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La base del Partito democratico: ''Cambiare Rossi ma rinnovare anche la squadra dei consiglieri provinciali. Anche del Pd''

I segretari di circolo raccolgono le impressioni della base dem sulla discussione attorno al vertice della maggioranza: "Dobbiamo dare l'idea di un cambiamento vero, imparando qualcosa dalle lezione del 4 marzo". Alcuni azzardano: "Non possiamo far fuori Rossi senza far fuori anche degli assessori della sua Giunta"

Di Donatello Baldo - 08 May 2018 - 06:01

TRENTO. Se dev'essere cambiamento, che si cambi fino in fondo. Questa la sintesi che arriva dal 'popolo del Pd', dai segretari di circolo, dai semplici iscritti che guardano con preoccupazione, e allo stesso tempo con speranza, alla discussione in atto al vertice della maggioranza su come presentarsi alle prossime elezioni provinciali. 

 

Il cambio del leader, con la sostituzione di Ugo Rossi, è (quasi) per tutti una condizione necessaria per ripartire. Ma non basta: in molti chiedono che il 'cambiamento' riguardi anche lo stesso Pd, la lista di sarà tra i candidati, un rinnovo che tocca quindi anche i consiglieri uscenti. 

 

"Il tema del rinnovamento è necessario - dice infatti Lanfranco Cis che guida il circolo di Mori - però questo cambiamento non deve riguardare solo il 'capo' ma l'intera coalizione. Se si mette in discussione il presidente della Giunta si metta in discussione la Giunta nel suo insieme".

 

"E' necessario un segnale di discontinuità - continua Cis - anche sulle candidature. Che però non si tratti di un semplice gioco di figurine, che sia un cambio reale, quello che ci hanno chiesto gli elettori nel marzo scorso. Sulle elezioni provinciali ci si gioca tutto - spiega - anche le elezioni comunali che seguono a nemmeno due anni". 

 

Dello stesso parere anche Maria Rosa Maistri, a capo del coordinamento San Giuseppe - Santa Chiara del circolo del capoluogo: "Se cambia Rossi cambi tutto. Gli elettori hanno voglia di vedere un rinnovamento profondo della coalizione, anche sui nomi, è evidente".

 

 Sul nome, invece, di chi potrebbe guidare la coalizione, Maistri pensa a "una persona autorevole, che riesca a dare entusiasmo e voglia di cambiare". E Aggiunge: "Un profilo che Ugo Rossi non ha di sicuro". Duro Ezio Trentini, segretario in Val di Non. "Sia noi del Pd che i nostri alleati dobbiamo rinnovare completamente la classe dirigente, compreso Rossi. Non sono all'altezza dei tempi nuovi - afferma - non hanno visione". 

 

Ma avverte: "Se l'alternativa a Rossi è quella di Olivi non si va da nessuna parte. Il popolo alle ultime elezioni ha detto chiaramente che non sono graditi. Se ne prenda atto. Si cerchino altre persone, se ne vadano i mediocri". Più cauto Paolo Mondini, segretario dem di Ala: "Rossi sì, Rossi no non mi appassiona". 

 

Per lui sono fondamentali i programmi, la discussione sulla natura e sui principi della coalizione. "Sarebbe opportuno una profonda analisi sul perché della sonora sconfitta, ma vedo che nemmeno a roma la vogliono fare, occupati a dividersi per l'ennesima volta in gruppi e gruppetti". 

 

Il cambiamento, però, è imprescindibile anche per Mondini: "Un segnale va dato - afferma - anche se non mi piace dover per forza trovare un colpevole da accusare e poi sostituire. Prima concentriamoci sul programma, poi si valuti, anche se è vero che dalla base si chiede una dose di novità, anche sul vertice". 

 

"Giusto il dibattito su Rossi ma il rinnovamento deve riguardare anche il partito e l'intera coalizione". Questo dice il segretario di Riva del Garda Gabriele Hamel, che ribadisce: "Io non sono per la rottamazione, questa è una visione che non mi appartiene - sottolinea - ma dobbiamo dare l'idea che il Pd ha capito quello che è successo il 4 marzo. Ad esempio, non si vogliano candidare quelli che hanno perso le elezioni sui collegi". 

 

E su Rossi: "Credo che il cambio della guida della coalizione dia una conditio sine qua non". Un'opinione che però Vera Rossi, alla guida del Pd in Val di Cembra, prende con le pinze: "E' tutto molto delicato, il rischio è quello di buttare via tutto. Cosa spieghiamo agli elettori? Che ci rimangiamo cinque anni di governo?". 

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