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''Valduga? Di destra''. L'ex sindaco di Rovereto: ''Per vincere serve radicalità e un Pd che non rinuncia ai suoi valori''

Andrea Miorandi contro l'ipotesi di allargamento della coalizione ai Civici: "Per vincere dobbiamo dire chi siamo, in modo trasparente. Invece si propongono le accozzaglie senza idee e prospettive". Su Tonini: "Ci chiede di rinunciare a simbolo e identità, parole agghiaccianti"

Di Donatello Baldo - 26 giugno 2018 - 20:01

TRENTO. "Dov'è l'orgoglio di sinistra? Perché io, come tanti altri elettori, sono orgoglioso della mia appartenenza. Siamo la sinistra trentina e come tali vogliamo portare avanti le nostre idee". Andrea Miorandi, l'ex sindaco di Rovereto messo all'opposizione da Valduga, interviene duramente sulle ipotesi di un allargamento ai civici che tanto stanno animando le strategie del centrosinistra. 

 

Le parole dell'ex senatore Tonini, quelle di Dellai, che auspicano un allargamento al centro con la 'cessione' della presidenza al sindaco di Rovereto, scaricando Rossi, lo hanno lasciato di stucco. "Per paura di perdere qui si sta per perdere la propria identità. E poi - si chiede Miorandi - perché dare credito a Valduga che sta amministrano male la città di Rovereto?".

 

Una domanda che Miorandi butta lì - afferma - a nome di molti roveretani: "Una domanda banale che molti si fanno. Insomma, se cediamo sulla nostra identità, accettando anche le imposizioni sul fatto che dobbiamo rinunciare al nostro simbolo, dove mai arriveremo?".

 

Sembra proprio che qualcuno stia pensando di affidare al sindaco Valduga la leadership del centrosinistra. 

Accettando pure di rinunciare alla propria appartenenza, ma così non si va molto lontani. Questi si sono fatti prendere in giro da qualche pifferaio, spaventati di perdere pezzi ormai inconsistenti che dall'interno del centrosinistra tengono tutti in stallo. 

 

Ma anche dal Pd qualcuno guarda al sindaco di Rovereto, anche Tonini. Ha letto la sua intervista?

Un'intervista agghiacciante: stiamo tutti insieme pur di non perdere, e al contempo accetta l'umiliazione di rinunciare al simbolo, alla bandiera, ma scherziamo? Se cambiamo lo decidiamo noi, non viene certo uno di destra come Massimo Fasanelli a dirmi cosa devo fare. Ma come si permette? Abbiamlo ancora un popolo, anche se dispoeso, abbiamo valori, storia, un radicamento sociale, anche se in crisi, ma c'è, è il nostro patrimonio e il nostro riferimento.

 

Hanno paura di perdere contro la Lega, dicono che serve un allargamento della coalizione.

A destra. Ma noi invece dobbiamo ripartire dal Pd, da quelle piccole resistenze, perché essere di sinistra oggi è anche un atto di resistenza. Non serve a niente spostarsi al centro e inseguire la destra, dobbiamo invece essere capaci di andare controvento, anche contro quelli che dicono che non c'è né destra né sinistra.

 

Il sindaco Valduga, lui spesso lo dice.

Appunto, e di solito quelli che dicono questo sono di destra, guarda caso. Ma se è vero che le ideologie sono passate, l'elettore sta premiando la polarizzazione. Alla destra risponde la sinistra, non un'accozzaglia di liste e la coalizione spostata verso destra. 

 

Ma oramai sembra che sia così ovunque.

No, non semplifichiamo. Il momento è difficile ma dobbiamo avere speranza e guardare a quelle realtà positive: il Pd ha vinto a Brescia, governa Milano e a Innsbruck - città conservatrice - i sindaco è dei Verdi.

 

La ricetta per vincere? Qual è?

Per vincere dobbiamo dire chi siamo, in modo trasparente. Invece si propongono le accozzaglie di liste e di partiti, indipendentemente dalle idee e dalle prospettive. Gli elettori vedono soltanto un ammassamento fatto tanto per tenersi il governo provinciale. Si vince con la propria identità.

 

Ma si potrebbe anche perdere.

Ma se si perde la propria identità è molto peggio.

 

Insomma, l'allargamento ai civici non le piace proprio. 

Io credo che dietro ai civici non ci sia nulla. Se l'esempio è il civismo sperimentato a Rovereto stiamo freschi: al primo atto amministrativo non ordinario ci si schianta. Perché va bene finché fai un marciapiede (e sono riusciti a sbagliare anche lì...) ma quando parli di sanità, di welfare, di diritti, di politica, allora salta tutto.

 

Ma il civismo ha una storia importante.

E allora si cominci da quello di sinistra, dai tanti sindaci a noi vicini che sono sul territorio. Sembra che gli unici sindaci siano nei civici di Valduga. Potrei fare tanti esempi di amministrazioni che per nulla si sentono rappresentate dal suo 'partito dei sindaci'. Parliamo con loro prima che con il sindaco che a Rovereto si è alleato con la destra per far fuori il centrosinistra.

 

Ma se il Pd dice non a Valduga c'è il rischio di perdere l'Upt. 

Il Pd pensi di non perdere il proprio elettorato, che è molto più consistente di quello ormai polverizzato di certe micro-componenti della coalizione. Poi, io non sono contro l'allargamento in generale, ma si allarghi sulla base di un'affinità politica e valoriale. Aggreghiamo su una piattaforma politica aperta, ma alle idee che condividiamo, non a quelle che sono l'opposto delle nostre.

 

Se passa la linea di Valduga presidente?

Sarà difficile spiegarlo agli elettori roveretani. Noi a Rovereto rappresentiamo l'alternativa. 

 

Lei quindi all'assembea del Pd sosterrebbe la tesi 'Rossi presidente'?

La cosa più deprimente è vedere un partito è lacerato e diviso su Rossi, e questo dispiace anche per Rossi. So cosa vuol dire arrivare sfiancato, denigrato, indebolito all'appuntamento elettorale. Io l'ho vissuto sulla mia pelle e mi è costato molto caro. 

 

Ma?

Bisogna prendere atto che il suo nome sta creando seri problemi. Credo sia necessario che il Pd poponga un nome nuovo, con l'obiettivo di tenere tutti attorno al tavolo. Tutto il centrosinistra. 

 

Ma non tutti potrebbero starci.

A quel punto il Pd potrebbe promuovere una sua proposta fuori dagli schemi attuali. Non mi scandalizzerebbe la cosa.

 

Anche con il Pd che corre da solo?

Non necessariamente, ma in ogni caso è il Pd che deve dettare la linea. Dobbiamo diventare noi i protagonisti perché contro la Lega, contro il populismo, in una realtà polarizzata, serve radicalità. Radicalità e identità, le accozzaglie fanno perdere tutti. Io voglio vincere.

 

Lei ci spera?

Spero che il Pd faccia la sua parte. 

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