Paolo Toniolli, la new entry di Autonomia Dinamica: ''In politica per i miei figli, non possiamo formare i giovani e poi lasciarli andare a lavorare all'estero''
L'ex dirigente di Itea, A22 e Aeroporto Caproni scende in campo e sostiene il candidato presidente Mauro Ottobre: "I Civici? Non rinnego nulla di quel percorso.Sindaci e amministratori possono ancora essere un valore aggiunto"

TRENTO. "Non ho mai fatto politica, scendo in campo per un principio di onestà intellettuale, ma soprattutto per i miei figli", queste le parole di Paolo Toniolli, che aggiunge: "Entrambi sono laureati, ma costretti a lavorare all'estero e fuori Provincia perché qui è evidente la difficoltà occupazionale".
L’ex dirigente tra Itea, A22 e Aeroporto Caproni si è lanciato in politica, una new entry in forza a Autonomia Dinamica, che vede l'ex parlamentare Mauro Ottobre come candidato presidente. "Siamo il fanalino di coda rispetto a Alto Adige e Tirolo. E' necessario ritrovare progettualità e visione per il futuro del Trentino".
Laureato in Economia e in Giurisprudenza, dopo una carriera di spicco ai vertici di importanti società del territorio, ha raccolto questa sfida delle elezioni provinciali. "Si devono costruire - prosegue Toniolli - filiere produttive importanti e moderne. Una ricetta? Un mix tra creatività e conoscenza del mercato. Il lavoro è fondamentale per la dignità delle persone e quindi la società".
Alla prima esperienza in politica perché la scelta è caduta su Autonomia Dinamica?
Il punto di riferimento è quello del federalismo internazionale. E' presente una forte esigenza di autodeterminazione, come dimostrano le spinte, forse esagerate, in Catalogna, ma anche quelle in Veneto e Lombardia. Nel centrosinistra questa visione si è sgonfiata, Patt e Pd non riescono più a rappresentare l'autonomia. Nel centrodestra invece queste attenzioni sono solo di facciata: il vice premier Salvini ha bocciato in successione la proposta dell'Svp e quindi la possibilità del doppio passaporto.
Siete reduci da un mese abbastanza turbolento che si è concluso nel passo indietro dei Civici e la querelle Carlo Daldoss. Alla fine avete deciso di correre da soli.
Non rinnego nulla di quel momento e la stima nei confronti dell'ex assessore resta. Spiace per come si è conclusa la vicenda e penso che sindaci e amministratori possono ancora essere un valore aggiunto per le esperienze e le istanze che trasmettono. Autonomia Dinamica si è confrontata per preparare il programma e vogliamo portarlo avanti. La corsa non è facile, ma siamo rimasti coerenti e andiamo avanti da soli, senza giravolte, come quelle che si sono viste negli ultimi tempi per andare a caccia di poltrone.
Spesso prendete l'Alto Adige come riferimento. Si parte dalla differenza di dieci punti percentuali di Pil, ma anche un tasso di disoccupazione a livelli bassi, quasi fisiologici. L'Alto Adige cresce in quasi tutti gli indicatori e il Trentino rincorre.
E' evidente che per storia, cultura e tradizione dobbiamo guardare verso l'area dell'Euregio. La Provincia si deve muovere in questo solco per non tradire le radici. Il nostro territorio deve crescere, ma nell'alveo della Regione. E' importante riuscire a gestire nuove competenze per allargare il raggio di azione della nostra autonomia per sviluppare la nostra realtà in sinergia con Alto Adige e Tirolo.
Quali azioni mutuare dall'Alto Adige per far ripartire il motore dello sviluppo?
Un comparto da rivedere è quello dell'agricoltura di montagna. I dati sono evidenti: il 63% del Trentino è coperto da boschi in stato di abbandono, mentre Alto Adige e Tirolo si fermano rispettivamente al 43% e 40%. Questo significa che le politiche di riordino fondiario e le bonifiche hanno portato i frutti. In Alto Adige sono circa 2 mila le imprese che lavorano il legno, qui sono poche decine. Altri dati interessanti sono quelli della costruzione di edifici in legno: +10% nel 2018 e una stima del +5% all'anno dal 2019 al 2025. Questo si traduce in lavoro per le piccole imprese artigiane.
Non solo, in Trentino ci sono poche grandi stalle, mentre in Alto Adige sono tantissime piccole realtà: non reggiamo il confronto, qui il comparto arranca, quando in Provincia di Bolzano sono in sovrapproduzione e esportano sul mercato di lingua tedesca un prodotto di ottima qualità.
Tema infrastrutture. Lei è stato ai vertici dell'A22, la politica spesso ha sbandierato la necessità della terza corsia, mentre un altro argomento sul tavolo è quello della Valdastico.
La mobilità è la sfida del futuro e serve lungimiranza. Il progetto del tunnel del Brennero prosegue a pieno ritmo e l'intenzione è quella di spostare le merci da gomma a ferrovia. Se i presupposti sono questi è evidente che la terza corsia diventa anacronistica e un investimento a perdere.
Un discorso simile si può fare per la Valdastico, in questo caso serve un intervento di miglioramento, ma sempre nell'ottica che la portata delle strade è destinato a cambiare. Diverso invece il quadro per la Loppio-Busa: si deve intervenire, ma è necessario sviluppare anche la ferrovia per il collegamento Rovereto-Riva del Garda.
Autonomia Dinamica vuole rafforzare l'asse Brennero-Verona sulle rotaie: la Trento-Malè deve essere potenziata, la Valsugana elettrificata e portare a termine la Transdolomites. Questo è il futuro della mobilità.
Ritorniamo ai suoi figli, un caso comune a tante famiglie trentine. Emerge la dicotomia tra un'eccellenza a livello internazionale, l'Università di Trento, e un mondo del lavoro ancora legato a modelli vecchi.
Manca l'incontro tra domanda e offerta. E per questo bisogna guardare verso Nord per aumentare la competitività e l'attrattività del nostro territorio. Non si può formare capitale umano che poi viene disperso a vantaggio di altre Regioni e Nazioni. Non ci possiamo permettere di sperperare competenze.
Avete lanciato l'ipotesi di un assessorato agli esteri per sostenere industria e artigianato.
Possiamo vantare piccole e medie imprese che ci invidiano tutti, ma che per struttura organizzativa non riescono a sfruttare le potenzialità fino in fondo. Dobbiamo creare una rete preferenziale in grado di arrivare negli Stati Uniti e in Asia. In questo senso stiamo allacciando rapporti interessanti e sono diverse le realtà che si vorrebbero mettere a disposizione. Non è più il tempo di potersi permettere Trentino sviluppo, l'ufficio internazionalizzazione, un progetto Trentino Export della Camera di commercio fallimentare e un ufficio rappresentativo a Bruxelles. Bisogna essere in grado di governare le dinamiche e le logiche di mercato, indirizzare gli investimenti per incidere e sfruttare le potenzialità.
Nei giorni scorsi il Coordinamento provinciale degli imprenditori ha lanciato un appello alla classe politica per chiedere maggiore concretezza.
Mi sono trovato d'accordo in diversi passaggi, soprattutto per quanto riguarda gli appalti e il ruolo delle società pubbliche. Servono interventi per garantire la rotazione a tutte le aziende che operano in Trentino e si deve evitare la concorrenza dell'ente pubblico dove può arrivare il privato: non ci può essere gara a parità di servizio, le aziende devono sostenere costi quando una partecipata può avere risorse in-house. Un altro passaggio decisivo può essere quello degli incentivi per le imprese che assumo neo-laureati a contratti dignitosi.












