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"Il Trentino che vogliamo", i sette punti di LeU per vincere contro la destra populista e sovranista

"Per evitare che la destra populista e sovranista abbia il controllo dalla nostra provincia non basta aggiustare il perimetro della coalizione. È indispensabile produrre un progetto di governo credibile e di lunga prospettiva"

Pubblicato il - 12 luglio 2018 - 12:12

TRENTO. Si erano visti qualche settimana fa per fare il punto della situazione con gruppi e associazioni che fanno riferimento alla galassia della sinistra, per presentare le linee guida dell'impegno politico e per approfondire alcune riflessioni programmatiche.

 

Liberi e Uguali, in vista della scadenza delle prossime elezioni provinciali, presenta sette punti su cui aprire un confronto, "oltre i nomi". Con una "lettera aperta rivolta a cittadine e cittadini, forze politiche, movimenti, associazioni" tenta di inserirsi nel dibattito politico.

 

"Il Centro Sinistra Autonomista, lo scorso 4 marzo, non ha avuto solo un incidente di percorso, ma ha subito una pesante sconfitta. Sebbene la sconfitta possa essere inserita in una fase negativa per le forze democratiche a livello nazionale e internazionale, segna comunque la fine, nella nostra Provincia, di una fase di governo ventennale che, accanto a indiscutibili luci, ha visto molte, troppe ombre".

 

"Ne è stata responsabile, almeno in parte, una legge elettorale che ha consentito la governabilità a scapito della rappresentatività - spiega LeU - ed ha quindi allontanando le cittadine e i cittadini dall'esercizio delle pratiche partecipative democratiche". 

 

Per LeU "le profonde lacerazioni all'interno dei tre maggiori partiti della coalizione, le discussioni sul nome del candidato presidente in assenza di una seria analisi delle ragioni della sconfitta, le evidenti difficoltà nel formulare una proposta per il governo che prefiguri, accanto ad una radicale discontinuità, una convincente proposta, sono una chiara dimostrazione dello stato confusionale di questa coalizione".

 

Sulla candidatura di Paolo Ghezzi, sostenuta da una larga area di sinistra ma non solo, Liberi e Uguali dice questo: "E' un elemento di novità positivo, ma non sufficiente a decretare un cambiamento se non sarà accompagnata da un convincente progetto".

 

"Per evitare che la destra populista e sovranista abbia il controllo dalla nostra provincia per chissà quanti anni a venire - spiega LeU - non basta aggiustare il perimetro della coalizione con l'aggiunta di alcuni soggetti politici animati da generose intenzioni. È indispensabile, invece, produrre un progetto di governo credibile e di lunga prospettiva".

 

Un progetto, spiegano, che "sappia dare speranza e fiducia ai nostri concittadini ed organizzare e sostenere il diffuso protagonismo sociale". L'obiettivo è quello di concretizzare "la generosa esigenza di partecipazione responsabile alla gestione del bene pubblico".

 

Queste che seguono sono le sette azioni prioritarie per realizzare quello che LeU chiama 'Il Trentino che vogliamo'. "Riteniamo che l’unico confronto utile sia sui punti che caratterizzano la visione politica e i modi in cui si vogliono realizzare proposte operative e quindi li proponiamo alla vostra attenzione":

 

1)  Il presidio e il riequilibrio del territorio, attraverso una legge per la montagna che valorizzi la biodiversità, il ritorno a colture dimenticate e soppresse dalle mono-produzioni industrializzate, che colleghi agricoltura e turismo agroalimentare, che riproponga il turismo dolce e rurale, che dia incentivi non solo economici a chi cura la montagna, con politiche attive di lavoro.

Una legge che pensi ad una mobilità alternativa, rilanciando la ferrovia, riattivando le tratte storiche dismesse, puntando sulle piste ciclabili, qualificando i sentieri di montagna a cavallo delle Alpi, incentivando forme di mobilità collettiva come il car sharing e il car pooling.

Una legge che preveda politiche che favoriscano la permanenza delle popolazioni nelle valli e nei paesi, attraverso la informatizzazione dei territori, incentivi al riuso dell’edilizia esistente, piani pubblici di riqualificazione dei centri storici e/o dei centri minori, la presenza sostenibile, ma diffusa dei servizi pubblici (scuola, sanità, servizi sociali) e degli esercizi commerciali e pubblici.

 

2)  La piena e buona occupazione. In Trentino (ma anche in Alto Adige - Sudtirolo) ci sono le condizioni per un grande piano economico ed ambientale pluriennale che ri-orienti l’economia e riqualifichi il lavoro. Trasformare in “case clima” la totalità delle abitazioni sul nostro territorio (a partire dagli edifici pubblici) è un progetto economico capace di mobilitare migliaia di nuovi posti di lavoro, manodopera qualificata, le eccellenze scientifiche del territorio (Università, Fondazione Mach, FBK), per creare benessere economico senza distruggere l'ambiente.

A questo accostiamo un piano di lavoro di cittadinanza che garantisca a tutti i/e residenti che lo desiderano un lavoro di qualità con un salario minimo dignitoso, attraverso una politica economica capace di sostenere la domanda, producendo quei beni (di cura delle persone e dell’ambiente) che la legge del mercato non distribuisce o produce e che migliorano la qualità della vita di tutti/e.

 

3) La riforma degli strumenti di partecipazione dell’autonomia, integrando la democrazia rappresentativa con significative forme di democrazia diretta e deliberativa e strumenti di maggiore controllo delle istituzioni da parte dei cittadini.

Scriviamo, con un processo regionale partecipato, uno Statuto di Autonomia che permetta l’autogoverno come forma alta di gestione collettiva e partecipata delle risorse.

Lavoriamo, nel contesto di un Europa federale, per realizzare strategie di sviluppo ed occupazione, per promuovere diritti, cultura e mobilità e per la tutela delle Dolomiti, in maniera sinergica con tutte le regioni che concorrono alla macroregione alpina.

 

4) L’investimento significativo nella produzione dei beni comuni e nei beni pubblici, che permetterebbe al Trentino di garantire un’alta qualità della vita dei suoi abitanti e di generare innovazione e qualificare le relazioni sociali.

Significa investire nella scuola pubblica, dalla prima infanzia fino all’università, nell’educazione e nella formazione permanente, nella ricerca, che vogliamo libera ed al servizio della comunità, per la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo.

La soddisfazione dei bisogni essenziali (alimentazione, casa, istruzione, salute) è un diritto che deve essere garantito anche con politiche di gratuità nell’accesso ai servizi, più che con erogazioni monetarie.

In ambito delle politiche per la casa pensiamo ad una nuova legislazione in materia di edilizia popolare, che consenta alla Provincia di essere l’unico garante delle soglie di una sostenibilità ambientale e dell’efficienza del patrimonio abitativo pubblico e privato, in contrasto con la rendita immobiliare.

 

5) Significativi investimenti per la pace, la cooperazione, l’accoglienza. La Regione, può caratterizzarsi come territorio internazionale per la risoluzione dei conflitti, come luogo vocato alla Pace ed alla convivenza.

L'uno per cento del nostro PIL regionale va indirizzato a politiche internazionali per la pace e lo sviluppo, direttamente controllate dalle Province Autonome e dalla Regione.

Vanno incentivate iniziative di cooperazione internazionale, al fine di creare una opinione pubblica attenta ai fenomeni internazionali ed alla loro gestione.

La Provincia di Trento è disponibile a dare risposte alla domanda di asilo che viene dalle popolazioni affacciate sul Mediterraneo e africane. Le politiche di integrazione, secondo le migliori pratiche dell’accoglienza diffusa, devono partire dal riconoscimento dei diritti di chi vive sul territorio da tempo e di chi vi arriva, costruendo dialogo e reciproco riconoscimento.

 

6) Il coraggio di dire dei NO. L'ambiente è la risorsa principale del Trentino. La tutela ambientale non è conciliabile con false politiche di sostenibilità ambientale finalizzate a rendere possibile ogni sfruttamento del territorio. L’intera legislazione provinciale in materia va rivista ed aggiornata rendendo più cogente il sistema dei vincoli e dei limiti.

In ambito di mobilità, “no” a progetti infrastrutturali di mobilità che non tengano conto dei limiti ambientali e che non rispondano a criteri di equità sociale (TAV/TAC, Valdastico, sia nella versione Valsugana che Vallagarina); sì ad un progetto di ammodernamento della linea ferroviaria del Brennero ed all’elettrificazione della ferrovia della Valsugana.

In ambito edilizio, è necessario il blocco della nuova edificazione per seguire, progettandola, la strada del riuso del patrimonio edilizio esistente.

In ambito naturalistico, serve dare limiti all’utilizzo del territorio montano e proporre, a seconda della funzione di ciascuna zona, una gamma di indici variabili di protezione, dal referente comportamentale fino alla tutela integrale.

 

7) La revisione della legge elettorale, che nasconde una vocazione maggioritaria mascherata da un finto proporzionale, assomiglia all’Italicum già bocciato a livello nazionale, contrasta con quanto deciso nello Statuto di Autonomia e non si omologa alla legge elettorale della provincia di Bolzano.

 

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