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Cimice asiatica, dopo le mele anche l'uva nel mirino: forati gli acini, si teme la trasmissione dell'odore nel vino

Mentre l'attenzione sembra tutta per la produzione delle mele e la provincia pare essersi limitata a prendere atto che è stata trovata anche in Trentino la sua nemica naturale (la vespa samurai) anche i viticoltori lamentano i primi danni

Di Luca Andreazza e Sergio Ferrari - 25 settembre 2019 - 18:51

TRENTO. Sono già 5 i milioni di euro di danni causati dalla cimice asiatica, questi dati di Codipra (Qui articolo), mentre Coldiretti ha chiesto lo stato di calamità (Qui articolo). Nel frattempo l'assessora Giulia Zanotelli insieme ai tecnici della Fondazione Mach, forti della scoperta della presenza della vespa samurai sul territorio (Qui articolo), si sono recati a Maso Stella, tra i tanti meleti devastati da questo insetto. Un incontro anche per fare il punto sulla situazione nelle zone di Trento sud e Valsugana, Sarca e val di Non

 

Nel 2018 è stato, invece, attivato in Apot un tavolo di coordinamento sul problema, proseguito nel corso del 2019 attraverso sei riunioni tecniche con i rappresentanti dei principali Consorzi frutticoli e i tecnici del Centro di Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach, per seguire lo sviluppo della popolazione di cimice e fronteggiare il problema.

A seguito della riunione del gruppo tecnico del 17 settembre scorso si può oggi confermare un danno “medio” tra il 5 e il 10% nelle zone più colpite e per le aziende che hanno seguito le indicazioni tecniche condivise e fornite dai Tecnici della Fondazione Mach. I danni ai frutti possono però variare da pochi punti percentuali ad oltre il 40/50% per i casi più critici, dove l’applicazione delle indicazioni tecniche è stata meno diffusa o meno diligente. Si rileva infatti l’importanza di eseguire gli interventi fitosanitari nelle fasi giuste di sviluppo dell’insetto, nei momenti più indicati della giornata e con adeguati accorgimenti tecnici.

 

Dopo l'annuncio dei vertici provinciali e dell'istituto agrario di aver trovato in Trentino la nemica numero uno della cimice asiatica la vespa samurai (e aver preso atto che semplicemente la globalizzazione ha fatto il suo corso - Qui articolo), la Drosophila suzukii sembra essere sparita dai radar, nessun accenno. E i riflettori si accendono, soprattutto, sui meleti devastati, un settore importantissimo per la provincia, senza però, apparentemente, prendere in considerazione un comparto altrettanto fondamentale: quello vitivinicolo

 

La presenza della cimice asiatica sui grappoli di uva, così come sul prodotto consegnato alle cantine di varie zone del Trentino è stata, infatti, notata da viticoltori, tecnici e direttori dei centri di conferimento. Oltre al danno diretto provocato dall’insetto che fora l’acino con il rostro, si deve temere poi la trasmissione dell’odore di cimice nel mosto e nel vino.

 

Se la criticità maggiore è la flavescenza dorata, la cimice asiatica inizia a fare la comparsa anche tra i vigneti del Trentino. Una situazione che è già, purtroppo, realtà in altre regioni, quali Friuli Venezia Giulia e Alto Adige. Ma qui c’è la tendenza a non drammatizzare la pur generale presenza di cimice e il temuto inquinamento dei vini.

 

La questione va affrontata a monte, dicono le persone interessate per i diversi ruoli che rivestono. Il lavaggio è praticato solo da poche cantine. Da Roberto Larcher responsabile dell’Unità chimica vitienologica e agro ambientale del Centro per il trasferimento tecnologico della Fondazione Mach si apprende che a partire dalla vendemmia in corso è stato avviato un progetto organico di ricerca sull’argomento. Già negli anni scorsi nella cantina di microvinificazione della quale si avvale l’Unità di chimica vitienologica sono stati raccolti dati rassicuranti, in questo senso, che attestavano il mancato travaso di odori di cimice dall’uva al vino.

 

Un quadro non per gettare allarmismo, ma per stimolare la Provincia, che bene fa a visitare i meleti per rendersi conto della situazione, e l'apparato tecnico per non sottovalutare i danneggiamenti in altri settori produttivi, così come a non dimenticarsi della Drosophila suzukii, presente da una decina di anni in Trentino e contro la quale non sarebbero state trovare contromisure particolari. 

 

"Abbiamo ritenuto importante – ha evidenziato Zanotelli - far sentire la nostra vicinanza a tutti gli agricoltori trentini. Oggi abbiamo avuto una nuova dimostrazione di quanto, purtroppo, era già a nostra conoscenza. L'insetto sta devastando le coltivazioni del Trentino e che è un problema comune a tutto il Nord Italia, per questo c’è la necessità di collaborare con le altre regioni e che il Ministero dell’ambiente predisponga il prima possibile delle linee guida per attuare la nuova legge, tenendo conto delle esigenze dell’agricoltura e del forte danno che questo insetto sta provocando al sistema agricolo".

 

Proclami e intenzioni, ma ancora tutto sembra fermo, proprio a cominciare dalle soluzioni. Tra i metodi più efficaci e sicuri per bloccare il diffondersi di cimice asiatica e Drosphila resta quello delle reti. Un metodo che permette di mettere in sicurezza la pianta senza l'utilizzo di pesticidi e veleni.

 

Un metodo, però, che al momento sembra poco praticabile in quanto per coprire tutti gli impianti sarebbero necessari ingenti investimenti e diversi anni. La giunta ha deliberato un bando per finanziare questa contromisurama ormai la stagione del raccolto è alle porte e non ci sono i tempi tecnici per un'azienda agricola di procedere subitoIl provvedimento non è retroattivo e quindi ormai si va sull'estate prossima. Un anno è passato, circa il 20% dell'operatività di piazza Dante è sfumata. Anche perché in materia linee guide e decreto del presidente della Repubblica, nonostante lettere e pressioni, ancora non ci sono buone nuove.

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