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Belluno
19 agosto | 16:54

Niente coperte né materassi, sulle Dolomiti arriva il bivacco 'anti-sprovveduti': "Un riparo per chi in montagna sa (davvero) come andarci"

L'Aldo Vaccari punta a rimanere un semplice (e genuino) punto d'approdo, senza offrire nulla di più di quanto un qualsiasi bivacco dovrebbe: "Non abbiamo voluto dare incentivi per trascorrere la notte in struttura per il gusto di farlo. Basta vacanze gratis per sprovveduti: dormirà nel bivacco solo chi sarà davvero attrezzato"

BELLUNO. Niente coperte né materassi, ma un tetto per ripararsi dalla intemperie e soprattutto un luogo in cui "rifugiarsi" durante le proprie escursioni in quota in zone sprovviste di strutture. Nasce con questo intento il nuovo bivacco Aldo Vaccari, che punta a rimanere un semplice punto d'approdo, senza offrire nulla di più di quanto un qualsiasi bivacco dovrebbe offrire. 

 

L’idea di dotare l’alta Val del Cridola (Dolomiti Bellunesi) di un punto di appoggio per gli alpinisti che frequentavano quelle montagne era chiara, a Lorenzago, fin dal 1951 ed era sostenuta dal reggente della Sottosezione Gastone De Mas del Cai. Ma per la nascita della struttura si dovette attendere fino al 1977, quando si diede ufficialmente il via alla costruzione, grazie alle sezione Cai di Lorenzago e di Montebelluna.

 

L’inaugurazione avvenne il 20 agosto 1978 alla presenza oltre duecento persone, tra i quali dirigenti del Cai nazionale, rappresentanti della Fondazione Antonio Berti, alla quale il bivacco fu affiliato e i rappresentanti della famiglia Vaccari, la cui generosità aveva permesso la realizzazione del manufatto. 

 

Un bivacco che per quasi cinquant’anni ha svolto egregiamente il proprio compito ma che, tuttavia, come tutte le cose soggette alle intemperie (e alla necessità dell’adeguamento alle nuove tecnologie), è stato necessario ristrutturare completamente, lasciando però inalterato il suo valore simbolico e alpinistico.

 

Dalla volontà di rinnovarlo ma anche di mantenere il suo spirito "genuino" e autentico è nato così, nel corso dell'estate 2025, il nuovo bivacco Aldo e Miranda Vaccari, "che rappresenta un punto fermo tra passato e futuro - come spiega a Il Dolomiti Emilio Fabbro, presidente del Cai di Lorenzago che racconta con entusiasmo la nascita della nuova struttura -. Un rifugio essenziale, progettato con rispetto per l’ambiente e per lo spirito autentico dell’alpinismo". 

 

"L’opera ha potuto essere realizzata grazie all’impegno e alla tenacia del direttivo della Sezione Cai di Lorenzago - specifica - da volontari e da un ampio ventaglio di finanziatori: dalle due Sezioni comproprietarie (Lorenzago e Montebelluna), dalla famiglia Vaccari, dalle generose donazioni di soci, amici e imprese di Lorenzago, da enti pubblici e dal Cai nazionale, tramite il suo fondo rifugi e bivacchi alpini".

 

La struttura attuale ha una forma a "botte" (in legno all'interno e rivestita di lamiera all'esterno) ed è dotata di 8 posti letto a castello, con i letti inferiori che fungono anche da panche e tavolo centrale. "E' presente anche un vano guardaroba, un box tecnico per il sistema fotovoltaico, dispensa e una cassetta di pronto soccorso - fa sapere Fabbro -. Non mancano tre finestre che garantiscono luce naturale e ventilazione. E' stata messa anche una presa Usb che consente di ricaricare cellulari e dispositivi elettronici".

 

Si è deciso però, per questioni igieniche ed anche per fare in modo che chi arriva in loco sia preparato, di non inserire né materassi né coperte: "I bivacchi di montagna sono rifugi essenziali e preziosi punti d'approdo per offrire riparo a chi si trova in difficoltà durante un’escursione o un’ascensione alpinistica: devono essere spartani".

 

"Non abbiamo voluto dare incentivi per trascorrere la notte in bivacco per il gusto di farlo - ammette il presidente del Cai di Lorenzago -. Chi approda al Vaccari dovrà farlo con attrezzature e per necessità. Non è una casa per vacanze gratuite, né un luogo dove organizzare soggiorni comodi o festini a costo zero. Occupare un bivacco per più giorni, sporcarlo, lasciarlo in disordine o danneggiarlo significa negare ad altri escursionisti la possibilità di trovarvi rifugio in un momento di difficoltà".

 

Fortunatamente, il bivacco in questione sorge in una zona non molto frequentata delle Dolomiti Bellunesi (si raggiunge in 3 ore di cammino ndr): "La scarsa frequentazione turistica ha fatto sì che la struttura resistesse egregiamente senza particolari segni di degrado - prosegue -. Un po' di spazzatura capita di trovarla ma fortunatamente non si sono mai registrati episodi di vandalismo. Ci auguriamo che sarà così anche in futuro". 

 

E conclude Fabbro: "Usare un bivacco con educazione vuol dire pulirlo prima di andare via, non occuparlo inutilmente e soprattutto ricordare che è lì per tutti, non per pochi. La montagna è libertà, ma anche rispetto: dei luoghi, delle persone e delle regole non scritte che la rendono viva e accogliente. Usufruitene con rispetto". 

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