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Stop ai corsi sulle relazioni di genere. Arcigay: ''Fa ghiacciare il sangue il richiamo all'adeguatezza dei contenuti con la nuova giunta''

L'assessora Segnana ha deciso di rivedere il tema del genere perché è ''necessario verificare la piena coerenza dei contenuti educativi'' con la nuova amministrazione leghista. Arcigay: ''Invitiamo l'assessora e la giunta tutta a scendere dai propri piedistalli e proporsi essa stessa per un percorso educativo per la conoscenza di tematiche legate all'identità sessuale, affettiva e a tutte le loro proprie componenti''

Di L.P. - 30 dicembre 2018 - 20:01

TRENTO. Da un lato l'assessore all'istruzione vuole fare degli approfondimenti interni alla scuola per una canzone di Natale realizzata da un istituto comprensivo, dall'altro quella alle politiche sociali vuole rivedere il come viene affrontato il tema del ''genere'' a scuola perché "si ritiene necessario verificare la piena coerenza dei contenuti educativi dei percorsi con le aspettative delle famiglie rispetto ai valori che la nuova giunta intende perseguire". In entrambi i casi l'intervento a ''gamba tesa'' nel mondo della scuola è netto.

 

Qualcuno potrà anche dire ''bene, ci voleva più controllo su insegnanti e dirigenti scolastici e su quello che insegnano ai nostri figli'' ma sul piano dei rapporti, il comportamento dei due assessori rischia davvero di mettere in discussione l'autonomia scolastica degli istituti trentini (se aggiungiamo, poi, l'invito del Presidente a fare i presepi e la decisione di appendere un crocifisso in ogni aula come inizio di legislatura non c'è male). E dopo le preoccupazioni espresse per il comportamento dell'assessore all'istruzione Bisesti in merito alla canzone l'Altalena (QUI ARTICOLO) preoccupata è l'Arcigay di Trento rispetto alla decisione dell'assessora Segnana di inviare una circolare alle scuole annunciando lo stop ai percorsi di educazione alla relazione di genere (QUI ARTICOLO).

 

 

Percorsi che, com'è noto, insegnano a combattere gli stereotipi di genere, voluti per il contrasto della violenza sulle donne, nella convinzione che fin da piccoli bisogna imparare il rispetto delle differenza, il rispetto dell'autonomia di ciascuno e di ciascuna. ''È desolante - scrive Arcigay su Facebook - constatare che chi è stato eletto non solo non consideri minimamente una parte considerevole della propria cittadinanza, ed è addirittura svilente scoprire che alcune scuole hanno visto sospendere alcuni dei propri percorsi formativi in nome di 'controlli' non meglio specificati. Fa ghiacciare il sangue il richiamo all'adeguatezza dei contenuti in linea con i 'valori che la giunta intende perseguire'. Da quando il calendario scolastico viene dettato dalla posizione ideologica di chi (momentaneamente) occupa gli scranni consiliari? Come e perché il programma elettorale di una coalizione diviene paradigma di Verità Assoluta su cui basare la valutazione dei contenuti educativi? Il 'gender gap', le discriminazioni e stigma basati sull'identità sessuale e il genere, il bullismo e le violenze omobitransfobiche sono tutte cose reali e con cui, educati ad affrontarle o meno, i giovani (e soprattutto le giovani) trentini e trentine dovranno fare i conti nella propria vita''.

 

''Le associazioni che da anni si occupano di fornire spunti di riflessione educativa su come costruire una società più coesa e unita - prosegue l'associazione - svolgono un ruolo che, purtroppo, le 'autorità' provinciali dimostrano di voler palesemente ignorare: la formazione dei cittadini e cittadine del futuro, in nome dei valori che sono alla base stessa della Costituzione italiana, ossia il rispetto della diversità e dignità altrui. Sospendere queste attività nelle scuole dimostra non solo noncuranza, ma una superficialità tale che difficilmente ci saremmo immaginati venire dalla giunta provinciale, da chi dovrebbe fare gli interessi di tutti e tutte''.

 

Arcigay, però, vuole essere positiva e allora si sforza di vedere il bicchiere non mezzo vuoto. ''Rimaniamo a disposizione per un confronto (più che mai necessario) con l'assessora Stefania Segnana (e le altre personalità provinciali a essa affine) per avvicinarla al basilare Abc della costruzione di identità sessuale e della definizione di genere - conclude - così come ai delicati temi della diversità e dell'inclusione, dello stigma sociale e della vita delle minoranze (vita dura anche nel ridente Trentino). Perché anziché eliminare queste ore di scuola, la giunta non prova a prenderne parte (in ruolo di ascoltatore/studente)? Anziché urlare dai propri scranni condanne a inesistenti teorie di complotto, invitiamo l'assessora e la giunta tutta a scendere dai propri piedistalli e proporsi essa stessa per un percorso educativo non formale per la conoscenza di tematiche legate all'identità sessuale, affettiva e a tutte le loro proprie componenti. Così che, allontanati e allontanate dai pregiudizi, possano aiutarci a costruire una società veramente più libera e consapevole''.

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