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Diciotti, nessun migrante è mai andato in Albania. La fake news giuridica, politica e umana spiegata dall'Osservatorio Balcani e Caucaso

L'analisi di Nicola Pedrazzi sul caso dei 137 migranti prima bloccati sulla nave e poi fatti sbarcare con la promessa che 20 sarebbero andati in Albania. Ma ''sulla nave Diciotti non hanno preso accordi due paesi amici, ma due staff di comunicazione. Concordando timing e contenuti delle loro uscite, i social media manager di Matteo Salvini''

Salvini a Porta a Porta (Foto La Presse)
Di Luca Pianesi - 04 febbraio 2019 - 19:20

TRENTO. ''Nessuna persone scesa dalla Diciotti è mai giunta in Albania perché senza consenso degli interessati quella “soluzione” era fuori dalla legalità, perché nessuno dei due governi ha dimostrato una volontà politica che andasse oltre annunci funzionali al consenso, perché come emerso dai racconti rimasti lungo il tragitto, l’obiettivo di quelle persone non è mai stato l’Italia, ma la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Germania: paesi ricchi, nei quali raggiungere la famiglia. Insomma, nessuno è arrivato in Albania perché nella realtà delle cose quella proposta non aveva alcun senso''.

 

Insomma, quella della Diciotti rischia di passare alla storia come una delle operazioni più pasticciate di sempre, pietra angolare di un governo che, come se tutto fosse un grande reality show, pur di compiacere gli istinti del pubblico, ha giocato sulle pelle delle persone dall'inizio (quando ha bloccato la nave) alla fine (quando le ha fatte sbarcare comunicando ai quattro venti che l'Albania era pronta a prendersene una quota parte) senza curarsi di loro e delle conseguenze giuridiche che avrebbe avuto un tale comportamento (e ora Salvini rischia grosso sia in termini legali che politici visto che sta mettendo alle corde l'M5S che dovrà decidere sull'autorizzazione a procedere).

 

A spiegarlo l'Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa/CCI con una lunga e precisa analisi (QUI ARTICOLO) condotta da Nicola Pedrazzi ricercatore dell'osservatorio trentino che, per conto dell’Università di Pavia, ha svolto tre anni di ricerca dottorale a Tirana, dove ha collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata d’Italia (ha anche pubblicato il libro L'Italia che sognava Enver. Partigiani, comunisti, marxisti-leninisti: gli amici italiani dell'Albania Popolare). Ebbene Pedrazzi ha provato a verificare due fatti. ''Primo - spiega sul sito dell'Osservatorio - diversamente da quanto si è detto e scritto, nessuna delle persone scese dalla nave Diciotti la notte tra il 25 e il 26 agosto 2018 è mai arrivata su suolo albanese. Secondo: diversamente da quanto si è detto e scritto, né il governo italiano né il governo albanese hanno mai lavorato al trasferimento in Albania di una quota di quello sbarco. Un’opzione inedita e controversa, ma in linea teorica perseguibile, qualora si fosse proceduto a verificare la disponibilità dei singoli cittadini eritrei a presentare la propria domanda di asilo in Albania. Un tentativo che non è mai stato fatto''. 

 

Pedrazzi ricostruisce i passi di quelle 137 persone che vennero bloccate nel porto di Catania per 5 giorni, ad agosto, sulla nave Diciotti per ordine del ministro dell'Interno Salvini. Sono giorni durante i quali il governo italiano tenta un braccio di ferro con l'Europa. Il messaggio era chiaro: ''Li facciamo sbarcare solo se vengono accolti anche da altri Paesi''. Ma gli altri Paesi, dalla Germania alla Francia, dileggiati un giorno sì e l'altro pure dal nostro governo nazionale, hanno risposto picche. Gli unici a farsi avanti sono stati l'Irlanda (che in quei giorni ospitava il Papa in visita), la Conferenza Episcopale Italiana e l'Albania che tra un Tweet e l'altro si era offerta di accogliere 20 persone. Intanto ''i 137 adulti sbarcati al porto di Catania vengono condotti all’hotspot di Messina - spiega Pedrazzi - ex caserma Gasparro del rione Bisconte, gestito per conto della Prefettura dalla cooperativa Badia Grande. Il 28 mattina i pullman della CEI passano a prendere la propria quota; in attesa dello smistamento tra le diocesi che si sono dette disponibili, l’organizzazione preleva un centinaio di persone e lo conduce nel centro di accoglienza straordinaria Mondo Migliore di Rocca di Papa, alle porte di Roma. Rimangono nell’hotspot 39 persone, teoricamente in attesa di essere trasferite in Albania e Irlanda''.

 

Di queste, in realtà, 16 partono per l’Irlanda, 1 va a Milazzo, gli altri abbandonano il centro con il passare delle settimane. ''A dieci giorni dallo sbarco - si spiega ancora nella ricerca - metà dei 137 non si trova più''. Sono andati in Belgio, Olanda, Germania seguendo le rotte migratorie che attraversano il nostro Paese. Hanno attraversato le frontiere tra Francia e Austria e ''ad oggi - specifica Pedrazzi - della Diciotti rimangono su suolo italiano tre persone, tutte a carico della Comunità Papa Giovanni XXIII''. Dell'Albania, invece, nemmeno l'ombra. Tra l'altro il sistema di accoglienza albanese sarebbe ancora, praticamente, all'anno zero dal punto di vista giuridico. Il ricercatore dell'Obc spiega che nel 2017 ci sono state solo 309 domande di asilo.

 


 

Ma al governo serviva una exit strategy. Serviva soprattutto a Salvini infilatosi nel più classico dei cul-de-sac visto che da un lato doveva mostrarsi duro e intransigente di fronte agli italiani ma dall'altro c'era lo spettro del sequestro di persona e un'Europa indignata per il suo comportamento. E la via d'uscita è arrivata grazia al Tweet del ministro degli Esteri albanese Ditmir Bushati: “Italia! Non possiamo sostituire l’Europa ma siamo sempre qui, dall’altra parte di un mare dove una volta eravamo noi gli eritrei a soffrire tra i flutti per giorni e notti, aspettando che l’Europa si risvegliasse. Ieri l’Italia ci ha salvati e oggi siamo pronti a dare una mano”.

 

''Nella sua dimensione italo-albanese, il caso Diciotti ha combinato tre strati di fake news: giuridica, politica e umana - conclude Pedrazzi -. Un rancido mix di mistificazioni venduto online anche dalla Farnesina; un fatto questo particolarmente grave, perché anche al tempo di internet le istituzioni dello stato dovrebbero dimostrarsi di materiale nobile, impermeabile alle manipolazioni del politico di turno (e soprattutto alla propaganda di un governo estero). È importante dirlo: sulla nave Diciotti non hanno preso accordi due paesi amici, ma due staff di comunicazione. Concordando timing e contenuti delle loro uscite, social media manager di Matteo Salvini, Edi Rama e dei loro accoliti ci hanno preso per la collottola e ci hanno chiuso nella vasca delle palline, a condividere e commentare articoli e a parlare di niente. Attendiamo pure l’eventuale epilogo giudiziario, ma la nave Diciotti ci ha già insegnato tutto quello che poteva sul momento vissuto dalle nostre democrazie, italiane o albanesi che siano''.

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