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| 20 dic 2018 | 20:21

La Lega scricchiola, si dimette il segretario della Val Rendena: ''Hanno scelto Failoni soltanto perché amico di Salvini, ma non ha neanche la tessera''

Esponente storico del Carroccio e punto di riferimento nelle Giudicarie: "Ero io il candidato naturale alle elezioni provinciali ma è stato preferito Roberto Failoni grazie all'amicizia con Diego Binelli e Matteo Salvini"

di Donatello Baldo

TRENTO. "E' con grande tristezza che comunico a tutti i miei amici della Lega di aver presentato le dimissioni da tutte le cariche ricoperte all'interno del partito". In un post su Facebook Pier Candido Rio annuncia il suo addio al Carroccio, facendo trapelare - oltre alla tristezza - un certo di disappunto.

 

Lamenta un "progressivo allontanamento del movimento dalle finalità che erano proprie della Lega Nord per l'Indipendenza della Padania" e ammette un "netto contrasto con la segreteria federale e con quella nazionale", che nell'organizzazione leghista significano Matteo Salvini e Mirko Bisesti.

 

Il dimissionario non è un semplice iscritto ma il segretario della sezione Tione-Val Rendena, componente del Consiglio direttivo nazionale, uomo di punta della Lega nella sua valle da quasi dieci anni. Trent'anni di militanza, "trentacinque - precisa - perché mi sono avvicinato al movimento che ero ancora minorenne", un passaggio con le Camicie Verdi e una vita dedicata alla militanza sotto le insegne di Alberto da Giussano

 

"Non ho mai chiesto cariche - spiega risoluto - ho sempre vissuto per la Lega ma mai grazie alla Lega. Ma non significa che mi faccio prendere in giro". Il riferimento, seppur non esplicito, è a quanto avvenuto nelle scorse elezioni, con Roberto Failoni che entra in Consiglio provinciale e lui che rimane con una manciata di voti: "Sono stato lasciato solo".

 

"In questi anni - spiega Pier Candido Rio - in valle abbiamo portato avanti il nome di Diego Binelli, con l'obiettivo di portarlo in Provincia. E' andato a Roma, ancora meglio. Per le scorse elezioni il candidato naturale non poteva che essere il sottoscritto per tutte le Giudicarie, e così era deciso". Ma poi è intervenuto Matteo Salvini in persona che ha voluto premiare il suo albergatore di fiducia, un suo amico.

 

"Si è ripetuta la stessa cosa degli altri partiti, un colpo basso quello di Salvini". Perché nella Lega la militanza si conta con gli anni, con la gavetta. "Ma Failoni con la Lega non c'entra nulla, non risulta nemmeno tesserato, non nella sua sezione di riferimento. E' soltanto amico di Binelli, amico di Salvini. Si trova dov'è solo per le amicizie".

 

Pier Candido Rio spiega che la candidatura dell'attuale assessore provinciale ha visto l'opposizione della base leghista: "Tutta la sezione era contro, non solo io. In una riunione con 18 persone, in 16 hanno votato no alla sua candidatura e in 2 si sono astenuti. Failoni cos'ha fatto per il suo territorio? C'è traccia forse di qualche suo intervento nelle cronache?".

 

La Lega scricchiola, un malcontento che si leva dai territori, dalle valli che più del centro hanno determinato la svolta elettorale in Trentino. "Mi avevano promesso il sostegno, che avrebbero puntato su di me per le elezioni, per rappresentare questa zona". Ma così non è stato e Failoni ha surclassato tutti, arrivando a macinare un numero di preferenza spaventoso, subito dietro a Mirko Bisesti.

 

Lo sponsor di Salvini è stato fondamentale, se è vero che Roberto Failoni non è mai stato organico alla Lega e nemmeno conosciuto per la sua attività politica. Un intervento 'esterno', quello del 'Capitano', che ad alcuni fa storcere il naso. Che ha portato alle dimissioni di uno dei componenti del Consiglio direttivo, il primo ad aver alzato il velo su quanto succede all'interno del primo partito del Trentino, un sommovimento su cui fino ad ora circolavano soltanto voci insistenti.

 

C'è una frattura, tra quelli della vecchia guardia che in anni e anni hanno costruito la forza della Lega in Trentino e quelli con il filo diretto con Salvini che si sono imposti sia nella gestione del partito sia nell'occupazione delle cariche pubbliche. Una frattura che potrebbe anche allargarsi, e dopo la rumorosa uscita di scena di Pier Candido del Rio addirittura organizzarsi.


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