, il gestore del rifugio Vioz, che sui social sta tenendo aggiornati amici e followers sull'impresa, aveva raccontato una giornata alquanto particolare (QUI I DETTAGLI): "Siamo al campo base a quota 5.300 metri: abbiamo assistito alla Pugia una celebrazione toccante dove viene benedetta un'attrezzatura personale e viene chiesto agli dèi il lasciapassare alla montagna".
Nelle scorse ore, ad apparire su Facebook un nuovo aggiornamento: "Eccomi di nuovo al campo base, di ritorno da questa seconda rotazione, soddisfatto ma anche un po' stanco dopo due notti a campo tre a 7.300 metri che si sono fatte sentire - rivela -. Una trascorsa con Frank Silvi mentre l'altra notte l'ho trascorsa da solo. Oggi (11 maggio) sono sceso a campo 2, poi a campo 1 a salutare il nostro amico "Big Boss" poi al base dove mi aspettava Silvi".

Ad aggiungersi alle dichiarazioni di Casanova è, non a caso, anche l'amico Frank: "Il morale è così così: mi sarebbe piaciuto provare già a salire ma probabilmente non ce l'avrei fatta - spiega in un post condiviso sui social -. Settimana prossima danno vento quindi probabilmente dovremo spostare il volo. È stata una settimana calda e nevosa, panorami stupendi, montagne grandiose".
E prosegue: "Come ci eravamo prefissati abbiamo dormito al campo 3 a quota 7.300 metri. Noi e una coppia di cileni, siamo gli unici alpinisti a muoversi senza ossigeno e soprattutto senza sherpa, interessante provare a spalare la neve e sciogliere acqua a queste quote, mi sembra di salire a rallentatore, qualche volta addirittura con il tasto 'pausa' premuto, mi guardo in giro ed è così anche per gli altri, anzi si muovono quasi tutti più lenti di me. Questo non mi piace, è un po' frustrante, sono abituato a muovermi con efficienza e a queste quote non sono capace".

"Ieri sera gli sherpa sono saliti sull'Everest per la prima volta in questa stagione e oggi qualche alpinista tenterà la vetta - conclude -. Non nego che mi sarebbe piaciuto provare a salire, gli esperti però dicono che per salire senza ossigeno una montagna così alta bisogna aspettare. La prossima settimana sarà decisiva per noi: ora siamo pronti per il summit push ma sinceramente non sono ottimista, penso alle mie bambine e a non stressare troppo il mio fisico, se andrò in cima vorrei farlo con margine".














