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Contributi alle imprese, favoriti migranti e richiedenti asilo. La Provincia: "Scusate ci siamo sbagliati"

Nella delibera di una settimana fa che stanziava 4 milioni di euro per "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" venivano assegnati 10 punti in più se a fare domanda erano migranti e richiedenti asilo. Le opposizioni e le destre erano già, giustamente, sul piede di guerra. Ma la frase è discriminatoria. Rossi: "Abbiamo corretto l'errore" 

Di Luca Pianesi - 25 maggio 2018 - 13:25

TRENTO. Scusate ci siamo sbagliati. Così il presidente della Provincia Ugo Rossi sul fatto che nel bando per gli "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" era stata inserita la frase "qualora l’impresa richiedente sia costituita esclusivamente da migranti o richiedenti asilo le predette percentuali sono aumentate di 10 punti percentuali". Un punto specifico della delibera 820 approvata il 18 maggio che, ovviamente, stava facendo molto discutere. Una scelta solidaristica e umanitaria della giunta, volta a favorire quella tanto sbandierata integrazione di cui parlano tutti, o una dichiarata ''preferenza'' di categorie specifiche quali migranti e richiedenti asilo rispetto ad altre, quali imprenditori italiani ed europei?

 

 

Ognuno, ovviamente, l'ha interpretata a suo modo e soprattutto i movimenti di destra e i partiti di opposizione erano già pronti ad alzare le barricate e, in questo caso, giustamente, perché se come recitava la delibera l'obiettivo era quello di favorire "investimenti a favore della crescita e dell'occupazione", "accrescere la competitività delle piccole medie imprese'', dare il via a "progetti di avvio e consolidamento di nuove imprese sul territorio della Provincia autonoma di Trento" non si capiva la necessità di inserire un tale elemento discriminatorio. Perché, inutile girarci intorno, di discriminazione si sarebbe trattato. Preferire gli uni, rispetto agli altri, in un senso o in un altro non sarebbe stato ammissibile. Tra l'altro i finanziamenti sono ingenti: sono stati stanziati 4 milioni di euro e il contributo può arrivare fino a 100.000 euro ad impresa. 

 

"E' vero il bando con quella dicitura sarebbe stato inapplicabile - spiega il presidente della Provincia Rossi - quindi abbiamo già fatto correggere la delibera. Infatti non si possono inserire, in progetti come questi finanziati dall'Europa e dallo Stato, clausole che favoriscono né in un senso né nell'altro". L'errore, politico prima ancora che tecnico, però c'è stato ed è stato grande come una casa. Una clausola come quella era ovvio che avrebbe scatenato reazioni pesanti e tutti, da Civettini a Bezzi, da Casa Pound a Kaswalder tra interrogazioni e rilanci sui social avevano già cominciato, giustamente, a cavalcare la protesta. 

 

 

Com'è possibile compiere un simile sbaglio? "L'errore c'è stato ed è stato corretto - risponde ancora Rossi -. L'obiettivo poteva anche essere ragionevole, quello di mettere in atto delle condizioni per favorire l'integrazione di queste persone. Ovviamente non era questo il modo giusto e piuttosto si potrebbe pensare di usare quei famosi fondi, che lo Stato destina ai comuni che ospitano i profughi, per finanziare le attività economiche che li impiegano. Ma questo è un ragionamento ulteriore".

 

Insomma lo scopo poteva anche essere nobile, il modo con cui lo si voleva realizzare nei fatti andava a discriminare tutti gli altri cittadini e in più era anche tecnicamente improponibile. Scusate, ci siamo sbagliati è il messaggio arrivato dalla Pat. Così è (se vi pare). 

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