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Grande Nord: “I consensi vanno e vengono l’identità no, noi traditi da Bossi”. Per le comunali si guarda al Patt per una possibile alleanza

Pier Candido Rio del Grande Nord: “Il nostro bacino elettorale è quello degli indipendentisti traditi dalla Lega e da Salvini, vogliamo intercettare i voti dei veri autonomisti”. E su Bossi dice: “Da guerriero è stato ridotto alla figura di marionetta, ma per lui le nostre porte rimangono aperte"

Di Tiziano Grottolo - 22 dicembre 2019 - 21:18

TRENTO. In questi giorni è andato in scena il nuovo congresso federale del Grande Nord, il movimento politico composto dallo zoccolo duro degli oramai ex militanti della Lega Nord, quelli fedeli principi fondanti di Gianfranco Miglio che si battono ancora per ottenere autonomia e indipendenza per le regioni italiane, “sul modello dello stato federale svizzero” spiega Pier Candido Rio per anni segretario della sezione Tione-Val Rendena della Lega e tra i leader del neo nato movimento.

 

Nel frattempo il movimento nato nel 2017 si è guadagnato uno spazio tutto suo sulle emittenti televisive Telelombardia e Antenna 3 che saranno utilizzati per diffondere le idee del partito. A rimarcare il carattere indipendentista del movimento, al congresso del Grande Nord di ieri, domenica 22 dicembre, c’era anche Emma Reddington, responsabile Svizzera e Italia dello Scottish National Party, che ha invitato i padani alla festa per la vittoria delle elezioni nel Regno Unito (in Scozia hanno stravinto gli indipendentisti), inoltre sono in programma visite in Catalogna e Francia, per rinsaldare i legami con gli altri partiti europei.  

 

Il congresso del Grande Nord arriva un giorno dopo la storica svolta salviniana che ha sdoppiato il partito in due soggetti giuridici diversi: la Lega Salvini Premier e la Lega nord, con quest’ultima tenuta in vita quasi esclusivamente per via degli impegni presi con la procura di Genova circa la restituzione allo Stato dei 49 milioni del vecchio finanziamento pubblico.

 

Inoltre ci sono le modifiche allo statuto (votate all’unanimità) volute da Matteo Salvini che mettono ai margini la figura del presidente a vita Umberto Bossi, ma è stata eliminata anche la parte che impediva ai tesserati leghisti di avere la tessera di altri soggetti. “La Lega è diventata nazionale – ha detto Roberto Calderoli lo dico rispetto a chi ha nostalgia della Lega Nord che in Italia due terzi dell'elettorato è al centro e al sud, quindi se vogliamo cambiare le cose dobbiamo prendere i voti anche di quella parte del Paese”. Sicuramente uno schiaffo per la vecchia guardia leghista, non a caso confluita in parte dentro Grande Nord.

 

Il secondo schiaffo però arriva proprio da chi non te lo aspetteresti, ovvero dal Senatur che al congresso milanese ha affermato: “Oggi non si chiude nessun partito, non c'è nessun funerale alle porte” e ancora “Sono contento di dirvi che oggi non si chiude nessuna Lega, questo congresso nella sostanza dà la possibilità di avere il doppio tesseramento, sarà possibile essere iscritti alla Lega e alla Lega per Salvini” (QUI articolo).

 

Una mossa inaspettata forse, visto che lo stesso Bossi era atteso al congresso del Grande Nord che gli aveva offerto la carica di presidente onorario, “Mi domando chi sano di mente possa aderire a un movimento con una scadenza prestabilita tenuto in vita esclusivamente per saldare il debito con l’erario”, commenta caustico Rio. Ma l’ex leghista non le manda a dire nemmeno a Bossi: “Da guerriero è stato ridotto alla figura di marionetta, rimango senza parole pensando che è stato proprio lui a farmi avvicinare alla politica più di 30 anni fa”.

 

I militanti di Grande Nord sono rimasti piuttosto delusi dalla scelta del Senatur di avvallare le modifiche allo statuto imposte da Salvini, anche perché stando a quanto riferito Bossi avrebbe dato la parola che al congresso dei dissidenti leghisti vi avrebbe preso parte, accettando la carica onoraria. Ad ogni modo la storia non si cancella e se ci fossero dei ripensamenti le porte del Grande Nord per Bossi rimangono aperte.

 

Sul fronte delle elezioni sono comunque iniziate le manovre politiche con il movimento di “dissidenti” pronto a sottrarre consensi proprio alla Lega Salvini Premier, “il bacino elettorale è quello degli indipendentisti traditi dalla Lega e da Salvini, vogliamo intercettare i voti dei veri autonomisti”, continua Rio. L’ambizione è quella di poter pescare in maniera trasversale da partito come Forza Italia ma anche dal Movimento 5 Stelle.

 

Tra i militanti c’è la consapevolezza di trovarsi di fronte a un percorso lungo e tortuoso, ma ciò non li scoraggia: “All’intero della Lega sono rimasti circa un 1% di autentici federalisti e autonomisti, dobbiamo far comprendere loro la deriva assunta dalla Lega di Salvini che in poco tempo si è trasformata in una nuova Democrazia Cristiana” (QUI articolo).

 

Per quanto riguarda le alleanze invece, qualcosa bolle in pentola e all’orizzonte potrebbero esserci dei grandi colpi di scena, infatti nelle scorse settimane si sarebbero tenuti degli incontri fra Grande Nord e le stelle alpine del Patt, l’idea sarebbe quella di sviluppare un’alleanza programmatica in vista delle comunali del 2020 basata su un progetto futuro in chiave autonomista.

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