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| 05 ott 2022 | 19:52

''Alla Lega bisogna ridare l’anima del nord’'', anche dal Trentino la vecchia guardia chiede un cambiamento. Bridi: ''Con Bossi eravamo una famiglia. Ma Fugatti non si tocca''

Da vent'anni in consiglio comunale a Trento Vittorio Bridi è un leghista delle prima ora. E' un bossiano e sul tonfo elettorale fatto dal suo partito spiega: "Abbiamo perso voti a causa degli eletti irriconoscenti e incoerenti che hanno cambiato partito e a causa della scelta di stare al Governo con il M5S e il Pd"

Alla Lega bisogna ridare l’anima del nord’'', anche dal Trentino la vecchia guardia chiede un cambiamento

TRENTO. Umberto Bossi non è un’ombra. E’ da anni fuori dai giochi politici ma bastano poche sue parole per ridare vigore alla vecchia guardia, quella messa in alcuni casi ai margini dal cerchio magico che esiste attorno a Matteo Salvini. Dopo i deludenti risultati elettorali delle politiche del 25 settembre questa vecchia guardia, fatta di esponenti di spicco e molti militanti, però, è tornata a chiedere un cambiamento. Lo si capisce dalle dichiarazioni che arrivano dal Carroccio in Lombardia e in Veneto. “La Lega ha perso contatto con il territorio” va dicendo da giorni Roberto Marcato, potente assessore regionale veneto che alle scorse elezioni per palazzo Balbi ha ottenuto un vero e proprio record di preferenze. In terra veneta a pesare è la mancata concretizzazione di un sogno, quello dell’autonomia tanto annunciata e mai raggiunta. Un sogno sul quale la Lega negli anni ha costruito la propria roccaforte di voti che mai come ora mostra delle crepe. C’è “Autonomia e Libertà”, l’associazione fondata dall’ex ministro Castelli che di certo non le manda a dire. “Il nord non è rappresentato e non aspetta più” è l’ultimo post.  

 

E in Trentino? Qui  la linea da seguire è una sola: “no a polemiche e i panni sporchi si lavano in casa”. Di certo non sarà semplice. La Lega esprime il governatore e ora deve fare i conti con il boom di voti andati a Fratelli d’Italia che già sembra aver fatto capire di non dare per scontato una ricandidatura di Fugatti. Mancano 12 mesi alle elezioni provinciali,  sono certamente tanti ma saranno tutti fondamentali per cercare di risollevare il partito di Salvini dal tonfo fatto. “Qualcosa non è andato” ha ammesso nei giorni scorsi a margine del consiglio provinciale Alessandro Savoi ma “alle provinciali sarà diverso perché scenderemo in campo di persona, i cittadini  voteranno chi è sul territorio, sarà tutta un’altra storia” ha spiegato. Il direttivo della Lega del Trentino ha risposto alle bordate di Fratelli d’Italia: “Dopo Fugatti solo Fugatti”, altro non poteva fare. Ma tutto è condizionato anche dai nuovi equilibri che si stabiliranno a livello nazionale e anche quelli all’interno del Lega che si sta avviando verso una stagione congressuale.

 

Se vogliamo avere un futuro non possiamo rinnegare il nostro passato. Con Bossi eravamo una famiglia, eravamo uniti. Eravamo un movimento non un partito, c’era quella goliardia, quella simbologia, il verde speranza di cambiamento, che era fondamentale. Ora il percorso fatto è irreversibile ma la Lega deve tornare ad avere il nord nell’anima” dice a il Dolomiti, Vittorio Bridi  che è uno dei più vecchi militanti leghisti in Trentino. Da oltre 20 anni in Consiglio Comunale a Trento e prima ancora consigliere circoscrizionale. Un “bossiano” della prima ora e orgoglioso di esserlo. Sui social l’immagine che ha scelto è quella in cui viene ritratto assieme a Bossi. Un vecchio leone che ne ha fatte di battaglie anche quando qualcuno lo voleva “mettere in pensione” dall’attività politica.

 

“Abbiamo fatto un tonfo con un travaso di voti verso Fdl” ci dice pensando ai dati della Lega a Trento. Nel capoluogo il partito di Salvini alla Camera non ha raggiunto la doppia cifra. Un tonfo, decisamente.  “La gente aveva da mesi già deciso di votare Meloni – spiega Bridi – noi abbiamo lavorato sul territorio con gazebo e incontri ma a mio modo di vedere sono due i motivi che ci hanno fatto perdere voti: gli eletti irriconoscenti e incoerenti che hanno cambiato partito e la scelta di stare al Governo con il M5S e il Pd. Queste ultime sono scelte nazionali e non conosco le dinamiche che ci stanno dietro  ma gli irriconoscenti che hanno invece cambiato partito hanno di certo creato qualche titubanza nell’elettorato”.

 

C’è poi tutta la questione interna alla Lega che nelle ultime ore sembra essere concentrata su quello che è stato chiamato “Comitato del Nord” lanciato dopo le parole di Umberto Bossi ma guardato con sospetto anche dalla stessa vecchia guardia che non ha ancora capito bene di cosa si tratti. Per il momento sembra essere una corrente fatta da chi vuole rinvigorire i principi e i valori fondanti del Carroccio. “Non ho ancora bene capito cosa sia questo comitato ma non credo che Bossi voglia spaccare il partito” ci dice Vittorio Bridi. “Una cosa è certa, i vecchi leghisti come me hanno visto un forte cambiamento. Negli ultimi anni progetti e valori nostri sono rimasti senza concretezza e purtroppo non siamo riusciti a dare risposte concrete a tutte le richieste dei cittadini”.  Ovviamente trovare un mezzo che possa soddisfare le esigenze di portare alla ribalta il dibattito sulla questione settentrionale è atteso da molti. Il problema è capire come possa questo accadere. “Io non so quale possano essere le modalità – chiude Bridi – ma quello che la Lega deve fare è far diventare il nord spalle forti del partito e la sua anima. Così come era al tempo di Bossi”. 

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