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| 25 set 2024 | 13:15

"Un vero rifugista, non ha bisogno di stare al centro dell'attenzione", Bristot (Soccorso alpino) su Budel: "Un influencer che non ha saputo raccontare la montagna"

L'opinione di Fabio Bristot, membro del Soccorso alpino: "Ben vengano gli influencer che la montagna la raccontano in maniera autentica. Ma se si gestisce un rifugio certe 'uscite' sarebbe meglio evitarsele. Foto con sedere all'aria o commenti sulle donne compresi. Un rifugista dovrebbe conoscere il senso del limite e non sentire la necessità di stare al centro dell'attenzione"

"Un vero rifugista, non ha bisogno di stare al centro dell'attenzione"

TRENTO. Carlo Budel ha chiuso la porta di Capanna Punta Penia dicendo 'addio' ad un luogo che per 7 anni ha considerato anche un po' "casa". Amato e 'odiato' (se così si può dire) l'ormai ex gestore del rifugio che sorge a quota 3.343 metri sulla Marmolada ha annunciato attraverso i social che il prossimo anno non tornerà sulla Regina delle Dolomiti ma che cambierà vita, aprendo un Bed&breakfast. Ora, toccherà quindi cercare un nuovo rifugista. 

 

"Delle caratteristiche più importanti di una persona che gestisce un rifugio ho sempre apprezzato la capacità di accogliere congiunta a quella di proteggere, la capacità della narrazione legata ai luoghi e alla storia degli uomini che hanno interagito con quelli luoghi, alpinisti o escursionisti che fossero senza alcuna differenza".

 

A parlare è Fabio Bristot, appartenente al Soccorso Alpino e amministratore per più anni in un Comune, che a Il Dolomiti commenta l'agire di un rifugista (Carlo Budel ndr) che, secondo lui, non era adatto a ricoprire quella mansione: "Ho sempre apprezzato anche la sobrietà misurata delle parole e delle azioni, il sapere offrire e trasferire emozioni che possono scaturire dall'ambiente circostante, ma anche la pari determinazione nel spiegare le insidie della montagna senza sconti, pericoli che, in realtà, molto più spesso siamo noi stessi a generare".

 

Il discorso di Bristot nasce per l'appunto da alcune considerazioni che si riferiscono direttamente a Budel e alla sua gestione di Capanna Punta Penia: "Massima libertà di utilizzare i social, li uso anche io, ma c'è modo e modo di farlo - commenta -. Da personaggio che poteva essere simpatico e particolare è trasceso in un'altra cosa, dimenticandosi di quella moderazione e di quel modo di raccontare la montagna proprio di un rifugista". 

 

Secondo il membro del Soccorso alino, infatti, Budel avrebbe utilizzato i social in maniera che si non si confà al ruolo di un gestore di una struttura in quota, ma da influencer "non del tutto positivo": "Fare il rifugista comporta avere un certo livello di responsabilità: non si può essere troppo leggeri - tiene a sottolineare ancora -. Un tempo in Veneto per diventare rifugista si doveva sostenere un esame contenente anche diverse domande del Soccorso alpino: insomma, come è giusto che sia, bisognava conoscere l'Abc della montagna".

 

E conclude: "Ben vengano gli influencer che la montagna la raccontano in maniera autentica. Ma se si gestisce un rifugio, come nel caso di Capanna Punta Penia, certe 'uscite' sarebbe meglio evitarsele. Foto con sedere all'aria o commenti sulle donne compresi. In generale, infatti, di un gestore ho sempre apprezzato l'onestà intellettuale ed il senso del limite, il poco o limitatissimo bisogno di essere al centro dell'attenzione (è la montagna in quanto tale - mi ha suggerito qualcuno - ad esserlo non io che gestisco una struttura), la coerenza che diventa gesto quotidiano, l'esempio e non il sermone gridato".

 

"Ecco il gestore che vorrei trovare dopo una semplice passeggiata, una salita tra le rocce, un respiro nel bosco e una goccia di sudore che riga la fronte. Un gestore che vorrei trovare anche in Marmolada". 

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