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Centrosinistra, ''andiamo verso la sconfitta''. Pietracci chiede di allargare ai Civici e la sinistra spera in Paolo Ghezzi

L'esponente dei Socialisti preoccupato dal braccio di ferro tra Rossi e Valduga che impedisce la costruzione di un fronte largo. Ma l'ipotesi della presidenza a uno dei due allarma le liste che si sono aggregate attorno alla proposta di Primavera Trentina che cercano una terza opzione

Di Donatello Baldo - 26 giugno 2018 - 06:01

TRENTO. “Tra veti e contro-veti il centrosinistra autonomista si avvia alla sconfitta. Dobbiamo dirlo con chiarezza: se vogliamo perdere, continuiamo così". Le parole di Alessandro Pietracci dei Socialisti sono chiare ed interpretano il pensiero di molti del centrosinistra, che guardano preoccupati a quello che succede.

 

Il braccio di ferro tra Valduga e Rossi sta rischiando di rompere l'attuale maggioranza di centrosinistra e la paura di diventare presto minoranza è sentita. "Poi qualcuno si ritroverà con il cerino in mano, gli uni accuseranno gli altri. Ma sarà tempo perso - spiega Pietracci - e intanto il Trentino sarà andato a destra, a quella destra che ci trasformerà in una succursale del Veneto". 

 

Per Pietracci "ogni limite temporale è stato superato". Nel senso che non c'è più tempo per fare gli schizzinosi e bisogna fare i conti con quello che c'è. "La coalizione del centrosinistra autonomista può e deve avere però un sussulto di responsabilità. Occorre allargare il campo, non restringerlo".

 

E il riferimento è a Francesco Valduga, il sindaco che ormai non soltanto l'Upt cerca di convincere. Anche dal Pd c'è che sta facendo pontri d'oro: l'ex senatore Giorgio Tonini ha fatto il suo endorsement pubblicamente. "Quali forze politiche ci stanno a rappresentare un’alternativa di governo a un centrodestra che sarà soltanto egemonizzato dalla Lega? Io credo che l’area civica che fa riferimento a Francesco Valduga insieme con l’Upt non possano che stare da una parte".

 

Per l'esponente socialisti serve anche una 'quarta gamba' che possa spostare un po' a sinistra una compagine - che se fosse realizzata - sarebbe molto sbilanciata al centro. "Serve un progetto innovativo che veda la sinistra riformista perno di una lista capace di parlare a tutto l’elettorato puntando anche sugli indecisi. Si è visto - sottolinea Pietracci - che l'astensionismo punisce di più la sinistra".

 

Sul candidato presidente sembra ormai che si sia persa la speranza: "La questione potrà sfumare in quest’ottica - afferma - ed essere chiusa rapidamente". Sia Valduga o Rossi poco cambia per il socialista, il pericolo della destra mette in secondo piano la questione. Per lui, ma non per tutti

 

I tempi stringono e l'ora ics in cui decidere come e con chi ci si presenterà alle prossime elezione sta per scoccare. La sinistra che si è aggregata attorno alla proposta di Primavera Trentina, a cominciare dai Verdi che storicamente stono organici al centrosinistra, stanno facendo di tutto per scongiurare che sia ancora Rossi il leader della coalizione. E più di Rossi temono Valduga, "perché si è visto chi è veramente a Rovereto dove si è alleato con la destra". 

 

Fanno di tutto, dicevamo, anche cercare un'alternativa, un nuovo nome, quello che non è stato in grado di trovare il Partito Democratico. Non solo loro, ma sembra che in molti stiano chiedendo a Paolo Ghezzi di dare la propria disponibilità: c'è chi spera che il suo nome possa unire, anche i civici, anche la sinistra. 

 

Una terza opzione che se Rossi e Valduga facessero un passo indietro "per permettere la costruzione di un fronte contro i populismi" potrebbe dare un senso di novità a tutta la faccenda. Ma le Stelle Alpine non molleranno mai sul governatore, e nemmeno il sindaco di Rovereto sembra voler cedere. 

 

Il suo nome potrebbe essere speso da un gruppo largo della società civile, da un insieme trasversale di persone che chiedono di unire le forze contro quello che viene definito come "una minaccia", l'arrivo al governo provinciale della Lega di Salvini

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