Marco e Andreea sposi a 4.500 metri nel rifugio più alto d'Europa. Il parroco-alpinista Don Barontini: "Uniti i valori del matrimonio a quelli della montagna, metafora della vita"
Marco e Andreea hanno pronunciato il "fatidico sì" a Capanna Margherita, sulla vetta della Punta Gnifetti. Don Marco Barontini, che ha celebrato le nozze: "Il senso è comprendere come la vita e l'andare in montagna siano paragonabili: si affrontano difficoltà assieme ad altre persone, puntando una meta che però non è mai la vetta, ma riuscire a ritornare a casa arricchiti dall'esperienza fatta"

VERCELLI. "Un matrimonio a 4.554 metri non è solo questione di cuore: serve allenamento, determinazione e tanta voglia di sognare in grande". A scriverlo sono le Guide Alpine di Alagna Valsesia, ed è proprio quello che hanno avuto Marco e Andreea, coppia di Tortona che ha pronunciato, lo scorso 30 giugno, il "fatidico sì" a Capanna Margherita, il rifugio alpino più alto d'Europa che sorge sulla vetta della punta Gnifetti, nel gruppo del Monte Rosa.
A celebrarlo è stato Don Marco Barontini, 44enne ex parroco di Alagna Valsesia e attuale direttore del Seminario di Novara, che fin da quando era giovane ha coltivato l'amore per la montagna e l'alpinismo e che, intervistato da il Dolomiti, racconta con un briciolo di emozione quello che a tutti gli effetti è uno dei pochissimi matrimoni religiosi celebrati in quota.

"Faccio subito una premessa: matrimoni civili in quota se ne fanno, ma per quelli religiosi serve l'autorizzazione dell'Ordinario Diocesano – spiega Don Barontini – e in questo caso sono stati valutati sia la fattibilità della scelta che il suo senso: parliamo di una coppia di persone che non sono alpinisti da sempre, ma la cui storia personale si intreccia alla montagna e che avevano nel cuore il desiderio di arrivare per la prima volta a Capanna Margherita, e unirsi in matrimonio proprio nel giorno del loro anniversario di fidanzamento".
E a sottolineare il percorso di avvicinamento al matrimonio sono proprio le Guide Alpine di Alagna che specificano come questo non sia stato semplice: a partire dalla frequentazione della montagna, fino alle salite di acclimatamento nelle settimane precedenti alla cerimonia. E poi, non da ultimi, la ricerca dei testimoni giusti, uno dei quali era proprio la guida alpina, del parroco disposto a salire "fin lassù" e infine del meteo perfetto. Tutti "pezzi che si sono incastrati" lunedì 30 giugno.

A proseguire nel racconto della giornata è Don Marco, che specifica come egli stesso sia un alpinista e come negli anni sia salito molte volte a Capanna Margherita, luogo per lui speciale dal momento che proprio lì, nel 2005, ha celebrato una delle sue prime messe. "Un luogo che per me è casa – spiega – dal momento che unisce tante persone e storie".
E l'avventura del gruppo, formato da pochissime persone, è iniziata il giorno precedente quando, dopo la partenza, hanno raggiunto il rifugio Gnifetti a quota 3647 metri dove hanno trascorso "una serata di conversazione", per poi iniziare la salita verso Capanna Margherita la mattina seguente.

"Una volta arrivati è stato predisposto tutto per la cerimonia nella sala da pranzo del rifugio – racconta Don Marco – e lì abbiamo trovato anche un gruppo di giovani che, incuriositi, hanno chiesto di poter partecipare alla celebrazione: tutto è stato molto semplice e alla fine abbiamo bevuto un bicchiere di spumante e mangiato una fetta di torta, per poi intraprendere la discesa".
Il parroco riflette poi sul significato dell'unione tra Marco e Andreea, il cui desiderio era quello di arrivare lì e legare il proprio sogno alla fatica fatta per raggiungere la vetta. "Da prete che vive la montagna da sempre come una scuola di vita – spiega – l'ho compreso totalmente, dal momento che hanno unito i valori della montagna a quelli del matrimonio e della vita".
Infine, un pensiero dedicato proprio alla montagna, intesa come metafora della vita.
"Il significato profondo anche di questa giornata è comprendere come la vita e l'andare in montagna siano cose assolutamente paragonabili – conclude Don Marco Barontini – dal momento che si affrontano sempre delle difficoltà assieme ad altre persone, puntando ad una meta che però non è mai la vetta, bensì riuscire a ritornare a casa arricchiti dall'esperienza fatta, per poi condividerla con gli altri".















