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Trento
12 marzo | 09:10

Tutti contro il divieto ai coltelli nel bosco. Canestrini: "Populismo penale, non risolve i problemi". Gli Schützen la prendono sul personale: "Un attacco alle nostre tradizioni"

Il decreto sicurezza prevede il divieto di utilizzo di coltelli pieghevoli con oltre 5 centimetri di lama. L'avvocato Nicola Canestrini: "L'escursionista o il fungaiolo potranno invocare il giustificato motivo o chiedere l'archiviazione perché portare un coltello in montagna è fatto penalmente insignificante, e spesso l'esito sarà proprio quello. Ma nel frattempo: denuncia, iscrizione nel registro degli indagati, spese legali, tempo perso, frustrazione, sfiducia nella giustizia"

di Redazione

TRENTO. Il Decreto sicurezza continua a far discutere, ma ha ormai allargato al mondo della montagna i confini del dibattito: non è passato infatti inosservato il "dettaglio" legato al divieto di utilizzo di coltelli pieghevoli con oltre cinque centimetri di lama con un meccanismo di blocco della lama e con punta acuta. Si tratta di una tipologia molto diffusa tra escursionisti e fungaioli, tanto che tra i modelli vietati ci sono anche quelli più grandi dei coltellini svizzeri.

 

Il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella era subito intervenuto lanciando un chiaro allarme: "E' una decisione che trovo allucinante e illogica", aveva dichiarato parlando dei cortocircuiti a cui questo tipo di divieto inevitabilmente esporrebbe. 

 

"Il presidente Zanella ha ragione - ha aggiunto l'avvocato roveretano Nicola Canestrini parlando all'Ansa -, basterebbe ascoltare gli esperti. E' la solita logica del populismo penale: si legifera per titoli di giornale, non per risolvere problemi. Quarantotto nuovi reati in due anni, 417 anni di carcere in più nell'ordinamento e un fungaiolo rischia di dover spiegare a un Pm perché aveva nello zaino uno strumento che esiste da sempre". 

 

"L'escursionista o il fungaiolo - prosegue Canestrini - potranno invocare il giustificato motivo o chiedere l'archiviazione perché portare un coltello in montagna è fatto penalmente insignificante, e spesso l'esito sarà proprio quello. Ma nel frattempo: denuncia, iscrizione nel registro degli indagati, spese legali, tempo perso, frustrazione, sfiducia nella giustizia".

 

Ben più tranchant le parole degli Schützen altoatesini che hanno interpretato il divieto ai coltelli nel Decreto sicurezza come una vera e propria "criminalizzazione dei costumi e della vita quotidiana". 

 

"È uno scandalo - si legge nella nota inviata dal comandante provinciale Christoph Schmid - quando lo Stato non riesce più, o non vuole più, distinguere tra oggetti pericolosi e innocui oggetti di uso quotidiano o tradizionali. Questa norma non prende di mira i criminali, ma piuttosto i cittadini rispettosi della legge, gli escursionisti, i cacciatori, coloro che sostengono le tradizioni. Questo tipo di legislazione non solo è fuori dalla realtà, ma è anche un affronto alle tradizioni di lunga data del Tirolo", ha affermato Schmid riferendosi all'utilizzo tradizionale di "forchetta e coltello" nei pantaloni di pelle. 

 

"I nostri abiti tradizionali non rappresentano un rischio per la sicurezza. La nostra cultura e le nostre usanze non costituiscono reato. E le nostre posate tradizionali non sono una questione di competenza del pubblico ministero. Non permetteremo certo che ci vietino di indossarle!", ha concluso Schmid.

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