Lettera di Dellai sul Manifesto e al giovane dell'Upt che lo ha ''criticato'': ''Orgoglioso di giovani così, condivido. Noi ex dobbiamo aiutare, accompagnare e formare''
Il rischio che il Manifesto per il rilancio del centrosinistra trentino sottoscritto da 107 persone finisse per essere bollato come il Manifesto di Dellai, Piccoli e Valduga era concreto e da qualche giorno come il Dolomiti abbiamo lanciato la ''provocazione'': stiamo assistendo a una sorta di ''Ritorno al Futuro''? La speranza era di far emergere la voce dei giovani che in politica già si stanno impegnando e prima il Patt poi l'Upt hanno detto la loro. Oggi Lorenzo Dellai ci consegna questa importante lettera che spiega tanto di quel che sta succedendo e (speriamo) ancor di più di quel che succederà

TRENTO. ''Era più facile per noi. Eravamo dentro uno schema più definito e preciso. Oggi tutto è più labile e fragile. Tuttavia, esistono importanti risorse umane di giovani competenti e motivati, come Younnes e tanti altri. Su di essi occorre investire con serietà e costanza. E noi ex abbiamo, appunto, il compito di aiutare, accompagnare, formare (se ci riusciamo) ed esortare all’impegno faticoso e difficile - ma bellissimo - della Politica''. Lorenzo Dellai non a caso è stato ''padre'' politico di un'epoca felice per il Trentino capace di internazionalizzarlo, di guardare al futuro e di governare il presente attirando talenti, spingendo la Provincia di Trento ai vertici di tutte le classifiche nazionali e assicurando benessere al territorio.
Non tutto è stato rose e fiori, va detto, e quel percorso ha avuto anche, come era normale che fosse, momenti difficili, intoppi, inciampi, sono stati compiuti degli errori e ci sono state cose che si sarebbero potute fare meglio mentre altre sono state fatte come meglio non si sarebbe potuto fare. Oggi, però, l'ex presidente della Provincia dimostra il grande acume di cui è indiscutibilmente dotato e chiarisce, sulle nostre pagine, la sua intenzione di fare un passo indietro cogliendo il senso delle nostre ''provocazioni''. Essere ''padre nobile'' di un progetto, capace di riportare il Trentino su quei binari di crescita e sviluppo che dicevamo sopra, ma affiancando una classe politica giovane che, per forza deve emergere nei mesi a venire. ''Per parte mia so con chiarezza quale deve essere il mio posto nella comitiva che sta partendo - scrive Dellai -. E so quanto, in un momento come questo, la vicinanza e la solidarietà tra esperienza non invasiva e novità non effimera possa fare la differenza. Quella che esiste tra gli slogan vuoti e la vera politica che si rinnova''.
E di questo c'è davvero bisogno. Il rischio che il Manifesto che in questi giorni è circolato nato, si legge, per ''promuovere un nuovo progetto di sviluppo del Trentino'' e che ''nelle prossime settimane diventerà associazione (Campobase ndr), per chi vorrà far parte del progetto di rilancio. Aperta a tutte le persone che si richiamano ai valori popolari, autonomisti, riformisti, ecologisti e liberal-democratici'' fosse il ''Manifesto di Dellai, Piccoli e Valduga'' e che venisse etichettato in questo modo nei mesi a venire era altissimo e concreto. Lo abbiamo scritto con un articolo provocatorio intitolato ''Ritorno al Futuro'' dove chiedevamo ai giovani di farsi avanti, di dire la loro, di alzare la voce perché una riedizione del passato non sarebbe bastata a costruire una prospettiva di futuro attrattiva per questo territorio.
Abbiamo, quindi cominciato a sentirli questi giovani (perché se il sistema non avanza è anche colpa di chi, come i media, quel sistema lo racconta dando voce sempre agli stessi: abitudine comoda ed efficacie perché chi è già conosciuto fa certamente più notizia di chi deve ancora farsi conoscere) e da Agosti del Patt a Youness dell'Upt (proprio di Dellai che nella sua intervista diceva: ''Qualcosa non va se sono ancora Dellai e Piccoli a lanciare progetti. Mancano nuovi leader autorevoli'') il concetto che stava emergendo era lo stesso: ''Grazie, siete figure importanti, aiutateci, ma lasciate alle giovani generazioni la possibilità di crearsi il loro futuro''.
Lorenzo Dellai ha risposto ''presente''. Il Manifesto porta 107 firme, molte delle quali ''pesanti'' (ci sono tra gli altri anche Schelfi, Fravezzi, Carli, Uez, Oss Emer) ma ora è più chiaro che è un progetto di campo, corale, fatto di anime e sensibilità diverse (e anche di tanti giovani, tra i quali, per esempio c'è anche Youness). Noi continueremo ad ascoltare la voce di questi ragazzi e di queste ragazze nella speranza che, con il passare del tempo, sia sempre più interessante da riportare e faccia sempre più ''notizia''. Per riuscirci hanno bisogno di essere aiutati, accompagnati, formati (se ci riescono) ed esortarti all’impegno faticoso e difficile - ma bellissimo - della Politica. Ne va del futuro di tutti: una sfida entusiasmante, questa, anche per gli allenatori del domani.
Ecco la lettera completa di Lorenzo Dellai
Egregio Direttore,
confesso che, di primo acchito, quando ho letto il titolo che il Suo giornale ha dato all’intervista di Younnes Et Thairi (che richiama quello riferito alle dichiarazioni di Mauro Agosti, segretario dei giovani del PATT) sono rimasto un po’ sorpreso ed un tantino colpito.
Mi sono chiesto: ma cosa deve fare uno come me, che ha avuto per tanti anni ruoli politici ed istituzionali importanti, quando termina il suo lungo ciclo di impegno in prima fila? Deve smettere di pensare e di ragionare? Ritirarsi in un eremo? Farsi dare da qualcuno una Presidenza di qualche tipo, magari ben remunerata? Tramare per preparare un ritorno in qualche ruolo pubblico?
Io ho fatto una scelta diversa. Mi sono cercato, sul piano professionale, una piccola collaborazione in campo privato, la quale - assieme al vitalizio da ex consigliere regionale - assicura indipendenza economica a me e alla mia famiglia. Ho iniziato una attività di volontariato (ne avevo sempre decantato le lodi durante la mia attività istituzionale e mi è parso giusto, nella mia nuova condizione di privato cittadino, dare in questo senso un piccolo coerente segno di presenza; e devo dire che lo faccio veramente volentieri).
Ho poi fondato, insieme ad un gruppo di persone, una Scuola di Formazione Politica per giovani: una Scuola non di partito, ma aperta e indipendente. Sta andando molto bene ed è arrivata ormai al termine del secondo anno di attività.
Infine, sempre da “soldato semplice”, ho dato una mano al mio partito - l’Unione per il Trentino - a perseguire il progetto di una nuova esperienza politica territoriale, quella che è partita con la presentazione del Manifesto sottoscritto dai primi 107 promotori.
Tra i quali io non ci sono, come forse avrà notato, e non a caso. Il mio ruolo può essere solo quello del supporter. Con una espressione sportiva, quello del preparatore atletico. Certo, in questi mesi ho rilasciato qualche intervista ed espresso il mio parere: lo ritenevo e lo ritengo giusto. Avverto la responsabilità di restituire - sul piano di quel poco di pensiero che mi riesce di mettere in campo in base alla mia esperienza - almeno una parte dell’onore che la Comunità Autonoma del Trentino mi ha reso in tanti anni di impegno al vertice delle sue Istituzioni. E lo ritengo ancor più giusto e doveroso in un periodo così difficile e potenzialmente pericoloso per la nostra Speciale Autonomia.
Si può e si deve accettare, senza rimpianti e recriminazioni, il termine del proprio periodo al potere (politico o istituzionale) ma ciò non significa dismettere il diritto-dovere di militanza e di partecipazione - nelle salmerie - alla Politica.
Fatti questi pensieri vedendo il titolo, ho poi letto attentamente ciò che Younnes ha detto in risposta alle domande del Suo giornale. E devo dire che condivido dalla prima all’ultima parola. Anzi, sono orgoglioso che nel mio partito (e nel nuovo progetto politico che è ormai in aperta fase costituente) vi siano giovani che sanno parlare chiaro e che dimostrano “filo della schiena”.
Per fortuna ce ne sono tanti, anche tra i firmatari del Manifesto e tra quanti in queste ore intendono sottoscriverlo. Forse il loro nome non fa notizia. Forse sono ancora in una fase di incertezza circa il loro impegno. Forse ancora non abbiamo investito adeguatamente su di loro. Forse, infine, non hanno ancora colto che la politica esige da parte delle nuove generazioni coraggio, determinazione, volontà di ricercare i propri spazi anche attraverso una naturale dialettica conflittuale con le generazioni precedenti. Come abbiamo fatto noi al nostro tempo.
Era più facile per noi. Eravamo dentro uno schema più definito e preciso. Oggi tutto è più labile e fragile. Tuttavia, esistono importanti risorse umane di giovani competenti e motivati, come Younnes e tanti altri. Su di essi occorre investire con serietà e costanza. E noi ex abbiamo, appunto, il compito di aiutare, accompagnare, formare (se ci riusciamo) ed esortare all’impegno faticoso e difficile - ma bellissimo - della Politica. Fuori da questo sentiero di serietà, restano solo - da una parte - le inamovibilità dei vecchi ceti dirigenti oppure - dall’altra - le carriere posticce ed effimere di “giovani” cooptati come coccarde di moda da esibire, ma destinati a fare la fine delle meteore.
Non è ciò che serve ad una Autonomia chiamata (per crisi interna e per mutamenti di scenario globale) a ritrovare il proprio carisma e la propria mission. Il progetto che il Manifesto presentato in questi giorni propone si giocherà una parte essenziale di successo proprio su questo piano. Per parte mia so con chiarezza quale deve essere il mio posto nella comitiva che sta partendo. E so quanto, in un momento come questo, la vicinanza e la solidarietà tra esperienza non invasiva e novità non effimera possa fare la differenza. Quella che esiste tra gli slogan vuoti e la vera politica che si rinnova.
Lorenzo Dellai














