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Quasi 1.000 universitari per il confronto elettorale ma i "big" Franzoia e Fraccaro disertano l'appuntamento

Alla facoltà di Lettere l'auditorium segna il tutto esaurito e vengono aperte altre aule in video conferenza. Ma su sei candidati, i più attesi mandano dei sostituti. E Antonia Romano (Potere al Popolo) sui social attacca chi ha organizzato l'evento per non essere stata invitata. Si è parlato di università, ma gli studenti, combattivi, hanno cercano di toccare i temi relativi a sicurezza, mafia e diritti civili. Ecco cosa è emerso

Di Cinzia Patruno e Luca Pianesi - 28 febbraio 2018 - 06:01

TRENTO. Un'occasione persa per conquistare gli oltre mille studenti universitari accorsi ad assistere all'evento 'Voto? Non voto? Cosa voto?'. E poi che non si dica che i giovani si disaffezionano dalla politica o si mostrano disinteressati. Ben due candidati su sei invitati, tra l'altro i più attesi, non si sono presentati e il confronto non si è mai acceso tra i relatori presenti. E dire che davanti a loro c'era una platea di assoluto rispetto: un auditorium, quello di Lettere, da più di 300 posti a sedere, strapieno e sei aule in video conferenza tutte occupate da studenti. Insomma, non sembra proprio che la politica non interessi ai giovani e anzi, semmai, ancora una volta, è arrivato il messaggio opposto. E' la politica che snobba i giovani perdendo grandi occasioni per avvicinarli.

 

E anche chi non c'era è riuscito nell'impresa di far storcere il naso a molti. Sui social Antonia Romano si lamenta per il mancato invito del suo Potere al Popolo usando queste parole: "Contattati gli organizzatori, dicono che ci daranno una ricompensa: ci porranno le stesse domande che porranno alle persone prescelte, ma in un'intervista scritta su un giornalino online". Quel "giornalino online" è la rivista dell'Università (l'Universitario) ed ha oltre 3.000 amici su Facebook, 2.500 in più del suo movimento politico Potere al Popolo Trento quindi, tutto sommato, non è poi così "ino" e quella dell'intervista poteva essere non soltanto una "ricompensa". Ma tant'è. Quel che conta sono le tre ore di confronto fitto, ma spesso tiepidino, che è andato in scena ieri sera partendo dall'istruzione fino a toccare sicurezza, dritti civili e antifascismo.

 

Mariachiara Franzoia, candidata del Pd, e Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle hanno mandato a sostituirli, rispettivamente, Paolo Serra e Matteo Perini. Un inizio poco eclatante, con posizioni moderate sui temi finanziamento alla ricerca, spendibilità del titolo di studio, funzione dell'Euregio formulati da tre rappresentanti dell'Unione degli universitari di Trento (Udu) e del giornale L'Universitario

 

Poche le novità: Luca Bazzanella di Forza Italia e Giulia Zanotelli della Lega spesso e volentieri con posizioni concordanti, ma non troppo dissonanti da quelle dei rivali. Un candidato dei 5 Stelle, il ricercatore Matteo Perini, dall'approccio timido e molto diverso da quello dei colleghi di partito. Una lieve forma di disinteresse da parte di Paolo Serra, sostituto della Franzoia, applaudito perché si autoproclama "ultimo della lista" e quindi propenso a dire quello che pensa veramente, "tanto non verrò mai eletto". E il candidato di Leu, Andrea Pradi, che dovrebbe portare via i voti alla coalizione di centro-sinistra, piuttosto moderato.

 

Un pubblico giovanissimo, educatamente attento e preparato che, alla fine degli interventi, manifesta un po' di irrequietezza facendo domande su temi che esulano dall'ambito universitario. I diritti civili per esempio? Parlando di legalizzazione delle droghe leggere, aborto, eutanasia e unioni civili, si dicono tutti favorevoli, unica voce fuori dal coro Zanotelli della Lega, che non ammette droghe né same sex weddings. Un pubblico a tratti provocatorio specialmente nei confronti della Lega, soprattutto nel momento in cui tira in ballo famiglia tradizionale e legalizzazione della prostituzione nello stesso ragionamento.

La domanda di Sofia riguarda la difficile situazione dei ricercatori. Quali misure possono essere prese a 360 gradi sull'università, affinché la situazione cambi?
 

I candidati concordano sul fatto che l'investimento nell'ambito universitario in Italia è troppo basso. Concordano anche sul fatto che Trento sia un'isola felice, ma che è necessario riflettere sul piano nazionale. La Lega punta su una revisione del sistema di accesso all'università che non premi solo i più fortunati al test, bensì i più motivati e meritevoli, con una minore tassazione a chi rispetta i tempi e ha una media alta. Forza Italia propone un ente efficiente che si occupi dell'ambito universitario, perché chi fa il ricercatore non debba essere anche un burocrate. Il Movimento 5 Stelle, rappresentato da Perini che è un ricercatore, punta sulla riforma dell'accesso a numero chiuso per legarlo al mondo del lavoro e su un'università accessibile a tutti (anche a livello di barriere architettoniche). Per Rossini del Patt, docente universitaria a Milano, la qualità della ricerca in Italia si aggira sulla media europea ma c'è una scarsa attitudine all'applicazione dei risultati: l'università deve istituire un rapporto maggiore con il suo territorio. Per Serra del Pd servono maggiore autonomia e maggiori fondi. Per Pradi di Leu, professore di UniTn, bisogna puntare su una rimodulazione delle tasse universitarie per rendere l'università accessibile a tutti.
 

La domanda della seconda Sofia, rappresentante di minoranza degli studenti di giurisprudenza, riguarda invece la spendibilità del proprio titolo di studi nel mondo del lavoro. Come guardare al futuro?
 

Serra e Pradi sono d'accordo sulla non adeguatezza del mondo del lavoro in Italia oggi con contratti indecenti e senza diritti e sulla volontà di tornare a restituire prospettive di lavoro in grado di dare sicurezza e stabilità. Per Rossini, è necessario costruire il proprio curriculum sulle soft skills, che sono quelle legate alla personalità: sono quelle a fare la differenza. Perini promuove una riforma dei contratti per contrastare la precarizzazione degli ultimi anni e dirottare i soldi per le opere inutili come la Tav nell'incremento dei posti di lavoro. Bazzanella propone lauree specialistiche più tecniche e professionalizzanti, portando la sua esperienza di giovane emigrato a Bruxelles per lavorare, mentre Zanotelli si unisce al collega di Forza Italia.
 

Francesco parla di Euregio, descrivendo il Trentino come uno dei luoghi in Italia in cui, nel piccolo, si fa veramente l'Europa
 

Il M5S si mostra impreparato e viene bacchettato dalla candidata Patt, che fa dell'Euregio la bandiera del suo partito. Serra la appoggia pienamente, proponendo di esportare il modello Euregio anche alle altre regioni di confine. Liberi e Uguali sottolinea l'importanza di partire dalla regione, ente al quale sono state sottratte troppe competenze, e la coalizione di destra si dice d'accordo.
 

Il tema della sicurezza è uno dei pochi a sollevare qualche differenza. Palesemente fuori dal coro rispetto agli altri studenti intervenuti, un ragazzo lombardo chiede ai candidati (e alla Lega in particolare) cosa pensano di fare per "quei ragazzetti che non fanno nulla tutto il giorno e pesano su di noi" riferendosi a piazza Dante.
 

"Il problema della sicurezza - spiega Zanotelli - è percepito qui a Trento e in particolare in piazza Dante. Io stessa ho assistito a uno scambio di droga davanti a i miei occhi, ma alla classe politica sembra non interessare. Non è una percezione, è la realtà, tutti possono vederlo. La soluzione è dotare di mezzi le forze dell'ordine per far fronte a questo problema. Il degrado è evidente".

 

Contrastata dalla candidata Rossini: "In questi ultimi due anni c'è stato molto investimento sulle forze di polizia. C'è un controllo molto forte sul territorio. Il controllo sta anche nel sapere dove possono accadere certe cose. Come Patt, chiederemo la competenza per la delega sulla polizia, di poter gestire con più flessibilità le forze dell'ordine. Detto ciò, abbiamo una città che è molto vivibile. Le politiche sociali stanno facendo molto, ci vuole un'azione combinata, un modello di sicurezza integrato. Se militarizziamo un territorio, allora sì che diventa pericoloso perché la percezione cambia".

 

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