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Dolomiti Pride, il sindaco Andreatta ha cercato di frenare ma qualcosa (e qualcuno) l'ha convinto a dire sì

Una lettera firmata da 50 associazioni e le pressioni di Andrea Robol e Italo Gilmozzi hanno portato il primo cittadino ad autorizzare l'evento. Nel primo incontro aveva detto agli organizzatori che tutte le date erano occupate per altre manifestazioni

Di Donatello Baldo - 21 novembre 2017 - 19:29

TRENTO. "Tutti i sabati di giugno sono occupati, c'è il Festival dell'Economia, la Color Run, c'è lo StreetGolf : il Dolomiti Pride non si può fare". Quando il sindaco Alessandro Andreatta ha incontrato Paolo Zanella di Arcigay ha detto no, elencando tutti i possibili impedimenti.

 

Ha fatto un po' come don Abbondio, quando davanti a Renzo ha elencato quelli che avrebbero ostacolato il suo matrimonio con Lucia: error, conditio, votum, cognatio, crimen. "Si piglia gioco di me?", lo interrompe nei Promessi Sposi il giovane fidanzato, e manda don Abbondio a quel paese con la famosa frase "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?".

 

Ora, non sappiamo cosa abbia detto sul momento Zanella, se anche lui si sia arrabbiato contro il sindaco: avrà certo ricordato al primo cittadino che se non si tenesse il pride a Trento sarebbe grave, che il caso avrebbe risalto nazionale, che una giunta di centrosinistra non se lo può nemmeno sognare di ostacolare un evento simile.

 

Sappiamo però cos'è successo dopo, come e perché il sindaco abbia cambiato idea e chi siano stati i mediatori che in qualche modo hanno fatto pressione sul primo cittadino. Dall'incontro in cui Andreatta ha trovato tutte le scuse per dire "non s'ha da fare" alla decisione del Comune per annunciare la data della manifestazione, è passata una settimana.

 

In questi sette giorni gli organizzatori hanno raccolto le adesioni di 50 realtà associative che rappresentano una fetta importante della società, associazioni che assieme hanno firmato una lunga lettera al sindaco in cui affermano perentorie: "Ostacolarne la realizzazione del pride lancerebbe un messaggio di chiusura".

 

Tra le adesioni quella del Centro di Studi interdisciplinari di Genere dell'Università di Trento, del Forum trentino per la Pace e i Diritti umani, della Commissione provinciale per le Pari opportunità tra donna e uomo.

 

Ma hanno aderito anche Amnesty International, l'Anpi di Treno e di Bolzano, la Cgil e la Uil delle due Province, gran parte delle associazioni universitarie, associazioni femminili, cooperative intere. Addirittura l'Atas, il Centro Astalli, l'associazione AMA, l'Alfid che si occupa di famiglie in difficoltà.

 

Tutto il mondo teatrale, il Funambolo, TrentoSpettacoli, il Teatro delle Quisquilie, EstroTeatro, la Compagnia teatrale Arditodesìo - Teatro Portland, l'associazione Spazio Off. Cattolici, laici, circoli culturali, ricreativi, sportivi. 

 

"Il Pride a Trento è il giusto e atteso coronamento del percorso che la città e il Trentino, grazie alle associazioni del territorio, hanno fatto negli ultimi anni sul tema dei diritti e dell’inclusione". E la lettera spiega che "attorno al Dolomiti Pride si stanno già mobilitando tante energie e in molti si aspettano un segnale chiaro di vicinanza e di supporto da parte delle Istituzioni".

 

Un segnale che inizialmente dal sindaco non è venuto. Anzi, sua intenzione era quella di mettere i bastoni tra le ruote, di scoraggiare, di ostacolare l'iniziativa per non dover avere a che fare con la parata di gay, lesbiche, trans. 

 

Ma questa lettera l'ha messo con le spalle al muro. E, spalle al muro, ha dovuto ascoltare i consigli di due assessori, Gilmozzi e Robol, che con pacatezza hanno spiegato al sindaco che non ci crederà nessuno che non si dà la piazza per il pride perché si vuole fare la ColorRun. 

 

Il primo è segretario provinciale del Pd. Se il sindaco del capoluogo di provincia, del suo partito, avesse detto no all'organizzazione del gay pride sarebbe stato un gran problema. Un problema tanto grande da finire sui giornali nazionali, da nascondersi per la figuraccia. Buoni argomenti per far cambiare idea al sindaco Andreatta ne aveva tanti.

 

Andrea Robol è invece l'assessore alle Pari opportunità. Ha incontrato Arcigay e il mondo Lgbt ormai tante volte e avrà semplicemente detto al sindaco che non si tratta di persone tanto strane. Che con loro ha parlato di inclusione, di bullismo, di lotta agli stereotipi e alle discriminazioni.

 

Avrà detto sottovoce ad Andreatta che anche lui è un politico cattolico ma che non è peccato lasciare a tutti la libertà di esprimersi. Anche perché lo dice la Costituzione che tutti i cittadini sono uguali e la libertà di manifestazione è sacrosanta. 

 

Sta di fatto che alla giunta successiva, quella di martedì, il sindaco ha comunicato a tutti la data del Dolomiti Pride. "Sarà il 9 giugno". Ha fatto scrivere un comunicato stampa di poche righe: "A breve il Sindaco e l'assessore competente Andrea Robol incontreranno gli organizzatori per stabilire responsabilmente e consapevolmente le modalità di svolgimento dell'evento".

 

Ora c'è da lavorare su quelle parole che sembrano accusare gay e lesbiche di irresponsabilità e inconsapevolezza, perché il problema è l'esagerazione: un torso nudo glitterato è scandalo, un bacio tra due uomini o due donne è una provocazione che offende la città.

 

Ma il pride serve proprio a questo: a far crescere una comunità nella capacità di accogliere e di includere. Il sindaco potrà convincere qualche giovinastro gay a petto nudo a rimettersi la maglietta della salute solo se al pride ci sarà lui stesso con la fascia tricolore. Cosa che sarà richiesta, a meno che quel giorno il sindaco non corra la sua personale ColorRun fuori provincia

 

 

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