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All'assemblea del Pd non c'è nessuno. Salta il numero legale e il segretario si alza e se ne va

Alcuni sono rimasti a scambiarsi quattro chiacchiere. Nessuno dei consiglieri provinciali, solo Zeni. Si doveva parlare del congresso ma su 61 componenti nemmeno una ventina si è presentata alla riunione

Di Donatello Baldo - 25 novembre 2018 - 05:01

TRENTO. "Dai che forse arriviamo a 10, dai che ne arriva un altro e si fa 11. Ecco che arriva Tizio, 12, e Caio, 13". Una conta rassegnata, perché quelli che ieri sono andati all'assemblea provinciale del Partito democratico erano veramente pochi. Una ventina, pochissimi, tantissimi quelli giustificati, 37 su 61. Ma in ogni caso non c'era il numero legale e non si è fatto nulla. 

 

Questo dicono sconsolati i pochi che hanno partecipato, raccontando di una serata triste in cui nemmeno c'era più la voglia di discutere. Qualcuno, venuto dalle valli, che si è fatto qualche bella mezz'ora in macchina, ha proposto di sfruttare comunque l'occasione per scambiare qualche idea. Ma il primo a prendersi la giacca e a mettersi il cappello è stato il segretario ancora in carica Giuliano Muzio, che considerata la seduta deserta ha preferito guadagnare subito l'uscita.

 

"Manderò la mia relazione via email - avrebbe detto - così l'assemblea la facciamo telematica". Il Pd che si parla via messaggio, che decide di un congresso affidando alla posta elettronica le considerazioni sul futuro che lo attende. Andiamo proprio bene! "C'era tanto scoramento - riferiscono i presenti - e quando Muzio se n'è andato siamo rimasti tutti un po' così". 

 

L'assemblea era stata convocata appositamente per decidere del congresso, per capire se farlo subito, se aspettare, se collegarlo a quello nazionale. Un congresso è la linea del partito da qui ai prossimi anni, quello che descrive la rotta e che pianta i paletti dell'azione politica futura. Nulla, disinteresse. Non si sa nemmeno chi sta con Minniti, chi sta con Zingaretti, chi vuole candidarsi alla guida del partito qui in Trentino. 

 

Di big, all'assemblea, nemmeno l'ombra. Solo Zeni è arrivato quando già si era decretata la mancanza del numero legale. Nessun altro dei consiglieri eletti, neanche Tonini, nemmeno Olivi che tanti dicono interessato a prendersi il partito. Assenti anche gli altri, Manica e Ferrari. Non s'è visto Gigi Olivieri, che di solito non si perde un'assemblea. 

 

Zeni è rimasto inizialmente fuori dalla porta con Mattia Civico, quest'ultimo non è nemmeno componente dell'assemblea. Zeni è entrato quando qualcuno ha chiesto un suo parere su una proposta buttata lì da qualcuno con l'obiettivo di spostare il congresso un po' più in là. "Ma se affidassimo il partito ai consiglieri provinciali per un traghettamento?". Proposta che ha lasciato il tempo che ha trovato ma che ha permesso all'ex assessore della giunta Rossi di dire quel che pensa.

 

Sembra che abbia attaccato coloro che vanno in giro a dire che il gruppo dirigente che ha portato il partito a questo punto dovrebbe starsene fuori dalla mischia. Tra questi è Alessio Manica che lo dice ormai da qualche tempo, e dice che soprattutto i consiglieri provinciali dovrebbero evitare di ritornare padroni del Pd. Non che Zeni voglia diventare segretario, ieri l'ha escluso, ma per lui è una questione di principio: non si può accusare della debacle solo alcuni e salvare tutti gli altri.

 

Il tema è però tutto politico. Il prossimo congresso si dovrà fare sull'onda di quello nazionale o è meglio aspettare e dividere i due piani? Quelli che vogliono contarsi e vincere sui numeri sono per la prima ipotesi. Quelli che vorrebbero una discussione approfondita su "Che fare?" sono per la seconda soluzione. Nel primo caso c'è già che vede gli schieramenti, con Zeni che sostiene Marco Minniti a capo quindi di una componente e Alessio Manica dall'altra con Zingaretti.

 

Se il congresso fosse rinviato la discussione sarebbe tutta trentina, un congresso sulla dimensione locale, concentrato sul rinnovo del partito per la ricostruzione di se stesso e della coalizione che con il voto dello scorso ottobre si è disintegrata. E qui, oltre Minniti e Zingaretti, le prospettive sono due: strizziamo l'occhio al centro con l'obiettivo di imbarcare il Patt o iniziamo un nuovo percorso guardando dalla parte di Futura? 

 

Zeni, sembra di capire, preferirebbe di gran lunga il centro alla sinistra "nemmeno radicale quanto elitaria", come l'ha definita. Perché ha spiegato, in un'assemblea svuotata di legittimità ma anche di persone, che quel che è sparito è proprio il centro, quello che dev'essere riconquistato. Ma l'altra sera è sparito anche il Partito democratico, e sembra che anch'esso debba essere riconquistato. 

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