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| 27 ott 2018 | 06:01

Mauro Gilmozzi: ''Troppi personalismi, si deve ripartire dai giovani. Le nostre battaglie sono diventate gli slogan della Lega''

L'intervista dell'ex assessore che commenta l'ultima tornata elettorale. "La responsabilità della sconfitta è di tutti. La politica deve ritornare agli argomenti e non agli slogan. Bisogna saper lavorare sulle emozioni, ma non creare nuove paure, bensì proposte. In cinque anni è successo tutto e il contrario di tutto"

TRENTO. "Le nostre battaglie sono diventate gli slogan degli altri. Abbiamo mostrato incertezze e gli altri partiti hanno trovato facili spazi di manovra", queste le parole dell'ex assessore Mauro Gilmozzi a commentare il risultato delle ultime elezioni provinciali, che aggiunge: "Noi avevamo tanti volti nuovi pronti a spendersi e idee da portare avanti, ma le figure individuate si sono allontanate davanti a fronde e spaccature interne".

 

L'ex assessore parla dell'esito delle urne, una tornata elettorale che vede l'Upt a quota 3,98%, in caduta libera rispetto a quelle del 2013, chiuse al 13,33% come terza forza provinciale dietro a Pd e Patt. 

 

"Non siamo stati capaci di rinnovarci e sono stati sottovalutati segnali del cambio di politica - evidenzia Gilmozzi - la linea è tracciata e dobbiamo prendere in considerazione che questo trend non sembra destinato a cambiare a breve: le prossime elezioni europee avranno questo risultato. Il nostro compito è quello di farci trovare preparati alle sfide successive. Dobbiamo riportare la politica delle argomentazioni al posto di quella degli slogan".

 

Insomma, il presente e il futuro prossimo parlerebbero centrodestra a marchio Lega, mentre nel Partito democratico si respira (ancora una volta) aria pesante: la storica débâcle ha lasciato tante scorie e ora si prospetta la resa dei conti. 

 

Il centrosinistra è in crisi. Le prime avvisaglie al referendum del dicembre 2016, quindi le politiche di marzo fino al risultato provinciale del 21 ottobre. Non siete riusciti a invertire la rotta, ma avete perso il Patt per strada per trovare un nuovo amico in Futura.

All'epoca il centrosinistra autonomista e la Margherita rappresentavano una novità in grado di portare stabilità e concretezza. Questa parentesi si è chiusa perché non si è riusciti a trovare forme di rinnovo. Il ciclo è entrato nella fase finale, quella del declino. Questa situazione è coincisa con l'ascesa di Lega e Movimento 5 stelle, ma il cambio netto era già avvenuto al referendum: ora la politica si basa sulle emozioni, si genera paura e ci si propone come il cambiamento. Il Trentino non poteva restare immune a queste spinte che coinvolgono l'Italia e l'Europa. Si deve ritornare alle soluzioni e accantonare la conflittualità. Il ruolo della politica è quello di assicurare buona amministrazione, ma soprattutto capacità di generare dialogo e coesione sociale.

 

Qui in Trentino la Lega si è imposta, mentre il Movimento 5 stelle si è fermato molto prima

Tanti hanno votato il simbolo, un voto a Matteo Salvini più che ai candidati proposti. Bisogna vedere quanto dura questa parentesi: in cinque anni abbiamo assistito a tutto e al contrario di tutto. E' diventato tutto più rapido e le parabole rischiano di spegnersi velocemente. Abbiamo prima visto la Lega e Berlusconi cadere travolti da scandali e crisi economica, poi Pd e Matteo Renzi al 40% e il tracollo, ma abbiamo assistito anche dal 'mai insieme' all'inciucio di governo gialloverde, così come all'evoluzione leghista: da forza federalista a nazionalista, da Lega Nord a Lega contro l'Europa e poi contro chissà chi altro. Una politica sulle montagne russe: si precipita e si risale in pochissimo tempo.

 

Tra le risposte dell'Upt per arginare il centrodestra c'era l'allargamento della coalizione ai civici e Carlo Daldoss candidato presidente della coalizione.

All'interno del nostro partito avevamo capito in anticipo che i tempi imponevano nuove formule. Avevamo in mente un'alleanza rinnovata e eravamo convinti dell'aspetto fondamentale di aprire un dialogo con i civici, così come mettersi tutti in gioco e saper eventualmente fare un passo indietro. Invece hanno prevalso i personalismi e le spaccature interne. Avevamo pronti diversi volti nuovi, che però si sono tirati indietro davanti agli estenuanti tavoli di coalizione e posizioni contrapposte da separati in casa senza margini di compromesso.

 

Invece di unirvi e trovare coesione vi siete frammentati e la partita è diventata per il secondo posto. Ma come può ripartire questo centrosinistra più diviso che mai?

In famiglia capita di litigare, ma la responsabilità non va attribuita solo ad un partito. La colpa è di tutti. Evidente però che è diventata una corsa di ripicca e rivincita per diventare il miglior perdente. Il risultato è che si è perso comunque.

 

La ripartenza deve avere radici e valori importanti. Si deve sgomberare il campo e diventare ancor più territoriali: si deve mettere in piedi un progetto che sappia parlare alla comunità, una forma di partito in grado di aiutare il cittadino a muoversi nella complessità contro le strumentalizzazioni, la paura e l'incertezza. Un percorso che deve intraprendere anche il Partito democratico, che può trarre giovamento da un certo grado di "civismo".

 

A Cavalese però avete ottenuto il risultato più brillante, se così si può dire. Distanti dalla Lega, ma davanti al Movimento 5 stelle. Avete pagato oltre misura la querelle relativa al punto nascita, anche se siete stati tra i primi a muovervi

Le nostre battaglie sono diventate slogan degli altri. Lì hanno trovato terreno fertile per trovare consenso. Un altro tema è quello delle comunità di valle, ma sono tanti i casi. Siamo stati i primi a sollevare alcuni dubbi sulla chiusura del punto nascita nel disinteresse delle minoranze, che quando hanno capito il potenziale elettorale si sono infilati e hanno trovato margini di manovra, mentre il centrosinistra è rimasto incerto e vulnerabile.

 

Nel caso specifico del punto nascite abbiamo chiesto abbiamo chiesto deroghe per le località geograficamente svantaggiate. Il problema era ed è la raggiungibilità delle strutture ospedaliere. Non le dinamiche organizzative interne figlie di una “sanità difensiva” che come la burocrazia difensiva sta comprimendo anche le ultime speranze che sia il buon senso ad avere la meglio. Abbiamo ottenuto questo risultato, come l’impegno per definire standard speciali per situazioni particolari, unica vera prospettiva per dare concretezza alla riapertura del punto nascite. L'Upt ha lavorato bene, vedremo se Lega e M5S sapranno garantire questi passaggi. L'Upt ha lavorato e gli altri, complice anche il cambio di governo, ci hanno messo le bandierine. Serviva maggiore coesione e concretezza, ma anche saper spiegare e comunicare meglio alla popolazione i passi: evidentemente non ci siamo riusciti.

 

Da dove riparte l'Upt?

Dobbiamo ripartire dalla fase Costituente. Lasciar spazio a figure e personalità nuove. L'avevo detto in tempi non sospetti, nel febbraio 2017, che bisognava farsi da parte e così ho fatto. Dobbiamo lasciare il palcoscenico al rinnovamento. Il nostro compito è quello di aiutare la nuova classe dirigente, talenti e leader ci sono, e quindi sono ben contento di mettermi a disposizione del partito. Il nuovo approccio deve far leva e saper lavorare sulle emozioni, ma non creare nuove paure, bensì la desiderabilità delle proposte, di progetti concreti che ruotino intorno ai due grandi punti di forza del Trentino: ambiente e coesione sociale. 

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