Valanghe, una ventina i morti in due settimane sulle Alpi. Una strage senza fine, nonostante i bollettini e i pericoli annunciati: ''Bisogna saper dire no''
Gli ultimi 4 si sono registrati tra Courmayeur e Madesimo ma prima c'erano stati quelli in Trentino, in Friuli, in Alto Adige. Un bollettino drammatico nonostante i pericoli annunciati

TRENTO. Una ventina di persone morte, travolte da delle valanghe, in due settimane sulle Alpi. Sono cifre spaventose e addirittura si fatica a tenere il conteggio esatto, preciso, perché il bollettino si aggiorna di ora in ora ed è sempre più drammatico.
Quattro solo domenica scorsa, tre sopra Courmayeur in Val Veny dove una valanga ha travolto tre giovani freerider francesi che vivevano nella cittadina italiana ai piedi del Monte Bianco. Il quarto morto si è registrato al Lago Nero, nel comprensorio di Madesimo: due comitive di motoslitte sono state travolte da una valanga e uno dei partecipanti al tour è stato spazzato via ed ha perso la vita.
Quattro morti che si aggiungono ai dieci che si erano registrati tra Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Sondrio nella prima settimana di febbraio e agli altri che ci sono stati nei giorni a venire (domenica sera anche due snowboarder sono morti sotto una valanga sul ghiacciaio dello Stubai, nel Tirolo austriaco e uno snowboarder è deceduto nel Ticino).
Tutti giovani che amavano la montagna, la vivevano, il più delle volte erano anche ben attrezzati e preparati. Ma la montagna non perdona e quando c'è un pericolo marcato o addirittura forte di valanghe in quota il bollettino parla e non può lasciare indifferenti. Rilanciamo, per questo, l'intervista al vicepresidente del soccorso alpino nazionale Roberto Bolza di qualche giorno fa per cercare di sensibilizzare gli appassionati di montagna ed evitare di
Da giorni, i bollettini dell'allerta valanghe indicano rischi elevati per la presenza di accumuli di neve fresca, caduta o trasportata dal vento. Gli "allarmi" sono stati dunque ignorati o si è trattato di tragiche fatalità che non potevano essere previste?
"Noi continuiamo a ripetere di stare attenti, di consultare i bollettini, di affidarsi ai consigli degli esperti, di chi quelle zone le "vive" quotidianamente, guide alpine, maestri di sci, soccorritori. Il bilancio dell'ultimo periodo è terribile, perché dieci morti in sette - otto giorni sono tantissimi, troppi. Stiamo parlando di dieci persone che non faranno rientro a casa, di dieci famiglie che piangono la scomparsa di un figlio, un marito, un fratello, un amico che non c'è più. I bollettini e le allerte sono fondamentali e, invece, siamo di fronte ad un' "over confidence" nei confronti di un ambiente, la montagna, che non è sicuro, che può "cambiare" da un momento all'altro dove - lo ripeteremo all'infinito - variabili e rischi sono tanti ed elevati".
Dunque c'è una sottovalutazione delle allerte che, negli ultimi giorni, parlavano di un elevato rischio valanghe praticamente su tutto l'arco alpino viste le condizioni meteo.
"O una sottovalutazione o una sopravvalutazione delle proprie capacità di analisi. Non basta conoscere "a menadito" una zona, un percorso, una cima per poterla affrontare in tranquillità. Basta una nevicata, qualche ora di forte vento per far sì che me condizioni mutino in maniera considerevole. E, allora, si pensa si trovarsi su di una cresta quando, magari, si è spostati di tre metri e quel percorso non è quello che si credeva di affrontare. E, attenzione, tra chi ha perso tragicamente la vita non vi era nessuno che fosse inesperto, che non conoscesse la montagna: da quello che ho potuto constatare si trattava di persone che avevano grande preparazione ed esperienza. Ma, a maggior ragione con queste condizioni meteo, la conoscenze non bastano".
I bollettini parlavano chiaro.
"In Trentino, ma anche nelle regioni limitrofe, c'era allarme marcato sopra il limite del bosco. E il rischio non è solamente legato alle valanghe, perché la neve accumulata, quando modifica la fisionomia della montagna, può nascondere anche altre insidie, come piante, salti, rocce, buchi, che possono provocare traumi letali. Bisogna parlare con gli esperti e saper rinunciare. Capisco che, dal punto di vista dell'appassionato, le ultime giornate fossero perfette per lo sci alpinismo: neve soffice, sole, cielo sereno, il massimo insomma, ma si deve fermarsi, raccogliere tutte le informazioni e se, qualcosa non è chiaro, chiedere. Continueremo a ripeterlo all'infinito. Ogni vittima in montagna è un lutto enorme anche per il Soccorso Alpino e Speleologico, ad ogni angolo d'Italia".
Recentemente ha perso la vita anche un "ghiacciatore", precipitato da una cascata in Valle d'Aosta.
"Anche quello è un capitolo particolare. Io capisco che, magari, la salita sia stata preparata con settimane d'anticipo, che per raggiungere la cascata vengano percorsi tanti chilometri e che il ghiaccio ci sia solamente in quel determinato periodo dell'anno ma, anche in questo caso, bisogna saper dire "no" in maniera consapevole".












