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Dopo Alice e Don Chisciotte, ecco Paolo Ghezzi: ''Il nostro è un vento positivo, di amore per la politica e di passione per il Trentino. Un vento di cambiamento''

Mentre cresce la spinta popolare di sostegno alla candidatura dell'ex direttore dell'Adige per la guida del centrosinistra autonomista pubblichiamo una sua lettera (da leggere dall'inizio alla fine compreso il Ps) in risposta al nostro articolo di ieri

Foto di archivio con Ghezzi presidente del Conservatorio e Rossi presidente della Provincia
Di Luca Pianesi - 19 luglio 2018 - 18:45

TRENTO. Ieri scrivevamo di Don Chisciotte, di Alice nel Paese delle Meraviglie, di fantacandidati per la guida del centrosinistra autonomista e di Trentini e di Trentoni. Oggi pubblichiamo la lettera in risposta a quell'articolo, scritta proprio da Paolo Ghezzi con tanto di Post  Scriptum finale.

 

caro direttore, 

 

ho letto ieri sera il suo pezzo su alice, don chisciotte e... il sottoscritto.

 

è un piacere, per il cronista bibliofilo nonché presidente di conservatorio, constatare che una fantacandidatura fuori dagli schemi, con un certo retrogusto letterario e romantico, faccia breccia anche nell'informazione, oltre che nell'opinione pubblica.

 

le confesso che, giunto al mio decimo giorno di politica attiva - mentre i professionisti della politica con trent'anni di onorato servizio si ricompattano nella logica dell'usato sicuro e delle formule politiche frantumate il 4 marzo - è proprio il vento popolare popoloso e popolato (e perfino un po' pop, con quella parrucca bionda che mi hanno messo) che mi tiene ancora sulla giostra, prima che il partito di maggioranza relativa decida di farmi scendere perché abbiamo osato fin troppo.

 

è un buon vento estivo, che profuma ancora di primavera e preannuncia le fragranze fruttuose dell'autunno, è un vento positivo, di amore per la politica e di passione per il Trentino: è il contrario della tempesta che semina il salvinismo, un ventaccio egoista che fa cadere le foglie, fa morire le speranzee se, da oggi fino al 21 ottobre, dimostrassimo che il cambiamento vero siamo noi, il popolo del vento, e non certo la lega che ha sempre fatto i patti con berlusconi e deve spiegare dove sono finiti quei milioni, e nel lombardo-veneto che ci circonda non ha certo brillato per buongoverno?

 

il donchisciotte ci aiuta ancora, al proposito, quando spiega a sancio (p.128 dell'edizione oscar mondadori, 1991): "...devi sapere che nei regni e nelle provincie conquistate di fresco, gli animi degli abitanti non stanno così quieti e così fedeli al nuovo signore, che non si debba temere da parte loro di qualche novità per mutare daccapo le cose...". insomma, perché rassegnarsi alla sicura sconfitta il 21 ottobre? perché non sperare che "il vento faccia il suo giro" (bel titolo di un bel film di giorgio diritti) e che una parte dei trentini che il 4 marzo hanno fatto trionfare l'egoismo leghista possa ritrovare il gusto di un Trentino aperto, inclusivo, innovativo?

 

non è però, il nostro, un vento di idealisti che combattono finti nemici, i mulini: è un vento che vuol farsi concreta innovazione nella politica, per proseguire nel buono che la giunta uscente ha fatto ma anche per cambiare ciò che va cambiato, e non è poco, per ridare voglia di partecipazione e di progresso rispettoso del territorio a troppe persone che si sono stancate della vecchia politica delle appartenenze partitiche e degli interessi incrociati. 

 

Autonomia e Solidarietà: due parole bellissime, popolari e popolate, che dicono già molto, su dove vogliamo andare, sul Trentino che il popolo del vento vorrebbe cambiare. in meglio. insieme.

paolo ghezzi

 

 

ps: avrà notato, caro direttore, che io amo la "kleinschreibung", che evita le maiuscole, secondo la lezione del bauhaus 1925 ("warum großschreiben, wenn man nicht groß sprechen kann?", perché scrivere maiuscolo, quando non si parla maiuscolo?) ma anche nella scia degli studenti della resistenza antinazista della rosa bianca

le maiuscole sono un inchino ai Potenti, una genuflessione alle Eccellenze, un servilismo alle Autoritàsolo le istituzioni - le nostre case comuni - le meritano: lo Stato, la Provincia, il Comune, le Comunità. il resto - dai presidenti in giù - è popolo, minuscolo e democratico, persone. come quelle che soffiano, in questi giorni, nelle vele di alice-donchisciotte.

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