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| 04 ott 2018 | 06:01

Federico Monegaglia e Riconquistare l'Italia: ''Dall'A22 a Itea fino a Dolomiti Energia, tutto deve ritornare al pubblico''

L'intervista al candidato presidente della lista che prende le mosse dal Fronte sovranista nazionale: "Abbiamo coniato noi il termine sovranista e siamo socialdemocratici, gli altri un unico calderone liberale. Dobbiamo ritornare alla Costituzione e disintegrare l'Unione europea"

TRENTO. "Siamo quelli che hanno coniato il termine 'sovranismo', un neologismo per indicare la volontà di riportare la Costituzione al vertice dell’ordinamento", queste le parole di Federico Monegaglia, candidato presidente per Riconquistare l'Italia, che aggiunge: "Il nostro riferimento è la socialdemocrazia e non ci riconosciamo nei partiti tradizionali che hanno smarrito il senso della carta costituente". 

 

Questa forza politica è espressione del Fronte sovranista italiano e il leader per le prossime elezioni provinciali è Federico Monegaglia, 29 anni, laureato in ingegneria per l’ambiente e il territorio, dottore di ricerca in ingegneria ambientale all’Università di Trento e geografia alla Queen Mary University of London.

 

Tra le battaglie, quella di uscire dall'Ue, nel mirino soprattutto i rapporti economici, cioè il titolo III della Costituzione: "Da sempre - evidenzia Monegaglia - la nostra Costituzione economica è in contrasto con quella comunitaria. Parlamento e governo attuano un programma liberale europeo e siamo prigionieri di questi trattati: l'obiettivo è quello di disintegrare l'Unione europea". 

 

La base è l'intervento pubblico nell'economia per rilanciare l'occupazione e dare così ossigeno anche alle aziende private tra mobilità sociale, tutele nel lavoro subordinato, spazi di manovra per commercianti, artigiani, piccoli e medi imprenditori. Insomma, l'obiettivo di Riconquistare l'Italia è un ritorno alla Prima Repubblica.

 

Oggi il termine sovranismo è un trend soprattutto nelle forze politiche di destra e centrodestra. Non avete avuto dubbi nel correre da soli, senza cercare convergenze con Lega o CasaPound. Quale è la vostra differenza

Siamo un partito nazionale nato nel 2016, ma dopo quattro anni di intenso lavoro. Abbiamo una connotazione costituzionale e non siamo di destra, ma nemmeno di sinistra. Siamo socialdemocratici e non ci riconosciamo nelle azioni dei partiti tradizionali: dalla Lega, finta euroscettica, a Forza Italia, da Partito democratico a Liberi e uguali, che rappresentano nei fatti un unico partito liberale.

 

La sovranità è il dovere di dare attuazione alla Costituzione e l'obiettivo è quello di promuovere la progressività fiscale e l'uguaglianza sostanziale. L'Italia non può definitivamente uscire dalla crisi economia e sociale, ma anche di giustizia redistributiva se non esce dall'Europa.

 

Il vostro faro è la CostituzioneNel programma siete contrari alle privatizzazioni: un passaggio chiede il forte redimensionamento di Dolomiti Energia, se non addirittura la soppressione

In Italia il liberismo ha comportato una quasi totale privatizzazione e il Trentino non è rimasto immune a queste dinamiche. Tantissimi servizi un tempo pubblici sono stati convertiti in società per azioni con socio unico la Provincia, altre sono partecipate. Una privatizzazione solo formale che diventa un'esclusiva fonte di rendita e profitti. Tutte queste realtà devono ritornare a avere una piena proprietà pubblica, come il sistema bancario: un aumento dei servizi porterebbe posti di lavoro sicuri e tutelati e avrebbe una funzione sociale, un piano che porterebbe vantaggi anche ai privati. 

 

Quali sono le linee guida?

La redistribuzione del reddito, la mobilità sociale e il primato della politica sull'economia. Abbiamo una visione politica sociale a tutto tondo, mentre gli altri ragionano per comparti stagni trainati dall'impronta liberale, che però si è tradotta in questa crisi senza precedenti.

 

E' necessario rovesciare la prospettiva, la crisi riguarda la domanda in quanto sono tassati i consumi, quindi indici e qualità della vita calano: questo significa che i privati non trovano mercato.

 

Infrastrutture e mobilità, agricoltura e turismo, quale la vostra visione di futuro per il Trentino?

Il tema dei trasporti riveste in Trentino un ruolo strategico per tutte le attività sociali e economiche, incluse quelle turistiche per la particolare configurazione del nostro territorio, che presenta caratteristiche uniche rispetto al resto del Paese. Riconquistare l'Italia è fortemente orientata allo sviluppo, ma questo deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale.

 

L'A22 deve diventare pubblica, mentre il traffico, in particolare quello legato alle merci, deve essere trasferito su rotaia. I servizi ferroviari, ovviamente a gestione pubblica, devono essere capillari. In agricoltura è necessario ricorrere ai pesticidi meccanici e avvalersi dell'innovazione tecnologica attraverso importanti sinergie con il mondo della ricerca per salvaguardare gli addetti ai lavori e la produzione. Trento e il Trentino possono diventare un esempio a livello internazionale in questo.

 

Il comparto turistico invece riesce a avere margini di manovra molto ampi rispetto alle regolamentazioni europee e infatti è riuscito a reggere alla crisi meglio di altri settori. Serve però un ragionamento sul lungo periodo e qui deve intervenire il pubblico per stimolare questo mercato. Gli sbalzi termici e gli innalzamenti delle quote neve richiedono delle riflessioni sull'urgenza di destagionalizzare il turismo, che però guarda prevalentemente al ritorno immediato, senza considerare la prospettiva generale. Le sfide sono tante e serve una forte impronta alla programmazione di questo settore trainante.

 

Nel vostro programma avete anche un piano Casa.

E' evidente che l'ente pubblico ha battuto in ritirata da tutto quello che attiene le politiche sociali. Se a questo si aggiungono crisi e disoccupazione diventa difficile accedere alla casa. La Provincia deve ritornare un attore principale nell'edilizia. Tra i principali obiettivi abbiamo la conversione di Itea per riportala sotto l'esclusivo controllo della Provincia. Attualmente questa realtà rappresenta un caso unico in Italia di gestore dell’edilizia popolare convertito in società per azioni: ovviamente diventa difficile conciliare le funzioni sociali di un ente che interviene sull’emergenza abitativa.

 

Un altro punto all'ordine del giorno è quello di intervenire sul piano quinquennale per l’edilizia abitativa sociale che sarà predisposto nella nuova legislatura. Il nostro fine sarà quello di esaurire le graduatorie dei richiedenti casa che risultino idonei all’assegnazione dell’alloggio popolare.

 

Un obiettivo da raggiungere limitando quanto più possibile il consumo di suolo, ma anche attraverso l'esproprio delle opere incompiute della speculazione edilizia. La costruzione di nuove abitazioni dell’edilizia popolare, se ancora necessaria, deve evitare la creazione di complessi staccati dal tessuto urbano.

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