Valdastico, per Dalzocchio i problemi ambientali e di traffico sono risolvibili. La sindaca di Villa Lagarina: ''Ci scordiamo della crisi climatica''
La capogruppo della Lega in Provincia spiega perché dubbi e perplessità sul completamente dell'A31 oggi siano superati ma Romina Baroni non ci sta: ''Il mondo sta cambiando e dobbiamo cambiare per i nostri figli. Vanno adottate azioni per il riequilibrio modale sia nelle città (meno mezzi privati, più mezzi pubblici, sharing e biciclette) sia nei trasporti extraurbani (intermodalità gomma-rotaia)''

TRENTO. ''Da cinquant'anni a questa parte ciclicamente si torna a parlare della Pi-Ru-Bi/Valdastico. Oggi, però, c'è un convitato di pietra che incombe su ogni decisione, la crisi climatica globale. Per i nostri figli non abbiamo bisogno di più traffico su gomma, più consumo del territorio, più inquinamento ma di soluzioni per il riequilibrio modale e puntando sull'innovazione tecnologica''. Così Romina Baroni sindaca di Villa Lagarina. La prima cittadina di uno dei territori che, in un modo o nell'altro, sarebbe comunque interessato da un'eventuale realizzazione dell'ultimo tratto dell'A31.
Gli ultimi rumors, infatti, parlano di una possibile uscita dell'autostrada a Rovereto Sud, anche se, come ha fatto notare il sindaco di Rovereto in aula quando ha spinto la maggioranza del consiglio ad astenersi rispetto all'atto di indirizzo del Pd che chiedeva di chiudere ogni possibilità a una tale ipotesi, ''al momento non c'è nessun progetto, studio di sostenibilità economica o altro. Se e quando la Provincia deciderà di fare qualcosa ne discuteremo''. Insomma per Valduga e la sua maggioranza esprimersi oggi in aula sul tema sarebbe quasi superfluo (e avrebbe il sapore della strumentalizzazione) visto che ancora non c'è nulla di cui parlare.
Ma la politica galoppa e sul tema favorevoli e contrari si dividono. Fugatti lo ha ribadito anche nel suo discorso programmatico di inizio legislatura: la Valdastico si farà ed è considerata un'opera strategica. E la capogruppo in consiglio provinciale della Lega Dalzocchio pochi giorni fa spiegava che se è vero che potrebbero esserci delle criticità ''verranno approfondite e risolte''. "Si prenda ad esempio quanto si sta facendo con il tunnel del Brennero - aggiungeva Dalzocchio - dove si stanno affrontando difficoltà ben maggiori rispetto a quelle che s’incontreranno con la Valdastico. Le tecnologie per ovviare ai problemi non sono più quelle dell’epoca in cui si è svolta l’infrastrutturazione del territorio nei primi anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, epoca in cui la sensibilità per i problemi ambientali e paesaggistici erano ben diversi rispetto ad oggi''.
''Quanto al paventato maggiore inquinamento derivante dal completamento della Valdastico - prosegue la capogruppo leghista - il tracciato accorcerà grandemente le distanze di percorrenza rispetto al periplo per Verona, con minori emissioni di Co2 e consumi di carburante, polveri fini ed ultrafini da consumo di pneumatici, pastiglie freni, frizioni, ecc., oltre ad un considerevole risparmio di tempo. Circa il paventato prosciugamento della sorgente Spino, il tracciato definitivo sarà concepito in modo da non interessare il versante della valle che alimenta la sorgente, mentre il rischio più probabile è che si individuino nuove vene d’acqua che potranno, come comunemente avviene quando si realizzano gallerie, essere intercettate e canalizzate per aumentare la disponibilità di risorse idriche. Infine, riguardo alla paventata scarsità di traffico, su una direttrice così importante questo sarà il problema meno rilevante, in quanto destinato a crescere rapidamente, sgravando così la Valsugana''.
La pensa diversamente la sindaca di Villa Lagarina, Romina Baroni. ''Puntualmente - spiega la prima cittadina - ad ogni cambio di governo, sia nazionale o provinciale, riemerge il dibattito sulla tanto contestata Pi-Ru-Bi/Valdastico: è così da almeno cinquant’anni e anche questa volta non si fa eccezione. I proclami a favore sono grossomodo sempre del medesimo tenore: che è un’opera necessaria di collegamento rapido tra Veneto e Trentino; che grazie alla moderna tecnologia sarà a basso impatto ambientale e non danneggerà le falde acquifere; che è di indiscutibile valore sociale, turistico e culturale; che lo chiede l'economia e la modernità. Chi la pensa diversamente viene tacciato di pregiudizio ideologico o anacronismo.
''C'è oggi, tuttavia, un convitato di pietra - prosegue Baroni - che incombe pesantemente sulle decisioni e che ci sta già presentando un conto salatissimo, anche nel nostro Trentino (leggi evento estremo di fine ottobre 2018 e, a livello locale 6 agosto 2017), o comunque lo presenterà ai nostri figli. Questa presenza che nessuno nomina né tiene in seria e primaria considerazione si chiama “crisi climatica globale”. È uno status in cui ci siamo infilati da tempo, solo che negli ultimi anni le cose sono precipitate e ora ci troviamo alla soglia del non ritorno. Sembra paradossale come i problemi percepiti e che creano insicurezza in questo momento siano altri e nessuno invece si senta in pericolo a causa dell'innegabile e manifesto cambiamento climatico, che sta sciogliendo i ghiacci polari mandando sotto acqua milioni di abitanti le coste oceaniche, produce eventi estremi mai visti, che siano spaventose siccità o immani alluvioni. E che alla fine danno luogo a nuove e inarrestabili migrazioni''.
''È dimostrato - conclude - dai dati che un grande apporto all’aumento delle emissioni inquinanti e climalteranti arriva proprio dal settore dei trasporti, in particolare dall'uso dell'automobile privata e dal trasporto delle merci su gomma. Naturale conseguenza all'allarme sul clima sarebbe quindi l'adottare politiche di contrasto all'aumento della temperatura globale e il dare luogo a decisioni ambientalmente sostenibili, prendendo esempio dal nord Europa. Appartengono al passato il moltiplicarsi di infrastrutture viarie su gomma che consumano prezioso territorio agricolo o naturale e producono, e anche qui lo dimostrano i dati, oltre a grande inquinamento e rumore, un aumento esponenziale del traffico di richiamo, che ben presto dà luogo a nuova saturazione con il conseguente bisogno di realizzare nuove strade, in una spirale senza fine. Vanno invece adottate azioni per il riequilibrio modale sia nelle città (meno mezzi privati, più mezzi pubblici, sharing e biciclette) sia nei trasporti extraurbani (intermodalità gomma-rotaia), investendo nelle infrastrutture necessarie e puntando sull’innovazione tecnologica, l’informazione e una buona pianificazione dell’intero sistema della mobilità. Questo è il futuro''.














