Botta e risposta Ianeselli-Onda ma il sindaco non s'adombri se non tutti si inchinano al suo passaggio, ma ringrazi di poter spiegare

Giornalista, ha lavorato per Alto Adige, Gazzettino e Trentino
Se lo avessero “accusato” di eccesso di modestia avrebbe fatto certamente bene nel minacciare di rivolgersi agli avvocati. Se gli avessero contestato un uso troppo parsimonioso dei social media (Facebook, Instagram e tutto quanto è spesso drammaticamente Post/iccio) non ci sarebbe scandalo di una sua reazione furibonda. Se in un’interrogazione si fossero semplicemente complimentate (per tutto e anche di più) piuttosto che porre legittime domande (come regolamento consigliare impone), beh lo avrebbero forse spiazzato. Abituato, come pare essere, al retropensiero spinto, probabilmente si sarebbe arrovellato nel cercare di capire “cosa c’è dietro” un “bene, bravo” inaspettato.
Invece no. Tutto senza il guizzo della fantasia. Tutto con penuria di ironia. Tutto riconducibile alla calura che – evidentemente - amplifica gli umori. Sì, ma in peggio.
Che dire altrimenti dello scontro torridamente agostano tra primo cittadino di Trento e le due consigliere comunali di Onda, Bortolotti e Tarter? Queste ultime avevano chiesto lumi su incarichi e costi del “Gabinetto del sindaco” (astenersi da battutacce) anche in rapporto con le spese delle precedenti amministrazioni. Hanno avuto in replica numeri (25 persone) ed esborsi (1,250 milioni) con la sottolineatura doverosa che per Ianeselli lavorano “direttamente” in due mentre gli altri 23 si occupano di servizi diversi (dall’Urp, ufficio rapporti con il pubblico, al sito internet del Comune e quant’altro serve all’amministrazione per comunicare con la popolazione).
Il gioco delle parti (politiche) è di una prevedibilità disarmante. Vagliata una risposta giudicata un po’ svogliata (il termine usato è evasiva) le due consigliere hanno continuato a pressare (stavolta tramite stampa) il primo cittadino. Si sono pubblicamente lamentate anche di aver domandato un mansionario senza vederne nemmeno l’ombra. Una fisima? Può essere. Ma può essere anche un modo per meglio misurare il rapporto tra servizi e spesa relativa.
Certo, maneggiando senza cura l’arma a doppio taglio dell’ironia, Bortolotti e Tarter potevano evitarsi i frizzi sul sindaco che predica le due ruote ma s’avvale di due autisti (che in municipio si è scoperto essere apprezzati tuttofare). Dare il destro ad un sinistro (Ianeselli s’è appena iscritto al Pd) è un tantino autolesionistico. O meglio, per dirla alla Di Pietro) “che c’azzecca”? Un conto è esplicitare le contraddizioni di un amministratore mentre un altro conto è sottintendere la malafede mal utilizzando esempi impropri.
Detto questo, implorando chi fa opposizione di non vanificare il proprio faticoso e frustrante impegno mettendo (per dirla alla trentina) il “c…nelle pedate”, veniamo però alla condanna di un eccesso molto più incredibilmente assurdo. L’eccesso di rabbia, cioè, con cui il primo cittadino ha reagito alle punzecchiature (per altro abbastanza spuntate) delle due consigliere.
S’è offeso, Ianeselli, considerando Tarter e Bortolotti alla stregua di due “attentatrici” della dignità sua e dell’intero personale del Comune. S’è offeso adombrando l’ipotesi (che sarebbe un’esagerazione al cubo) di tutelare sé stesso e i dipendenti comunali per via giudiziaria (non lo specifica, ma chi deve intendere…).
Ora, senza lazzi ma con obiettivo sconvolgimento, non si capisce dove e perché le due consigliere avrebbero provocato un’Onda anomala contro i dipendenti del Comune. Nell’interrogazione non si fa cenno alcuno a manchevolezze dei vari servizi legati alla comunicazione comunale. Si chiede – lecitamente – di specificare le “quantità” degli incarichi, semmai i compiti e i costi, ma non c’è cenno alla qualità del lavoro (tanto meno alla qualità di chi lavora). Di cosa dovrebbero chiedere, dunque, scusa Bortolotti e Tarter? Contando meno del due di picche a poker in una dinamica consigliare a maggioranza silente ma schiacciante, dovrebbero pure evitare ogni “disturbo” fatto di quesiti (specie quegli scomodi) che trovano risposte quasi sempre mesi dopo la formulazione ma almeno danno una parvenza di democratico contraddittorio all’assemblea comunale?
Non s’adombri (ma tanto succederà) il primo cittadino se non tutti s’inchinano adoranti al passaggio suo e della sua giunta. Risponda, anche per le rime, come spesso fa (è un suo diritto) ma lasci perdere quella “lesa maestà” che nulla c’entra con la dinamica tra governo e opposizione. Spieghi e contesti presunte illazioni – così come ha fatto con alterna dovizia nella vicenda del “gabinetto” – ma non vada oltre (anche oltre misura) perché è giusto replicare ma non serve al confronto, minacciare chissà cosa.
Non è – bene chiarirlo una volta di più – una difesa delle due consigliere o un parteggiare. È semplicemente temere che a forza di sentirsi offesi da ogni critica (giusta o sbagliata) si rischi di deragliare dalla fatica di un confronto che per quanto aspro possa essere è sempre meglio di ridicole e improponibili scorciatoie legali.
Per meglio dirla, forse non sono Bortolotti e Tarter a dover chiedere scusa di “aver chiesto” ma è il sindaco a dover ringraziare di poter spiegare (come un po’ ha fatto) che l’interrogazione gli ha dato modo di far risaltare l’impegno (mai messo in discussione) dei dipendenti che si occupano dei vari aspetti della comunicazione istituzionale.
Si spera, davvero, che la faccenda si possa archiviare alla voce “conseguenze della calura”. In caso contrario, si mettano al massimo i condizionatori. Se poi si volesse seriamente disquisire di comunicazione, i temi sarebbero ben altri rispetto agli organigrammi dei servizi.
Si è ormai inesorabilmente condannati ad una politica cellulare (si parla di telefoni ma anche di cellule malate) che riduce il tutto (e dunque il niente) a sproloqui video ripresi dove si ululano slogan e cialtronerie. L’amministrazione della cosa pubblica (e della casa pubblica, riferendosi al Comune) potrebbe scegliere l’oggettività delle comunicazioni invece di una soggettività prorompente ed esagerata.
Si può comunicare che s’è inaugurata una piscina o che esiste un utile servizio per controllare i funghi senza mettersi in costume (sbracciando) e senza farsi riprendere mentre si portano i finferli dai vigili.
Se poi qualcuno – smarrito – si chiederà “dov’è il sindaco?”, poco male. Anzi, bene. Benissimo. Forse non tutti l'hanno visto sui suoi social magari a ballare la zumba in piazza Santa Maria e vorrà dire che s’amministra senza il bisogno di marcare ad ogni costo e in ogni dove un protagonismo, un personalismo, di cui non si sente necessità. Un brutto vizio che, per altro, sta malamente contagiando pure gli assessori. Nanni Moretti è famoso anche per quel “mi si nota di più se vado o se non vado?”. Qui non abbiamo dubbi. Si scommette che il sindaco e gli assessori si noteranno di più se “faranno” senza l’angoscia di “farsi vedere” anche quando non serve. Cioè, spesso.













