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Via libera ai lanci della vespa samurai per la lotta alle cimici asiatiche. La Fondazione Mach: "Si parte a giugno"

La conferenza Stato-Regioni ha dato il suo assenso ai lanci delle vespe asiatiche per combattere l'infestazione da cimici asiatiche. L'operazione richiederà tempo, dice la Fondazione Edmund Mach. Le procedure di rilascio saranno oculate e dirette a controllare la popolazione dell'insetto infestante nell'ambiente

Pubblicato il - 02 aprile 2020 - 17:04

SAN MICHELE ALL'ADIGE. La lotta alla cimice asiatica può dirsi finalmente cominciata. Dopo la campagna lanciata in Trentino per la cattura e la riproduzione in laboratorio del parassitoide, utile a produrre circa 60mila uova di cimice e a far prolificare così le vespe samurai, acerrime nemiche naturali dell'insetto infestante, dalla conferenza Stato-Regioni è arrivato il via libera al lancio nelle campagne trentine.

 

Le preoccupazioni per l'emergenza sanitaria s'aggiungono infatti nel caso dei frutticoltori alle apprensioni per la crescita della popolazione di cimice asiatica, che secondo la Fondazione Edmund Mach, starebbe per allargarsi alla Valsugana e alla Bassa Anaunia. Per preservare i frutteti da questa e da altre avversità, dunque, è partita la campagna fitosanitaria, a cui si sommerà, a partire da giungo, il lancio delle vespe samurai.

 

La previsione di giugno è stata fatta dalla Fem, tuttora impegnata nei suoi laboratori a San Michele all'Adige - con il sostegno della Provincia di Trento – a lavorare incessantemente per l'allevamento delle cimici. Ma se i lanci cominceranno in estate, ben diversi saranno i tempi del contenimento: tre anni dovrebbero essere infatti quelli necessari per iniziare a ristabilire un certo equilibrio ecologico nei frutteti.

 

Grazie al superamento dello stallo legislativo, sarà possibile finalmente porre mano a una situazione estremamente dannosa per l'economia agricola trentina. Lo scorso anno diverse aziende sull'asta dell'Adige hanno registrato perdite e deprezzamenti dei prodotti che superavano il 30%.

 

Il via libera al rilascio dell'antagonista naturale della cimice, il parassitoide Trissolcus japonicus, è arrivato il 30 marzo scorso con il parere positivo definitivo della Conferenza Stato-Regioni, passo decisivo per la pubblicazione del decreto ministeriale. Ciò darà finalmente modo alle regioni di presentare la domanda al Ministero dell'Ambiente per ottenere l'autorizzazione a eseguire i primi lanci in campo. Il 27 marzo si era tenuta invece la riunione della Commissione degli assessore regionali all'Ambiente.

 

Le procedure di rilascio comprendono la scelta dei siti, le loro caratteristiche ecologiche e la loro numerosità, la tempistica e i quantitativi di parassitoide da rilasciare per ciascun sito, le modalità di valutazione dell'efficacia di insediamento e degli eventuali effetti negativi. Tali procedura sono state concordate al tavolo di coordinamento nazionale e per il Trentino, invece, l'insieme di queste attività è stato coordinato da Fem in stretto raccordo con il Servizio fitosanitario provinciale.

 

La Fem precisa infine che l'operazione richiederà tempo e costanza: i lanci dovranno essere ripetuti 2-3 volte all'anno per almeno 3 anni. L'obiettivo è quello di far insediare il parassitoide negli ambienti naturali, boschi, siepi, aree coltivate, laddove ci sono piante ospiti per la cimice che ne consentono la riproduzione e da dove la cimice può migrare massicciamente nella coltura agricole.

 

Non sarà dunque un'operazione di lotta diretta alla popolazione di cimice insediata nel frutteto, ma un intervento indiretto di controllo della popolazione nell’ambiente che solo successivamente si concretizzerà in una riduzione della pressione di infestazione verso la coltura e di conseguenza nella riduzione, se non addirittura nell'eliminazione, dei trattamenti chimici contro questo infido fitofago.

 

Le previsioni di Fem sono fatte sulla base dell'esperienza maturata dall'allora Istituto agrario nei primi anni Duemila quando la lotta biologica aveva interessato il castagno per combattere la vespa cinese e prima ancora negli anni Novanta per il controllo della Metcalfa pruinosa, la quale infestava le colture agrarie e le alberate cittadine. Nel 2004 questo tipo di approccio era stato bloccato dalla normativa nazionale.

 

La sostenibilità rappresenta da anni una delle sfide della Fem. “Tanto è stato fatto, ma ancora molte sfide rimangono da affrontare – ha spiegato Claudio Ioriatti, dirigente del Centro trasferimento tecnologico – la tensione verso l'obiettivo di fare della nostra agricoltura un esempio internazionale di produzione sostenibile non è mai venuta meno. Siamo d'altra parte ben consapevoli che ogni contesto colturale, territoriale, climatico e merceologico richiede delle soluzioni diverse e ha tempi e modalità diverse di implementazione delle stesse. È un percorso certamente impegnativo, ma che affrontiamo con il conforto di poter contare sulla sincera e consapevole adesione di tutti gli attori della filiera produttiva trentina”.

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