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| 15 gen 2019 | 20:20

Educazione di genere, una valanga di adesioni all'appello dei genitori per il ripristino dei corsi. Oltre 5 mila firme in poche ore

L'appello per la riattivazione dei percorsi sospesi dalla giunta Fugatti è stato lanciato sulla piattaforma Change.org. "E' un'iniziativa seria che andrebbe valorizzata ed esportata, non bloccata"

Educazione di genere, una valanga di adesioni all'appello dei genitori per il ripristino dei corsi
di Donatello Baldo

TRENTO. Il prossimo obiettivo è quello dei 10 mila sostenitori, ma a 24 ore dal lancio erano già 3.500. La petizione, che spopola online tramite i social e whatsapp, riguarda i percorsi di genere e chiede che siano ripristinati. L'appello, partito da un gruppo di genitori, è rivolto al presidente Maurizio Fugatti, all'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti e all'assessora alle Pari opportunità Stefania Segnana (Questo il link per le adesioni).

 

Maria Giovanna Franch è tra questi genitori, convinta che i percorsi di educazione alla relazione di genere, quelli sospesi dalla nuova giunta, siano invece da difendere. "Abbiamo pensato di unire le voci perché non rimanessero sparse. Questo è un progetto valido sospeso senza motivazioni. Prima di interrompere questi percorsi si sarebbero dovuti sentire i promotori, le formatrici, i genitori, gli insegnanti".

 

Tra i destinatari dell'appello Mirko Bisesti, l'assessore all'istruzione: "Sono contento che se ne discuta e che dei cittadini partecipino in modo democratico al dibattito su questo tema", afferma. Ma difende il suo operato: "Abbiamo deciso di sospendere questo progetto per verificarne i contenuti e stiamo raccogliendo tutti gli elementi utili. Stanno emergendo questioni inaspettate - afferma - che vanno oltre ai singoli corsi".

 

La petizione, veicolata attraverso la piattaforma Change.org, è partita sabato sera e nel giro di poche ore le adesioni sono cresciute in modo esponenziale. Messaggini, post su Facebook, un tam tam che ha raggiunto numerose persone, pronte a sottoscrivere la petizione, il cui testo ripercorre la vicenda e si conclude con la richiesta della riattivazione dei percorsi di educazione alla relazione di genere.

 

"Il 28 dicembre 2018 la nuova giunta provinciale trentina, appena insediata, ha comunicato l’intenzione di sospendere i percorsi di educazione alla relazione di genere attivati presso alcuni istituti scolastici. Tali percorsi - si legge nel testo dell'appello - sono il frutto di un progetto nato da una partnership istituzionale tra diversi enti – Iprase, Commissione Provinciale Pari Opportunità, Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università di Trento, Assessorati provinciali all'Istruzione e alle Pari Opportunità – e dal 2007 vengono messi a disposizione delle scuole, costituendo un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale ed europeo nella sensibilizzazione di ragazzi e ragazze, insegnanti e genitori su temi quali la violenza contro le donne, la disparità di genere nel mercato del lavoro e la conciliazione lavoro-famiglia, gli stereotipi che influenzano le scelte formative e lavorative dei giovani e presenti nelle immagini veicolate dai mass media, soprattutto televisione e pubblicità".

 

"Un’eccellenza nel campo dell’insegnamento del rispetto nelle relazioni tra uomini e donne, con il fine ultimo di prevenire violenza e discriminazioni, che dà concreta attuazione alla legge provinciale sulla Promozione della parità di trattamento e della cultura delle pari opportunità tra donne e uomini e, più in generale, si pone sul solco di quanto espresso nell'articolo 3 della Costituzione italiana".

 

"Come genitori e cittadini/e che desiderano una società più giusta per sé e per i propri figli - continua il testo dell'appello - crediamo che la scuola abbia un ruolo cruciale nella promozione della cultura dell’uguaglianza e della parità di diritti e dignità per uomini e donne, e che sia obbligo della politica, nel rispetto della Costituzione, sostenere tutte le azioni tese al raggiungimento di tale scopo".

 

"Come genitori e cittadini/e che desiderano una società più giusta per sé e per i propri figli chiediamo quindi che la politica si adoperi per non alimentare inutili e ambigue strumentalizzazioni ideologiche, rispettando l’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative, e ancora prima la stessa Costituzione. E chiediamo - conclude la petizione - che i percorsi di educazione alla relazione di genere fin qui intrapresi vengano immediatamente riattivati".

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