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Arriva anche in Trentino la vespa samurai nemica della cimice asiatica, Fem e Provincia: ''Pronti alla lotta biologica. Ora le linee guida di Ispra per procedere''

Questo l'annuncio di Provincia e Fondazione Mach che ha rilevato per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii, i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia. Fugatti e Zanotelli: ""E’ una buona notizia, un punto di partenza su cui lavorare per poter dare risposta ad un problema che preoccupa molto gli agricoltori trentini"

Di Luca Andreazza - 17 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. Il nemico numero uno della cimice asiatica, la vespa samurai, è arrivata in Trentino. Questo l'annuncio di ProvinciaFondazione Mach che ha rilevato per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii, i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine.

 

Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale, seguendo le stesse rotte di invasione della cimice asiatica. In Italia Trissolcus japonicus era stato rinvenuto solo in alcune zona di Lombardia e Piemonte, mentre Trissolcus mitsukurii in aree ristrette di Friuli Venezia GiuliaLombardiaAlto Adige.

 

Ora sono tre le strade che possono essere seguite: monitoraggi degli impatti di questi due agenti che si potrebbero diffondere in modo naturale nell'ambiente, mentre ci potrebbero servire dodici mesi tra stesure delle linee guida e analisi del centro di quarantena, quindi sviluppare la moltiplicazione della vespa samurai. 

 

"E’ una buona notizia, un punto di partenza su cui lavorare per poter dare risposta ad un problema che preoccupa molto gli agricoltori trentini". Così il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti e l’assessore all'agricoltura Giulia Zanotelli che oggi, lunedì 16 settembre, insieme al presidente di Fem, Andrea Segrè e alcuni ricercatori della Fondazione di San Michele all’Adige, hanno presentato una scoperta del gruppo di lavoro coordinato da Fondazione e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, da alcuni anni attivo per fronteggiare quella che ormai è divenuta un’emergenza fitosanitaria.

 

Attraverso un lavoro di monitoraggio è stato possibile rinvenire sul territorio provinciale degli insetti antagonisti naturali, sempre di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice. Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata a Roma e che aspetta il suo regolamento attuativo per prevedere proprio il rilascio di organismi utili esotici.

 

“Cimice asiatica e drosophila sono due problemi che stanno preoccupando non poco il mondo agricolo – evidenziano il presidente e l’assessora -. Quindi accogliamo con soddisfazione questa notizia anche se ora dobbiamo impegnarci per chiedere con fermezza di procedere velocemente alla predisposizione delle linee guida per attuare la nuova legge”.

 

Le due specie esotiche potrebbero limitare e controllare gli effetti della cimice. "Gli scambi legati alla globalizzazione – spiega il presidente di Fem, Andrea Segrè – porteranno inevitabilmente ad un maggior rischio di importazione di specie invasive e solo con investimenti adeguati si può ridurre rischi e danni all'agricoltura. Il ritrovamento nella nostra provincia delle due specie di parassitoidi esotici, la disponibilità della nuova struttura di quarantena e il potenziamento dell'organico dedicato a queste specifiche problematiche, potranno mettere la Fondazione Mach nella condizione migliore per ottenere l'autorizzazione a condurre gli studi necessari per rilascio massale dei parassitoidi specifici, come da tempo auspicato dai produttori".

 

Una scoperta importante per il territorio, mentre la Provincia si sarebbe già mossa per contattare il ministero e proporre la Fondazione Mach come capofila negli studi. "Con le altre Regioni interessate – ha spiegato Giulia Zanotelli – abbiamo inviato una lettera al ministero dell’ambiente e dell'agricoltura: oltre a evidenziare la gravità del problema e quanto già messo in campo fino ad oggi, abbiamo chiesto un incontro urgente. Come assessorato, abbiamo inviato ai ministeri interessati i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione Mach e la richiesta, da parte della giunta provinciale, che sia la stessa Fondazione, vista la realizzazione delle camere di quarantena, ad occuparsi della sperimentazione sui parassitoidi antagonisti, una volta ottenuto il permesso dagli enti preposti. Su questo problema dobbiamo lavorare tutti insieme e come chiesto dal mondo agricolo, istituiremo un tavolo tecnico a cui potranno partecipare tutti i soggetti coinvolti. Non sarà un percorso breve, ma metteremo il massimo impegno".

 

C'è grande aspettativa per la nuova normativa nazionale che riguarda le norme necessarie all'immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone. In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e di una rapida autorizzazione in fase di emergenza Fem prevede che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci in deroga di esotici utili per la lotta biologica dopo gli opportuni studi di efficacia e valutazione del rischio da condurre in impianti da quarantena.

 

Si punta su lotta biologica e camere di quarantena. Per far fronte, quindi, a questa minaccia è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro in Fem, diretto da Gianfranco Anfora e che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro ricerca e innovazione, Centro trasferimento tecnologico e Centro agricoltura alimenti ambiente (UniTrento- Fem), per il coordinamento di tutte le attività di ricerca e sperimentazione in corso su questo tema.

 

Tra le attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro ricerca e innovazione, è lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare Fem è partner di un consorzio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus.

 

Non solo, Livia Zapponi e Serena Chiesa del Centro trasferimento tecnologico, grazie a questa iniziativa, hanno partecipato ad un corso di alta formazione a Montpellier al Centre for population biology and management dell’Inra per il riconoscimento tassonomico dei parassitoidi della cimice appartenenti al genere Trissolcus.

 

Il controllo biologico classico prevede l'importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l'obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione. Nel caso di H. halys però, la scelta di questo approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi, nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l'introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico. A questo proposito Fem ha da poco allestito una nuova struttura costruita seguendo i criteri degli impianti di quarantena internazionali per gli insetti e che sarà utilizzata dopo le opportune certificazioni ministeriali per questo studi.

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