Tommaso Acler, con Autonomisti Popolari per portare in Consiglio provinciale la Valsugana e tutte le periferie
Attenzione ai territori di valle, per una viabilità migliore e per ridare ai Comuni dignità: "Non dobbiamo più vedere i sindaci che rincorrono gli assessori provinciali con il cappello in mano"

TRENTO. Abita a Levico, ha 34 anni, da tredici è in Consiglio comunale. "All'inizio con la delega alle Politiche giovanili e poi come assessore allo Sport, Cultura, Turismo e Giovani".
Tommaso Acler è candidato con il movimento di Walter Kaswalder Autonomisti Popolari. "Ci proviamo. Più voti avranno i partiti moderati dentro il centrodestra, maggiormente il Trentino potrà cambiare. In meglio".
Ci sono autonomisti a sinistra, al centro, a destra. L'autonomismo, secondo lei, dove'è giusto che si collochi?
I partiti autonomisti dell'arco alpino, dal Tirolo al Sudtirolo fino alla Baviera, affondano le radici nel cristianesimo sociale. Alternativi alla sinistra ma non propriamente di destra perché nei valori autonomistici c'è la solidarietà, per un'economia sociale di mercato.
Autonomisti Popolari ha deciso di aderire a una coalizione in cui sono presenti forze definite 'sovraniste', 'nazionaliste'. Cosa c'entrano con l'autonomia?
La nostra coalizione viene da vent'anni di opposizione al centrosinistra, questo è anzitutto il nostro collante. E poi ricordiamo che la Lega è un partito federale, quella trentina ha la sua indipendenza. E con Salvini abbiamo sottoscritto un accordo programmatico perché dobbiamo ricordarlo: come i migliori partiti autonomisti anche noi siamo block-frei.
L'accordo però lo avete fatto con Maurizio Fugatti. Garantisce le vostre istanze?
Anche per completare la domanda precedente, c'è da dire che Fugatti usa toni più morbidi di Salvini, e sono sicuro che saprà tenere assieme tutta la coalizione nel progetto di cambiamento. E tutta la coalizione gli riconosce la leadership, a differenza di altre coalizioni...
A cosa si riferisce?
A differenza del centrosinistra che Tonini sembra volerlo quasi tenere nascosto. Ci sono candidati che nemmeno mettono il suo nome sui santitni. A differenza loro, per noi il candidato presidente è il valore aggiunto.
Anche lei, come Walter Kaswalder, era nel Patt?
No, non sono mai stato con il centrosinistra. Io provengo da un'esperienza civica, una lista comunale con al suo interno sensibilità politiche diverse, comunque alternative al centrosinistra.
E' stato anche amministratore, vero?
Sono stato in Consiglio comunale a Levico per 13 anni, assessore per quattro, iniziando a fare politica fin da quando avevo i calzoni corti. Ho lavorato per la comunità senza chiedermi se le cose che facevano erano di destra o di sinistra: i pannelli solari sugli edifici pubblici, i murales per abbellire ruderi, la bandiera blu al lago...
Kaswalder però era nel Patt, quello che guardava a sinistra.
Poi è uscito, cacciato. Anche se sarebbe stato impossibile rimanere lì ancora per molto. Kaswalder, che è una delle persone più coerenti che io conosca, aveva capito che il Patt di Rossi aveva ormai abdicato ai suoi valori pur di rimanere al potere con il centrosinistra. Ha abdicato al suo ruolo, alla sua storia.
E ora corre da solo, con Rossi presidente.
Scaricato dal centrosinistra... Rossi è il Clemente Mastella della politica trentina, non lo vuole più nessuno!
Secondo lei il centrosinistra autonomista ha governato così male?
All'inizio, con Dellai, non governava malissimo. C'era una visione politica del Trentino, quella che poi è scomparsa del tutto con Rossi. Con Rossi abbiamo conosciuto la paralisi amministrativa, dentro una coalizione che univa il diavolo e l'acqua santa. Il Trentino, come conseguenza, è rimasto immobilizzato per tutti questi anni.
In che modo?
Non sono state prese decisioni fondamentali. Sulla sanità, sull'istruzione, falli incredibili. Politiche antiautonomiste come la chiusura delle guardie mediche, delle scuole di valle. L'autonomia per me è la difesa del territorio.
Tema caro a tutti, soprattutto in tempi di elezioni, sapendo che votano anche in periferia...
Ma essere autonomisti significa garantire sevizi di qualità sul territorio, vicini al cittadino, senza concentrare tutto sul centro. Non solo a Trento: servizi e occasioni di lavoro devono essere portati anche nelle valli.
E come farebbe lei a valorizzare le realtà di valle?
Abbiamo visto che ci sono state valli di serie A e valli di serie B... La Valsugana aveva nove consiglieri provinciali eletti, e due assessori, ma nonostante questo ne sono arrivati pochi di finanziamenti. Altre valli invece.... Ma comunque non voglio fare contrapposizioni... Se non si interviene con una più giusta redistribuzione dei finanziamenti...
Cosa si rischia?
Lo spopolamento delle valli. Pensiamo al tesino, pensiamo alla Valle dei Mocheni ma anche a tante altre realtà sull'asta della Valsugana: tanti giovani si trasferiscono a Trento.
Se verrà eletto, su quali questioni si concentrerà maggiormente?
Sulla viabilità. Sono della Valsugana e non posso non occuparmi di questo. Sono vent'anni che si parla di mettere in sicurezza la statale, che si parla di Valdastico, che si parla di potenziamento del treno... In questi ultimi cinque anni non è mancata soltanto la visione strategica, è mancata anche la più elementare manutenzione dell'esistente. Per la prima volta abbiamo tratti di strada con l'asfalto rovinato, con gli svincoli pericolosi...
Non è più valida l'immagine che mette in evidenza le diverse condizioni dell'asfalto tra Trentino e Veneto che tanto spopolava sui social?
E' un'immagine radicata, ma la realtà è purtroppo diversa. E' venuta a mancare l'attenzione che una volta era patrimonio del nostro Trentino.
Come penserebbe di intervenire lei sulla mobilità della Valsugana?
La Statale 47 deve essere vista come collegamento interno, legato al Trentino. Collegamento sicuro con doppia corsia: gli incidenti che maggiormente si verificano sono i frontali, con lo spartitraffico non ci sarebbero. Poi bisogna arrivare a un pedaggio selettivo per i tir provenienti da fuori regione. I proventi servirebbero per finanziare gli interventi strutturali e come forma di 'risarcimento' per la Valsugana, da usare per lo sviluppo economico e il ripristino del territorio.
Treno?
Il treno dovrebbe essere potenziato veramente, con l'obiettivo di spostare il pendolarismo su rotaia. Ma il treno dovrebbe essere più comodo e più conveniente della macchina, solo allora si raggiunge l'obiettivo. E si raggiunge con l'interconnessione tra Valsugana e Trento-Malè e asse del Brennero.
Valdastico?
Il centrosinistra voleva farla uscire a Lochere, un'idea rovinosa dal punto di vista ambientale, e poi nemmeno sarebbe uscita su una viabilità esistente. Io non sono contrario all'uscita di Rovereto Sud, ma dobbiamo fare prima un attento studio di fattibilità, perché sia veramente utile. Lì avrebbe sbocco sull'A22, ma la cosa migliore sarebbe spostare le merci su rotaia, anche in prospettiva del Tunnel del Brennero.
Altri temi che le stanno particolarmente a cuore e su cui vorrebbe impegnarsi?
Si parla tanto di immigrazione, io però vorrei occuparmi di emigrazione, dei 4.500 trentini che ogni anno lasciano la loro terra per cercare lavoro altrove. Dobbiamo far ripartire l'economia anche per dare loro una possibilità qui in Trentino. Poi vorrei che i Comuni tornassero al centro dell'azione amministrativa...
Si spieghi...
Dobbiamo tornare a riconoscere ai Comuni dignità. Sono visti solo come un capitolo di spesa, ma in realtà sono gli enti più vicini al cittadino: devono essere aumentati i trasferimenti. Ora invece vediamo sindaci rincorrere gli assessori provinciali con il cappello in mano, una cosa veramente brutta da vedere...
La questione del doppio passaporto. Cosa ne pensa?
L'autonomia si difende anche in termini di identità. Apparteniamo allo Stato italiano ma abbiamo un'origine diversa rispetto al resto degli italiani. Il doppio passaporto nasce dal fatto che l'autonomia è minacciata, anche dalla crisi economica. Il doppio passaporto è un tema legato all'economia. Se l'Italia funzionasse meglio non si porrebbe il problema.












