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Sfiducia al sindaco di Trento, le minoranze sbagliano a leggere il regolamento e raccolgono meno firme del necessario: salta tutto

Il 9 marzo era stato presentato dal centrodestra e dall'M5S una mozione di sfiducia per il sindaco Andreatta dichiarando che bastavano 8 sottoscrizione e raccogliendone 13. L'articolo 108 del regolamento comunale ne richiede, però, 16 

Di Giuseppe Fin - 12 marzo 2018 - 18:55

TRENTO. Sarà la vittoria elettorale che ha dato alla testa al centrodestra trentino e al M5S facendoli prendere dall'entusiasmo oppure sarà che non conoscono a sufficienza il regolamento del consiglio comunale. Fatto sta che della mozione di sfiducia presentata in pompa magna in conferenza stampa la scorsa settimana dalle minoranze, quasi sicuramente non se ne farà nulla.

 

I proponenti, Civica Trentina, Lega Nord, Forza Italia e M5S, si sono presentati ai giornalisti spiegando di aver raccolto 13 sottoscrizioni e che per poter presentare una mozione di sfiducia ne sarebbero bastate 8. Per il voto poi si contava anche sull'adesione di Eugenio Oliva (Progetto Trentino) e Antonia Romano (l'Altra Trento).

 

“Per depositarla bastano otto persone, un quinto dei consiglieri” avevano spiegato i proponenti venerdì 9 marzo aggiungendo che la mozione sarebbe stata presentata “in quello stesso giorno”.

 

Ad oggi, però, nulla è stato presentata. Abbiamo anche verificato attraverso la presidente del Consiglio comunale, Lucia Coppola, dalla quale ci è arrivata la conferma che nessun documento è stato consegnato.

 

Il problema, evidentemente, sta nel fatto che qualcuno ha letto superficialmente il regolamento comunale ed ha pure fatto, come si dice, i conti senza l'oste. Basta infatti guardarsi l'articolo 108 del regolamento comunale, approvato con le modifiche nel 2017, che così recita: “La mozione di sfiducia diretta a far cessare dalla carica il Sindaco e la Giunta comunale è sottoscritta da almeno due quinti dei Consiglieri comunali assegnati redatta per iscritto e diretta al Presidente del Consiglio comunale e riporta i motivi per cui i Consiglieri comunali sottoscrittori ritengono che il Sindaco e la Giunta non possano più godere della fiducia del Consiglio comunale e dichiara espressamente la loro sfiducia”.

Per poter presentare la sfiducia servono le firme di almeno 2/5 dei consiglieri. Contando che a Trento i consiglieri sono 39, i due quinti sono 16 e non 8 come è invece stato detto dalle minoranze. Un numero lontano anche dalle 13 sottoscrizioni raccolte (tra l'altro la consigliera Romano e il consigliere Olivi, dati per ceto dalle minoranza come voti a favore della sfiducia, hanno spiegato il giorno seguente di essere contrari).

 

Sono due, adesso, le strade che la minoranza potrebbero scegliere: la prima quella di chiedere a qualche esponente di maggioranza la firma per sfiduciare il sindaco mentre la seconda è quella di rinunciare alla mozione e di chiedere un consiglio comunale straordinario. Sembra proprio che chi vuole sfiduciare il sindaco Andreatta, con l'idea di arrivare all'ection day in ottobre, debba aspettare ancora un po' e magari, nell'attesa, potrebbe studiarsi meglio il regolamento del Consiglio comunale.

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