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A Pontida la Lega si risveglia ''destra italiana'': tra ''i morti sul Piave'', ''i sacri confini'' e gli insulti ''all'ebreo'' l'anima non è più verde

Mentre a Venezia il Grande Nord si riuniva al grido di Padania, secessione e indipendenza a Pontida la Lega parlava di Italia e orgoglio nazionale mettendo in campo una retorica vecchia da destra vecchio stile mentre tra il pubblico volavano i peggiori insulti ai giornalisti 

Di Luca Pianesi - 15 settembre 2019 - 20:03

TRENTO. Di Nord non è rimasto niente se non qualche folcloristico ''vichingo'' e qualche accento dialettale. A Pontida la Lega si è svestita completamente del passato mostrandosi per quel che è diventata, a tutti gli effetti: un partito di destra, senza se e senza ma, nazionalista, anzi, di più, sovranista, dove ad ogni intervento si è parlato di Italia (Salvini su tutti ha ribadito, rivolgendosi alla sua platea, che ''questa è l'Italia che vincerà''), di italiani (addirittura il Capitano ha ricordato la manifestazione del 19 ottobre chiamata ''festa dell'orgoglio nazionale'') si sono insultati i giornalisti (un energumeno del pubblico ha anche dato un pugno alla telecamera di un reporter de La Repubblica) e Gad Lerner è stato subissato di fischi. Contro di lui l'urlo più violento: ''Non sei italiano, sei ebreo'' ''tagliati la barba''; e l'intramontabile: ''Comunista''.

 

Sul palco intanto sfilavano i rappresentanti dei diversi territori (compreso Fugatti e la sua schiera di trentini) e per tutti il leitmotiv è stato quello dell'essere contro: contro gli immigrati, contro i traditori che siedono sulle poltrone romane (dove fino a ieri erano seduti loro ma per colpa del loro Capitano non occupano più), addirittura contro il presidente della Repubblica Mattarella (il deputato Comencini persino dal palco ha pensato bene di dire ''Mattarella mi fa schifo''). Il collante è qualcosa di ''oppositivo'' (ovviamente tra i ''nemici'' c'erano anche i Di Maio, i Renzi, i Conte, i poteri forti di Bruxelles e compagnia cantante) che serve a difendere i ''sacri confini del Paese''.

 

Anche queste sono parole testuali usate da Salvini ieri che ha aggiunto parlando del decreto sicurezza: ''Se proveranno a toccarli raccoglieremo 5 milioni di firme, per difendere i sacri confini del Paese, perché i nostri non sono morti sul Piave per avere i confini aperti". Parole da brividi che nulla c'entrano con la storia, quasi sconclusionate nell'essere formulate in questi termini ma che servono a rimarcare ancora una volta quanto di destra sia diventata questa Lega che addirittura si aggrappa alla retorica del Piave, addirittura a quella dei sacri confini da difendere.

 

E ancora dal palco ecco che teorizza le “due idee di Italia a confronto, quella di Oriana Fallaci e del suo patriottismo e l'altra dei viziatelli esterofili di quella comunistella di Carola Rakete”. Anche qui parole che non si tengono, concetti irrazionali che con la realtà non c'entrano nulla ma che fanno presa perché c'è da un lato c'è il ''patriottismo'' e dall'altra parte gli ''esterofili'' e la ''comunistella''. Il linguaggio è vecchio, vecchissimo, ma proprio per questo funziona con un popolo sempre più vecchio, vecchissimo.

 

La Lega di Salvini a Pontida in questo weekend ha cambiato pelle completamente diventando da movimento secessionista, territoriale, del lavoro, antifascista partito di destra, che più a destra non si può. E la cosa si è plasticamente rappresentata mentre a Venezia sfilava la vecchia Lega, quella Nord, quella che ancora oggi parla di Padania e mai parlerebbe di ''Italia migliore''. Quella che a chi gli dice facciamo l''autonomia'' ride in faccia perché vuole, voleva e vorrà l'indipendenza. Quella del Grande Nord che a Salvini lo considera un ''traditore'' che della Lega si è servito per creare il suo partito personale (d'altronde c'ha messo pure la firma: Lega Salvini Premier).

 

Due manifestazioni per due movimenti sempre più lontani con due anime mai così diverse: una sempre più nera una ancora verde

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