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"Il Gay Pride è un misfatto da evitare nella Città del Concilio" e il consigliere leghista chiede al sindaco di non autorizzarlo

Un'interrogazione diametralmente opposta è arrivata anche dalla consigliera Antonia Romano de L'Altra Trento a Sinistra: "Sostegno a questa iniziativa democratica e colorata". Ma il sindaco: "Fino ad ora nessuna richiesta al Comune, nulla da dire"

Pubblicato il - 11 luglio 2017 - 18:56

TRENTO. Il Gay Pride a Trento è un “misfatto da evitare per la Città del Concilio”. Questo afferma il consigliere comunale Vittorio Bridi della Lega Nord che interroga il sindaco di Trento per chiedergli “se ritenga opportuno non autorizzare questa manifestazione a Trento e se risulta vero che intende qualificarla con la sua presenza”.

 

Bridi, riportando una lettera apparsa su un  quotidiano, spiega di condividerne il contenuto che dice questo: “In questi tempi è diventato pericoloso dichiarare apertamente ciò che dovrebbe essere naturale, e cioè che i figli nascono dal rapporto tra un uomo e una donna, e che il rapporto omoerotico oltre che debba rimanere sterile, è innaturale”.

 

Oltre all'interrogazione del consigliere leghista, al sindaco è stata sottoposta anche quella della consigliera Antonia Romano de L'Altra Trento a Sinistra. “Si chiede al sindaco come lui e la sua giunta intendano sostenere e supportare un'iniziativa democratica e festosa, inclusiva e colorata”.

 

Il sindaco ha risposto che “ad oggi non ho ricevuto nessuna richiesta formale da nessuna realtà su questo evento”. Un evento, lo ricordiamo, solo annunciato da indiscrezioni raccolte e da ilDolomiti e poi confermate dal presidente di Arcigay Paolo Zanella. La decisione di realizzare a Trento il prossimo Pride del Nord Est del 2018 sarà confermata soltanto in autunno.

 

Il sindaco quindi “nulla ha da dire”. Nemmeno che non tocca a lui autorizzare una manifestazione, che non potrà mai negarla come chiede la Lega Nord. Dalla Costituzione nessuno ha ancora abrogato l'articolo 17 (“tutti i cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente (...) anche in luogo aperto al pubblico”) e l'articolo 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”).

 

La Lega sarà comunque decisamente contraria”, afferma Bridi nella replica, mentre la consigliera Romano si sarebbe aspettata di più. “Avrei voluto sentire che la giunta e il sindaco sostengono questa iniziativa, anche se non ancora formalizzata. Molti sindaci – spiega – hanno aperto loro stessi i Gay Pride in mote città italiane”.

 

Ma il sindaco rassicura: “Quando avrò la richiesta valuterò e capirò se sarà necessario attivare gli uffici, come per tutti gli altri eventi”.  

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