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''Pronto soccorso intasato''. Le opposizioni contro Zeni che però risponde: ''Numeri dicono il contrario, solo propaganda elettorale''

Secondo Claudio Cia, Giacomo Bezzi e Alessandro Savoi i cittadini sono costretti a utilizzare il presidio ospedaliero in mancanza di medici di base e guardie mediche. Per l'Azienda non è vero e pubblica i dati degli accessi

Di Donatello Baldo - 01 agosto 2018 - 11:33

TRENTO. Guerra delle cifre tra Azienda Sanitaria e alcuni esponenti dell'opposizione in Consiglio provinciale. La diatriba nasce a un anno dalle modifiche alle disposizioni in materia di ticket del pronto soccorso approvate dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Luca Zeni. L’obiettivo era quello di scoraggiare quanti si rivolgono al pronto soccorso, per non caricare l'urgenza-emergenza di richieste differibili.

"Dai dati forniti dall’APSS relativi agli accessi tra l’anno 2011 e 2015, suddivisi per codice colore triage, possiamo notare come la prima introduzione del ticket nel 2011 avesse prodotto un drastico calo degli accessi totali in codice bianco da 41.436 a 36.472". 

"Sebbene i ticket abbiano avuto sulla popolazione un iniziale effetto deterrente - spiegano Cia, Bezzi e Savoi, che ieri hanno tenuto una conferenza stampa davanti all'ospedale Santa Chiara - rileviamo come l’introduzione degli stessi non abbia prodotto migliorie, andando semmai a creare un intasamento di persone accalcate nei pronto soccorso di Trento e Rovereto".

 

"Il sospetto è che i ticket stiano surrettiziamente servendo non a ridurre gli accessi - affermano i consiglieri di Agire, Forza Italia e Lega - bensì a fare cassa per l’Apss". Un'argomentazione che poi la stessa Apss smentisce, ma intanto seguiamo il ragionamento degli esponenti della minoranza:

"C’è anche da dire che i medici di medicina generale sono stati ridotti dalla politica a svolgere prevalentemente attività burocratiche e tendono sempre più, in un’ottica difensiva, ad indirizzare verso le strutture sanitarie. Inoltre le auspicate associazioni tra medici di medicina generale sembrano al momento offrire più risposte ai medici stessi, piuttosto che ai pazienti".

 

"Può capitare infatti che il paziente debba rincorrere il medico associato in altri ambulatori sul territorio quando il proprio è assente, oppure che le assenze tra medici associati si sovrappongano, con il conseguente smarrimento dell’utenza che spesso sceglie altre strade".

 

"Si aggiunga il fatto che i pazienti non di rado si recano direttamente in pronto soccorso - affermano - saltando il ragionevole step della visita del proprio medico di medicina generale, per il semplice fatto che spesso per essere da lui visitati bisogna prendere appuntamento e non sempre la cosa è immediata, risultando temporalmente più conveniente una lunga attesa in pronto soccorso per una presunta urgenza piuttosto che rimandare il consulto medico".

"Altro elemento che provoca intoppi è l’elevata presenza di stranieri nullatenenti - osservano i consiglieri - i quali non dispongono di medico di base e pertanto si recano da soli negli ospedali. Infine va sottolineata la scarsa fiducia che i cittadini nutrono nei confronti dell’operato della guardia medica".

A breve giro ha risposto l'Azienda Sanitaria: "In merito alle odierne manifestazioni di alcune forze politiche davanti all’ospedale Santa Chiara di Trento per evidenziare presunte lungaggini del servizio di pronto soccorso – ha commentato il direttore Claudio Dario – è bene sottolineare alcuni dati. Ciò per inquadrare la questione sui tempi di attesa, attraverso strumenti obbiettivi e non influenzati dalle aspettative, pur legittime, dei singoli pazienti".

 

Nel 2017 gli accessi al Pronto soccorso in tutta la rete ospedaliera provinciale sono stati 221.527. Di questi i codici bianchi sono stati il 19%, i codici verdi il 64,2%, i codici gialli il 15,6% e i codici rossi l’1%. Nel 90,7% dei casi i pazienti sono stati chiamati a visita entro le 2 ore dall’effettuazione del triage e nel 76,4 % dei casi sono stati dimessi non oltre le 4 ore di permanenza. I dati riferiti al primo semestre del 2018 confermano quasi fedelmente quelli registrati nell’anno precedente.

 

«Possono certamente verificarsi episodi e giornate – ha proseguito Claudio Dario – in cui tali percentuali non sono rispettate; le cause sono però da ricercare più nel concretizzarsi di situazioni particolarmente impegnative che in presunti malfunzionamenti del sistema".

 

"A titolo del tutto esemplificativo - spiega il direttore - si pensi che nella giornata di domenica scorsa il servizio di elisoccorso è stato attivato 26 volte con 20 trasporti primari, con il conseguente aumento del carico di lavoro sui diversi pronto soccorso provinciali. E nella giornata di ieri gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara sono stati circa 300".

 

"Siamo di fronte a numeri del tutto eccezionali. Il senso del concetto di rete ospedaliera integrata – ha concluso Dario – sta proprio nella capacità del sistema di adattarsi ad affrontare giornate particolarmente gravose in termini di numeri, ridistribuendo il 'peso' sulle altre strutture che compongo il sistema stesso".

 

"Quelle dei consiglieri di minoranza – ha commentato l’assessore alla salute, politiche sociali e sport Luca Zeni – sono dichiarazioni di inizio campagna elettorale, che volutamente non tengono conto della complessità del sistema provinciale di gestione dell’urgenza/emergenza e che si dimostrano particolarmente ingiuste nei confronti di tutto il personale coinvolto in uno dei servizi più delicati e importanti della sanità provinciale".

 

"I dati evidenziano una realtà ben diversa, caratterizzata da serietà, professionalità ed efficienza. Non emerge peraltro nessuna proposta, solo volontà di polemica. L'auspicio è che non si pensi di passare i prossimi due mesi a strumentalizzare la sanità trentina per meri fini di polemica elettorale".

 

 

Numeri che però non soddisfano i consiglieri Savoi, Bezzi e Cia: "L’assessore Zeni dà i numeri. Le nostre statistiche sono i nostri anziani e i pazienti che escono dal Pronto soccorso". E in un comunicato spiegano che "si nutrono dubbi sui numeri forniti dal direttore sanitario".

 

"Quella di Zeni è una sanità dei numeri, contro la realtà percepita dai cittadini, stamattina abbiamo ricevuto diverse telefonate da pazienti che, visti gli articoli sulla stampa, ci hanno chiamato proprio dal Pronto soccorso per dirci che sono già lì da 4 ore (quelle 4 ore non oltre le quali, secondo i numeri di Zeni, quasi l’80% dei pazienti verrebbe dimesso) e che probabilmente torneranno a casa stasera".

 

"Ostinarsi a non vedere i problemi fingendo che tutto vada bene - affermano - ostentando pure sicurezza e presunzione, ci fa perdere l’occasione di agire e di prendere quei provvedimenti necessari affinché si possa migliorare. E non vale solo per il Pronto soccorso".

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