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I cinque Comuni del Pasubio fanno quadrato: ''No alla Valdastico'', chiedono di incontrare Fugatti e De Berti e scrivono a Toninelli

L'opera viene considerata anacronistica e l'eventuale uscita a Rovereto Sud potrebbe interferire sulla rete acquedottistica a servizio di Rovereto e dell'Alpe Cimbra: "Se l'Autostrada percorre un tracciato preliminare denominato T5, allora il piano è considerato dagli stessi progettisti particolarmente complesso per le criticità orografica delle valli interessate"

Di Luca Andreazza - 17 dicembre 2018 - 17:38

PASUBIO. "Abbiamo forti perplessità di natura tecnica-strutturale, senza dimenticare quelli ambientali", i sindaci e gli amministratori dei comuni di Terragnolo, Trambileno e Vallarsa, e quelli di Posina e Valli del Pasubio in provincia di Vicenza fanno quadrato intorno all'ipotesi di completamento dell'Autostrada A31, la Valdastico Nord, e chiedono un incontro a Maurizio Fugatti, presidente della Provincia, Elisa De Berti, assessora della Regione Veneto, e al ministro Danilo Toninelli.

 

"La previsione di uscita a Rovereto Sud - spiega Massimo Plazzer, primo cittadino di Vallarsa - intende percorrere un tracciato che nel progetto preliminare è denominato T5, un piano considerato dagli stessi progettisti particolarmente complesso per le criticità orografica delle valli interessate". 

 

E' noto che il completamento della tratta va controcorrente rispetto ai piani delle amministrazioni del passato, contrarie all'opera, che potrebbe sbloccarsi proprio dopo il cambio di governo in Trentino. Un tema all'ordine del giorno della Lega quasi da sempre e che potrebbe arrivare a termine per l'egemonia di centrodestra a livello dei territori.

 

"Questa tratta - dice Plazzer - può essere potenzialmente interessante per il Comune di Posina, che avrebbe un casello vicino, ma sono tante le problematiche da affrontare: un aspetto è quello del deturpamento del paesaggio naturale alle pendici del Pasubio: da anni investiamo risorse per costruire e promuovere uno sviluppo territoriale per valorizzare la montagna incontaminata, i prodotti tipici, l'agricoltura biologica e un turismo sostenibile non di massa: il passaggio dell'autostrada andrebbe a cancellare un percorso ormai tracciato".

 

Non solo. La tratta autostradale potrebbe avere ripercussioni anche sulle infrastrutture acquedottiche. "Siamo quasi certi che l'A31 - commenta Franco Vigagni, sindaco di Trambileno - potrebbe interferire con le falde acquifere che alimentano gli acquedotti a servizio di Rovereto e dell’Alpe Cimbra, sotto il Pasubio e il monte Maggio, impianti che servono oltre 50 mila persone".

 

Ci sono poi i precedenti: già nel 2012 i consigli comunali dei tre Comuni trentini si sono espressi in modo negativo sull'opera, giudicata anacronistica. "Sono passati ormai 50 anni e le ragioni che hanno portato all'ideazione della Valdastico sono cambiate. E'opportuno - aggiunge il primo cittadino di Trambileno - invertire la rotta e indirizzarsi verso il progetto di sviluppo del traffico merci su rotaia lungo l'asse del Brennero". 

 

In questo dialogo si innesca anche una ragione d'opportunità. "Oltre 10 milioni di euro sono già stati spesi per la progettazione e gli espropri dei terreni - prosegue Plazzer - ma questi provvedimenti riguardano un altro tracciato sostenuto e promosso dalla Regione Veneto, mentre i territori potenzialmente interessati dal passaggio variante T5 non sono mai stati coinvolti in fase progettuale e negli annunci attuali, appresi soltanto a mezzo stampa". 

 

E sono noti i risultati in caso di interventi e progetti di grandi opere senza il coinvolgimento delle popolazioni locali: l'esperienza evidenzia evoluzioni difficili, manifestazioni e proteste, ma anche stop&go.

 

"Il nostro territorio - continua Vigagni - è già caratterizzato dalla presenza di grandi dighe, la popolazione è poca ma distribuita in centinaia di frazioni abitate. Territori come i nostri, prima di grandi infrastrutture di solo passaggio, hanno necessità di servizi, risorse, regole diverse adattabili alla montagna per poter sopravvivere".

 

A questo si aggiunge che nelle ultime settimane l'Unesco ha iscritto "L'Arte dei muretti a secco" nella lista di quei beni immateriali dichiarati Patrimonio dell'umanità in quanto rappresentano "una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura".

 

"Evidente - conclude Plazzer - che la costruzione di viadotti e gallerie compromettono proprio relazione armoniosa tra uomo e natura, soprattutto in valli piccole e chiuse come le nostre. Le aree interne di montagna, pur apparentemente marginali, hanno un ruolo fondamentale nella difesa del territorio a tutela del fondovalle. L'ondata di maltempo di fine ottobre evidenzia come l'assenza di adeguata manutenzione di valli e montagne avrebbero portato a danni maggiori nelle città".

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