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L'assessore Stanchina tra funivia Trento-Bondone e sicurezza: ''Il sindaco deve dare alcune risposte''

In agenda  un nuovo piano del turismo e un campeggio, il masterplan del Bondone e il polo fieristico. Sul tavolo le indennità ai presidenti di circoscrizione e la salute della coalizione dopo gli strappi degli ultimi giorni: "Nel 2015 abbiamo sostenuto Andreatta, nonostante le fibrillazioni dell'Upt. Cosa cambia con Rossi?"

Di Luca Andreazza - 29 maggio 2018 - 17:44

TRENTO. Un periodo turbolento in casa Patt. Prima il voto insieme a Lega e Movimento 5 stelle per approvare la mozione che prevede l'arrivo dell'esercito (o come vogliono precisare gli alpini Julia, comunque si vogliano chiamare sono sempre forze armate) in città. E quindi delle due l'una: le Stelle Alpine, sempre contrarie alle richieste del carroccio dal 2015, hanno fatto perdere tre anni alla cittadinanza oppure una piccola virata c'è stata. Votazioni che lasciano un po' di mal di pancia negli alleati

 

Tra i primi a gettare acqua sul fuoco dopo la "spaccatura" in maggioranza è stato l'assessore Roberto Stanchina: si è affidato a Facebook per dichiarare "Uniti e compatti". Presente anche alla marcia di protesta organizzata dall'Associazione Rinascita di Torre Vanga. E oggi una conferenza stampa per entrare nel dettaglio.

"Ho partecipato - prosegue l'assessore - ma bisogna lasciare lavorare gli organi competenti, spesso i risultati non sono immediati. Serve aumentare la presenza delle forze di polizia per aumentare la sensazione di sicurezza. E sollecito il sindaco Alessandro Andreatta a accelerare per la costituzione della squadra speciale. Serve il pugno fermo, anche dell'amministrazione: il buio e il deserto fanno paura, non qualche poliziotto in più".

 

Sono due gli inviti al primo cittadino. Anche in materia funivia Trento-Bondone, l'assessore chiede di decidere se "" oppure "No" per eventualmente intavolare la discussione. 

 

Intanto pochi giorni fa si è consumato un altro strappo al tavolo della coalizione, la riconferma della leadership di Ugo Rossi traballa e il segretario Franco Panizza si è alzato per lasciare il vertice.

 

"Una decisione giusta - commenta Stanchina - queste indecisioni non vanno bene dopo cinque anni di governo: non ci sono motivazioni per cambiare il candidato presidente. Non bisogna lasciarsi trasportare dalle paure dopo le ultime elezioni politiche. Anzi, dobbiamo rimarcare quanto di buono è stato fatto per mantenere il Trentino a questo standard di vita che resta alto. Alessandro Olivi ha introdotto il reddito di garanzia provinciale: abbiamo anticipato i tempi e il reddito di cittadinanza tanto sbandierato dal Movimento 5 stelle".

 

E il parallelo corre alle elezioni comunali del 2015. "Anche in quell'occasione - evidenzia l'assessore - c'era qualche fibrillazione intorno al nome di Andreatta, messo in discussione senza progetti alternativi. Trattative lunghe e soprattutto l'Upt spingeva per il cambiamento, ma Panizza e Kaswalder si sono schierati in modo forte e deciso per la continuità. Ora queste regole non valgono più? Non si può tentennare e confondere le persone: serve serietà e unità perché la coalizione può ancora dare tanto, i risultati negli ultimi venti anni di governo sono abbastanza evidenti. Se i civici vogliono far parte della coalizioni l'apertura c'è, ma devono scegliere".

 

E come si supera l'impasse? "Agli elettori - dice l'assessore - non interessano i tavoli politici, ma i temi quali sicurezza, lavoro e pensioni. E' necessario proseguire il solco degli ultimi venti anni, nei quali sono stati raggiunti diversi risultati. E' urgente parlare di programmi e non nomi altrimenti si rischia di perdere prima la Provincia e poi anche la città. I nostri consiglieri sono credibili e bravi, solo dopo la riconferma di Ugo Rossi, si può affrontare un altro aspetto fondamentale: pensare alla formazione della prossima classe dirigente".

 

Tra i temi all'ordine del giorno dell'assessorato c'è la partita sul polo fieristico. L'Università ha già pronto il restyling e le intenzioni a fine anno scorso erano chiare: a novembre si va a cantiere e nella tarda estate del 2019 ecco il nuovo centro di 6 mila metri quadrati. Ma i tempi sembrano già stretti. "La bonifica dell'area ex Italcementi - spiega Stanchina - procede nei migliori dei modi, difficile però fare previsioni tra gare e appalti. Servono i tempi tecnici".

 

Il progetto degli architetti di Campomarzio sembra interessante, ma lo stadio non dovrebbe sorgere lì. "Il Trento - analizza l'assessore - ha posto qualche perplessità: ci siederemo al tavolo con la società e Mauro Giacca per trovare la soluzione ideale. Un punto resta fermo: deve essere un polo multifunzionale in grado di vivere tutti i giorni, non una cattedrale nel deserto fine alle attività fieristiche e convegnistiche".

 

Intanto Riva del Garda ha messo la freccia e Trento resta indietro, unico caso in Italia di capoluogo dove manca un centro di livello. "La visione strategica della Provincia è giusta - aggiunge l'assessore -. Qui si devono prevedere esposizioni e attività a misura di città. Piuttosto è necessario allacciare rapporti con Fierecongressi". 

 

Capitolo masterplan? "Abbiamo chiesto altri quindici giorni prima della consegna - spiega Stanchina - per rendere la relazione pulita e chiara: non deve essere interpretata. Il futuro passa dal Grande impianto Trento-Bondone e il primo passo deve essere quello di inserire questa infrastruttura nel prossimo Prg".

 

Tra le criticità del masterplan, l'assenza di budget, un bel piano che potrebbe restare sulla carta. Un po' il contrario rispetto al Patto territoriale, un progetto sparso, ma finanziamenti copiosi. "Vero - ribatte l'assessore - ma questo studio affronta diversi macro-temi e diventa difficile prevedere le risorse. L'idea è quella di progettare investimenti costanti sul Bondone e innesti di bilancio puntuali. Dobbiamo attrarre investimenti privati in modo costante e senza fare il passo più lungo della gamba, come fatto per l'aumento di capitale per Trento Funivie".

 

Si parla tanto di funivia, ma poi nessuno, tanto meno l'amministrazione, si sbilancia. Un "Sì" o "No" chiaro non si vede. Si ipotizza e basta, spesso a ridosso delle elezioni. Ma tra funivia Trento-Sardagna e seggiovia 3-Tre ormai agli sgoccioli e le fichès della Provincia nella partita Folgarida-Marilleva i tempi sembrerebbero maturi

 

"Il collegamento - dice Stanchina - sarebbe il punto di svolta per la città e per la montagna. In previsione del collegamento ciclabile intorno al lago di Garda, i vantaggi sarebbero evidenti. Una infrastruttura sostenibile, anche ambientale, che può aumentare il valore immobiliare. In Alto Adige hanno inaugurato due o tre impianti di questo tipo e invece qui siamo ancora alle discussioni. Sollecito il sindaco Alessandro Andreatta a dire "Sì" o "No" per intavolare la discussione. La Trento-Sardagna è datata, ma dopo aver creato il Belvedere i passaggi sono passati da 130 a 157 mila all'anno, l'interesse c'è. E il prossimo anno ci sarà maggiore offerta tra teatro, iniziative per Natale e concerti".

 

Nel futuro di Trento un nuovo piano del turismo. "Il precedente progetto di Lucia Maestri - prosegue l'assessore - era lungimirante e guardava avanti, ma dopo dieci anni è giusto rivedere alcuni aspetti. Il mercato è cambiato e bisogna considerare i nuovi segmenti attrattivi, come quello enogastronomico, che è in fortissima espansione. A questo si possono aggiungere i settori quali biodiversità e architettura. Un piano deve durare cinque anni e questo autunno inizio il giro di consultazione con i diversi stakeholder per convocare gli Stati generali del turismo. Il piano 'Trento 2030', con un passaggio intermedio nel 2025, deve delineare le linee guida per attrarre investitori. L'accoglienza trentina è al top, ma bisogna riflettere se gli attuali posti letto degli alberghi sono sufficienti, come valorizzare agriturismi e bed&breakfast".

 

Ciclicamente spunta anche l'ipotesi del campeggio. "Trento avrebbe questa necessità - analizza l'assessore - magari un agricampeggio in periferia. Abbiamo mille ettari agricoli e una struttura di questo tipo potrebbe fare al caso della città".

 

Tra gli argomenti ancora aperti in questa legislatura, c'è quella relativa alle indennità dei presidenti di circoscrizione. "Una scuola del funzionamento della macchina amministrativa - ricorda Stanchina - perché si impara nel piccolo. Serve un provvedimento equo e quindi i numero uno delle diverse realtà devono poter percepire almeno un rimborso spese. Il presidente non può essere svolto in forma di volontariato per i numerosi impegni che si trova gestire, sono un punto di riferimento per il territorio. Non è accettabile che debbano pagare di tasca propria l'assicurazione di responsabilità civile".

 

Le circoscrizioni rappresentano un organo intermedio, ma prima del duce, molti sobborghi facevano Comune. "E sarebbero tra le amministrazioni più grandi in provincia. In questo momento - spiega l'assessore - se ci sono riunioni tecniche, i presidenti devono prendere ferie e permessi per poter essere presenti agli incontri. Un indennità è il minimo". 

 

Sul tavolo la proposta di accorpare le circoscrizioni. "Sono contrario. Questi processi - conclude Stanchina - devono eventualmente partire dal basso: se Povo e Villazzano reputano i tempi maturi per questo processo, via libera. Diversamente non può arrivare l'imposizione del Comune per rappresentatività e identità dei territori. Anche perché le spese in questo senso sono state ottimizzate e si può ragionare per migliorare senza assilli. Senza considerare il lavoro degli uffici periferici che altrimenti ricadrebbero su Trento: non sempre si può o conviene centralizzare". 

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