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Ugo Rossi sempre più solo, anche le Stelle Alpine stanno pensando di cambiare il candidato presidente

Ha cercato di mettere pressione al suo partito con un'intervista al Trentino in cui diceva: "Il candidato sono io". Ma sembra aver ottenuto l'effetto opposto: "Se cercava di metterci in riga rischia di provocare l'effetto opposto. Gli autonomisti non sono gente che si preoccupa della poltrona di qualcuno"

Di Donatello Baldo - 19 maggio 2018 - 19:04

TRENTO. Ugo Rossi ci ha provato. Ha rilasciato un'intervista al Trentino in cui affermava che lui si candida, che ormai è tardi e "me lo chiede la gente: Presidente ci sarà anche in futuro?". Ha detto che a ottobre  sarà ancora lui il candidato, indipendentemente - a questo punto - dalle decisioni che prenderà la coalizione. 

 

Insomma ha voluto far sentire al sua voce, alla vigilia delle decisioni che il Pd ma anche il Patt sono chiamati a prendere nei prossimi giorni. "Io non mi faccio da parte, ci sono io". Ci ha provato. Ha cercato di mandare un messaggio a tutti, soprattutto ai suoi

 

Ma il messaggio sembra non far deviare nemmeno di un soffio la traiettoria che ormai è stata presa nella corsa per le provinciali: cambiare il timoniere, lasciare a casa Rossi e trovare un nuovo candidato presidente. Una convinzione che ormai si è diffusa anche all'interno delle Stelle Alpine.

 

E' bastato un giro di telefonate per capirlo: Rossi è stato lasciato solo. "Se cercava di metterci in riga - sono i commenti di alcuni amministratori - rischia di provocare l'effetto opposto. Gli autonomisti non sono gente che si preoccupa della poltrona di qualcuno, per noi è importante il partito, la coalizione, il futuro dell'Autonomia. Non il futuro di uno solo".

 

"Si deve parlare di progetti, di proposte, di programmi, di come vincere le elezioni, di come stare dentro la coalizione. Invece siamo qui bloccati sul suo nome - affermano ancora sottovoce alcuni esponenti del partito - e questo rischia di far implodere il partito".

 

Sembra di capire che i primi scricchiolii siano iniziati all'indomani del disastroso risultato del 4 marzo: "Ma come si è potuto far finta che non fosse successo nulla?". Questo mormora la base degli autonomisti. Una base che pronuncia, come quella di Pd e Upt, la parola che a qualcuno fa paura. 

 

"E' una parola che si sente, un'esigenza che si fa sempre più forte - afferma un sindaco esponente delle Stelle Alpine - perché c'è bisogno di far tornare agli elettori la speranza, la voglia di sostenere un progetto vincente". E nessuno sembra legare la vittoria automaticamente al nome di Ugo Rossi

 

Dalla base agli alti notabili del partito, anche tra i consiglieri provinciali. Questi non parlano, non apertamente: ma fanno capire che ormai sono in pochi quelli che sostengono ciecamente il governatore. C'è il fedelissimo Michele Dallapiccola, ma sul sostegno degli altri nessuno mette la mano sul fuoco.

 

"C'è da salvare un partito, da rilanciare una coalizione - spiegano - questo è il punto". La conferma di Rossi, a questo punto, non è la conditio sine qua non. "Lunedì è convocata la giunta del partito, il 24 un consiglio urgente. Saranno quelle le sedi in cui si deciderà". 

 

Dalle valli arrivano sentimenti contrastanti: il Basso Sarca spinge per il cambio al vertice, la Vallagarina anche. Qualche realtà è in mano ai fedelissimi ma alla fine non si andrà alla conta: il vecchio Partito autonomista trentino tirolese si affiderà alla realpolitik e sarà Franco Panizza a sbrogliare la matassa. 

 

Lui sembra aver capito che non ha più nessun senso impuntarsi sul nome di Ugo Rossi. Ma chi lo dice al governatore? E cosa succede nel caso in cui si scelga un altro nome come candidato presidente? Incognite che pesano  ma ormai gli scricchiolii si sentono e piuttosto che far crollare tutto il partito si sacrifica anche il timoniere. "Gli autonomisti trentini non si sono mai votati a un uomo solo - dicono alcuni - hanno pensato prima alle Stelle Alpine". 

 

 

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