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Spazio Elementare "fabbrica" la creatività artistica

L'ex scuola elementare di Valmorbia di Vallarsa era in abbandono. La ristrutturazione nata da un progetto innovativo la sta trasformando in un centro multidisciplinare animato da professionisti che mettono in rete le proprie esperienze. Dalla fotografia alla grafica, dal video al teatro ma anche ambiente e filosofia. In una zona decentrata un'idea innovativa che merita attenzione e sostegno
DAL BLOG
Di Carmine Ragozzino - 22 novembre 2017

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino

 “Elementare Watson”: la frase è entrata nel lessico comune per indicare i “casi” – piccoli o grandi poco importa – da risolvere. Non c’è però nulla di elementare – nulla di semplice – in una scommessa cultural sociale che sta rapidamente diventando confortante e vincente realtà. In Vallagarina. O meglio nella Vallagarina meno sotto i riflettori: in zona Vallarsa. La periferia della periferia.

 

Capita però che le idee decentrate riescano a volte a diventare centrali. Più centrali di altre. L’idea di “Spazio elementare”- un team di creativi che pratica le più eterogenee passioni artistiche - è certamente un’intrigante testimonianza del concetto di cui sopra.

 

Nell’ex scuola elementare di Valmorbia sta per nascere- infatti – un centro di ricerca, formazione e soprattutto azione artistico-culturale. Un centro che si propone come punto di riferimento “operativo” per un territorio ovviamente più vasto di quello in cui ha sede lo stabile.

 

L’ex scuola era un inno all’abbandono e alla decadenza. La ristrutturazione che Spazio Elementare ha gestito - in accordo con il Comune di Vallarsa, con il contributo del volontariato e con l’impegno economico degli stessi soci dell’associazione - sta regalando una nuova vita all’ ex scuola. Una nuova funzione.

 

Non si tratta di sola vita architettonica. A Valmorbia si vuole fare nascere, si vuol far crescere,  un’officina delle idee. E le idee possono- devono – tradursi in produzione artistica, in virtuoso intreccio di discipline, in salvifica contaminazione. Chi anima Spazio Elementare garantisce oltre alla dedizione e l’entusiasmo per questa sfida anche un bel bagaglio di competenze. Coltivate in Trentino, in Italia e all’estero.

 

Alcuni nomi – con annessi curriculum– danno una dimensione precisa della qualità del team. Un team, una squadra, aperta.

 

Per la fotografia il referente  Massimo Falqui Massida, roveretano, classe 83, che tra l’altro si è specializzato in fotogiornalismo all’agenzia parigina Magnun. Per il Grapich design c’è Ilaria Bassoli, che vanta collaborazioni anche con L’international design school di Mosca. Di multimedia si occupa Massimo Vicentini, insegnante al Vittoria di Trento che si alterna in scioltezza tra grafica, modellazione 3d, siti web. Davide Vivaldi lavora nelle arti plastiche, girovagando tra pittura, scultura e installazioni. Marco Malossini è impegnato per lavoro e per missione nella pianificazione territoriale e nella mobilità sostenibile.

 

Per il teatro la competenza di Spazio Elementare è doppia: Federico Vivaldi e Carolina de la Calle Casanova. Entrambi vantano un percorso intenso sul palco e fuori dal palco nell’ideazione e nella regia. Light designer e performig media è la specializzazione di Alice Colla, che nel suo curriculum unisce parecchia pratica, (collaborazioni multiple) alla teoria eccellente come quella imparata all’Accademia della luce di Perugia.

 

Gli audiovisivi hanno un referente in Andi Stefo, albanese “itinerante” per mestiere, autore di reportage fotografici in Africa e protagonista del cinema in viaggio che è arrivato anche nei villaggi del Sahara. Anna Mosca e Claudia Avventi hanno in mano l’organizzazione degli eventi che per Spazio Elementare si sta confermando come un territorio di indubbia crescita. Il team si completa con un antropologo  ed uno storico – Alessio Maggiani e Marco Galvagni . Quest’ultimo è anche  l’interlocutore per la musica e per i paesaggi sonori, terreni di sperimentazione sui quali Spazio Elementare dà l’idea di voler investire non poco.

 

Il gruppo, il team, è folto. Il gruppo, il team, ha una filosofia. Tanto semplice, quanto chiara. Ognuno opera in proprio nei diversi campi artistici ma tutti, nell’ex scuola di Valmorbia, hanno scelto di mettersi in rete, animando di capacità un’unica sede creativa dove lo scambio di idee e progetti possa diventare sostanza, crescita, innovazione.

 

Una sostanza – quella che cerca Spazio Elementare – certamente multidisciplinare perché il presente impone ad ogni arte di non chiudersi nell’autoreferenzialità. Una sostanza che punta a unire teoria e pratica, entrambe irrinunciabili, nella realizzazione di opere, nell’apertura di laboratori, nell’organizzazione di eventi.

 

Un passaggio de sito di Spazio Elementare, (.it), è in questo senso illuminante: “Vivendo nell’oggi, Elementare è specchio della realtà con cui si confronta. Applicando la ricerca e l’analisi come metodo e l’arte come espressione, si muove sul terreno ampio del paesaggio contemporaneo, tra ambiente e società, sostenibilità e culture, simboli e linguaggi, marginalità, limiti e confini da sempre frontiere fertili della conservazione dei valori, esaltazione delle potenzialità, senso di comunità e partecipazione, esposizione al passaggio e al paesaggio”. In coerenza a questo “manifesto” quelli di Spazio Elementare promettono che la fabbrica creativa all’ex scuola sarà un luogo a porte spalancate: “Uno posto in cui tutti possono entrare, guardare, cercare, domandare, incontrare, trovare, rispondere e partecipare, usare il materiale e gli spazi attrezzati per le diverse attività”.

 

Insomma, democrazia. Insomma socializzazione. La marcia di avvicinamento all’operatività del polo artistico è partita da tempo. Spazio Elementare si è fatto conoscere “facendo”. Ha già promosso una serie di appuntamenti  che hanno portato arte varia, (teatro, musica, eccetera), in sedi inusuali, toccando piccoli centri come Trambileno o Terragnolo, oltre a Vallarsa.

 

E con qualche puntata a Rovereto. “Teatro in valle”, la rassegna che chiuderà sabato con “La mia Iliade” di Andrea Castelli a Trambileno ha sorpreso gli stessi promotori per numero di presenze e consensi.

 

Un successo che non è casuale per via del coraggio, dell’attitudine a rischiare che nella cultura è l’unica attitudine possibile. E così Spazio Elementare ha allestito e circuitato spettacoli inediti, autoprodotti, come “Sfortunato Depero” e soprattutto come quello che ha debuttato a Rovereto ponendo al centro del palco l’invisibilità dei troppi giovani costretti a trasferire la loro genialità all’estero. Per campare. Per dignità.

 

Valmorbia è in salita. Ma con questi presupposti l’officina creativa di Spazio Elementare potrebbe partire in discesa. 

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